i tre ragazzi che hanno aggredito il rabbino tzemach mizrachi a milano

“NON SIAMO TORNATI INDIETRO DI 90 ANNI. QUELLO È CHE SUCCESSO A ME NON RAPPRESENTA IL MONDO. È SOLO IL MALE CHE CERCA DI MOSTRARSI” – PARLA TZEMACH MIZRACHI, IL RABBINO 51ENNE AGGREDITO A MILANO DA TRE RAGAZZI: “HANNO INIZIATO A CHIAMARMI IN ARABO, POI MI HANNO PRESO IL CAPPELLO. UNO L’HA INDOSSATO E HANNO INIZIATO A FARE DEI BALLETTI PER PRENDERMI IN GIRO. A QUEL PUNTO HO SCATTATO FOTO E RIPRESO VIDEO E UNO DI LORO MI HA TIRATO UN CALCIO. IL RACCONTO CHE È EMERSO È STATO ESAGERATO, DA PARTE DEI GIORNALI E ANCHE DELLA COMUNITÀ EBRAICA. NON SONO ANDATO IN OSPEDALE” 

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Estratto dell'articolo di Matteo Castagnoli per il “Corriere della Sera”

 

I TRE RAGAZZI CHE HANNO AGGREDITO IL RABBINO TZEMACH MIZRACHI A MILANO

«Continuerò a girare con la giacca e il cappello da rabbino. Non mi nasconderò, non ci nasconderemo. Non cambierò il mio stile di vita. Però cercheremo di evitare situazioni pericolose. Già adesso, per esempio, non mando i miei bambini per strada da soli».

 

Rav Tzemach Mizrachi, 51 anni, ripercorre a fatica, neanche ventiquattr’ore dopo, quegli attimi in cui mercoledì tre ragazzi l’hanno avvicinato in piazzale Bande Nere, a ovest di Milano, a due isolati dal quartiere ebraico. Quando gli hanno rubato il copricapo tradizionale indossato dai rabbini. Poi uno del gruppetto l’ha indossato.

 

Lui è riuscito a riprenderlo, filmando i tre mentre si allontanavano. A quel punto, un giovane gli avrebbe dato un calcio. Poco dopo i tre sono stati rintracciati dalla polizia e portati in Questura: un 20enne nato in Italia da famiglia tunisina è stato arrestato per propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione religiosa (ieri dopo la direttissima il giudice l’ha rimesso in libertà disponendo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana); gli altri due, di 19 e 22 anni, sono invece stati denunciati. Per tutti e tre è arrivato il foglio di via da Milano.

kippah

 

Mizrachi, cos’è successo?

«Stavo aspettando il bus. […] Quei tre ragazzi mi hanno visto e hanno iniziato a chiamarmi in arabo. Non ho reagito. Poi mi hanno preso il cappello. Uno l’ha indossato e hanno iniziato a fare alcune mosse, come dei balletti per prendermi in giro. L’ho ripreso, loro continuavano».

 

È a quel punto che ha iniziato a filmarli?

«Sì, ho preso il telefono e ho scattato foto e registrato video. Se ne stavano andando ma uno dei tre ragazzi si è girato e mi ha tirato un calcio. Non sono caduto com’è stato detto. Il racconto che è emerso è stato esagerato, da parte dei giornali e anche della Comunità ebraica. Non sono andato in ospedale».

 

Ha chiesto aiuto?

I TRE RAGAZZI CHE HANNO AGGREDITO IL RABBINO TZEMACH MIZRACHI A MILANO

«No, ho inviato le foto e i video sul gruppo della sicurezza della comunità ebraica. Loro hanno chiamato la polizia. E dopo un’ora i tre sono stati rintracciati. Ma dal gruppo ho capito che io ero solo il secondo capitolo di un’altra storia...».

 

In che senso?

«Un altro rabbino ha riconosciuto nelle mie foto il gruppo di giovani che poco prima in metropolitana gli aveva tirato una scarpa addosso. Poi sono arrivati in piazzale Bande Nere, dove mi hanno incontrato».

 

Tutti e tre respingono le accuse di odio antisemita. E parlano di uno «scherzo». Il ragazzo che è stato arrestato avrebbe spiegato di averle dato un calcio perché era arrabbiato per le foto. Mentre uno dei due denunciati, fratello del 20enne, ha aggiunto che stavano facendo dei video per TikTok, così hanno preso il copricapo.

Antisemitismo 34

«Se volevano fare questo video bastava chiederlo. Invece, oltre a me, c’è la prima aggressione sempre a un rabbino. Ma non voglio convincere nessuno».

 

[…] Le aggressioni agli ebrei, a Milano ma non solo, dopo il 7 ottobre sono aumentate. Ha paura?

«Ogni sera, quando vado a casa passando dal tempio, passo davanti a un gruppo di persone che parlano altre lingue. Ricevo sempre degli insulti. […] Mercoledì le persone intorno a me, in piazza, non sono intervenute. Avevano paura, credo, ma ho ricevuto tanta solidarietà».

 

Antisemitismo 32

Teme possa riaccadere in futuro? Si tutelerà in qualche modo?

«Come ho detto, non cambierò per questo il mio stile di vita. Non siamo tornati indietro di 90 anni. Le persone con cui vivo, il quartiere, i vicini capiscono che siamo gente di pace. Quello è che successo a me non rappresenta il mondo. È solo il male che cerca di mostrarsi. Sarà la società a metterli fuori strada».

 

È la prima volta che viene aggredito?

«Non è la prima che mi insultano, ma che alzassero le mani non era mai successo».

EBREO KIPPAH