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“UN PROFESSORE M’INSULTAVA URLANDOMI CONTRO: SEI UN ROMPI, MI DICEVA. QUESTA SCUOLA È UNA PRIGIONE” – PAOLO MENDICO, IL 14ENNE DI LATINA CHE SI È TOLTO LA VITA LA MATTINA DEL RIENTRO DOPO LE VACANZE ESTIVE, PERCHÉ VITTIMA DI BULLISMO, REGISTRAVA NEL SUO DIARIO GLI INSULTI E LE UMILIAZIONI SUBITE A SCUOLA: “IL PROF URLA E MINACCIA SOLO PERCHÉ AVEVO PRESO DA BERE DALLA BORRACCIA SENZA PERMESSO DELL’INSEGNANTE. DAVANTI A TUTTI” – LA GRAFOLOGA CHE STA ANALIZZANDO IL DIARIO: “S I AVVERTE UN DISAGIO CHE CRESCE, DALLA TERZA ELEMENTARE FINO AL PRIMO ANNO DI SUPERIORI..."
Estratto dell’articolo di Fabrizio Caccia, Michele Marangon per il “Corriere della Sera”
In classe alzava la mano e i compagni lo chiamavano «spia». «Paolino» Mendico, 14 anni, alzava la mano perché quel mondo al contrario lui non lo capiva e avrebbe voluto ricevere almeno una spiegazione. Lo scriveva sui suoi quaderni, ora tutti acquisiti dalla Procura di Cassino, dopo il suicidio di cinque mesi fa: «Un professore m’insultava urlandomi contro: sei un rompi, mi diceva, ma io avevo solo sbagliato un esercizio».
Era un ragazzino pulito, sensibile, educatissimo. Ma tutto quello che riceveva indietro, dai compagni e dai professori prima alle medie e poi alle superiori, era solo indifferenza, cattiveria, fastidio. Così la sera del 10 settembre 2025, dopo l’ultima cena insieme ai suoi genitori Simonetta e Giuseppe, è salito in camera con la cagnolina Dafne e ha preso dallo zainetto, già pronto per il mattino dopo, il diario, […] E ha scritto una frase sola: «Quella scuola è una prigione».
Non ci voleva tornare e non ci è tornato. Così la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per il reato di istigazione al suicidio e oltre al diario, ai quaderni e alle chat già sequestrati dagli inquirenti, sarà depositata a giorni anche la perizia della psicologa della scrittura Marisa Aloia, incaricata dai genitori di Paolino di tracciare un profilo emotivo del loro ragazzo sulla base dei suoi tanti scritti, quella che in gergo si chiama «autopsia psicologica».
Paolino Mendico […] si preoccupava per il raffreddore di due suoi compagni e allora porgeva loro pacchetti interi di fazzolettini di carta e invece di ringraziarlo quelli lo chiamavano «femminuccia». Tornava a casa sconvolto perché a una professoressa certi alunni avevano fatto il gesto del dito medio e tutta la classe poi aveva ricevuto la punizione, per compito a casa scrivere 100 volte: «Non si fanno brutti gesti, non si alza il dito medio, non si tocca il materiale altrui», perché una volta era capitato pure che fosse scomparso un portafogli.
[…] Gli piaceva tanto scrivere e lo faceva dove capitava, anche su un vecchio quaderno di ricette di cucina della mamma. Anche questo è in mano alla Procura di Cassino, perché vi si raccontano episodi in cui emerge il rapporto conflittuale con i docenti. Scrive Paolo: «Il professore urla e minaccia solo perché avevo preso da bere dalla borraccia senza permesso dell’insegnante. Davanti a tutti». E ancora: «Il prof mi dice: Leva ‘sta mano: assurdo, rimproverato davanti alla classe…». C’è un filo rosso in tutte queste doglianze, ovvero l’essere ripreso davanti a tutti.
Era una cosa che non sopportava, la sentiva come un’umiliazione, come quel «non costano poi tanto le ripetizioni», che si era sentito dire quando venne rimandato in matematica. […]
Si avverte un disagio che cresce, dalla terza elementare fino al primo anno di superiori all’istituto Pacinotti, fino a cristallizzarsi, diventando patologico, irrecuperabile». A quel punto, conclude la professoressa, «sarebbe dovuto cambiare radicalmente qualcosa nella sua vita». Cambiare scuola, insomma, fa capire la psicologa del linguaggio, le cui conclusioni insieme al resto del lavoro d’indagine serviranno a valutare se c’è stata «l’istigazione al suicidio». […]
i genitori di paolo mendico
PAOLO GIUSEPPE MENDICO
paolo mendico 1
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