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LO SMARTPHONE È LA DROGA DEL NUOVO MILLENNIO. E CRESCE LA VOGLIA DI DISINTOSSICARSI – PER QUASI UN ITALIANO SU TRE IL CELLULARE SEMPRE CONNESSO HA PEGGIORATO LA PROPRIA VITA. DAL 2023 LA QUOTA DEGLI INSODDISFATTI È PASSATA DAL 17 AL 31%. E SOLO IL 44% DELLA “GENERAZIONE Z” PENSA CHE LO SMARTPHONE SIA UN ELEMENTO POSITIVO – SONO I DATI DEL DOSSIER DI SWG – IL 69% DEGLI INTERVISTATI VORREBBE CHE FOSSE IMPOSTO IL LIMITE DEI 16 ANNI PER L’ACCESSO AI SOCIAL…
Estratto dell’articolo di Alessio Ribaudo per il “Corriere della Sera”
Per quasi un italiano su tre lo smartphone ha peggiorato la propria vita. C’è di più. Dal 2023 la quota degli insoddisfatti è passata dal 17 al 31 per cento. I giudizi positivi restano più numerosi, ma perdono terreno. E fra i millennial prevalgono quelli negativi. I più favorevoli sono i baby boomer : per il 55 per cento lo smartphone ha migliorato la vita, contro il 44 della Generazione Z.
È la foto scattata da «Minori e digitale, rischi e regole», il dossier Swg per la Fondazione Barbara Berlusconi, realizzato con un sondaggio online su un campione di 1.200 maggiorenni italiani.
[...] Per il libero accesso ai social, invece, il 69 per cento aspetterebbe almeno i 16. Quasi altrettanti ritengono giusto attendere quella soglia anche per dialogare da soli con un chatbot di intelligenza artificiale. Fra i modelli proposti, il 55 per cento sceglie quello australiano: niente profili social prima dei 16 anni e piattaforme chiamate a far rispettare il limite. L’accesso graduale, con restrizioni e supervisione dei genitori prima dell’autonomia, convince circa un terzo degli intervistati.
[...] Gli italiani vorrebbero intervenire anche su come funzionano le piattaforme: impedire agli sconosciuti di contattare direttamente il profilo di un minorenne, rendere privati i profili fin dall’apertura, limitare i meccanismi che favoriscono lo scorrimento infinito e l’uso eccessivo. La prima misura raccoglie il consenso dell’81 per cento.
[...] Ma anche i divieti possono avere un costo: il 45 per cento teme almeno una conseguenza negativa. Tra le preoccupazioni indicate ci sono le difficoltà nel socializzare e le minori opportunità di apprendimento. E per quasi quattro su dieci, proteggere troppo i ragazzi può impedire di imparare a gestire i rischi del web.
Alla domanda su chi debba rendere più sicura l’esperienza digitale dei minori, gli intervistati indicano anzitutto i genitori, prima ancora delle piattaforme, delle istituzioni e della scuola. Per il 76 per cento, qualunque regola si scriva, la tutela dipenderà soprattutto dall’educazione digitale ricevuta. [...]
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