POSTA - CARO DAGO, SONO UN DIPENDENTE DI BIRRA DEL BORGO E TI SCRIVO PER RACCONTARTI LA NOSTRA PICCOLA STORIA TRISTE. AB INBEV, PRIMO PRODUTTORE DI BIRRA AL MONDO E COLOSSO CHE CONTROLLA MARCHI COME BUDWEISER, CORONA, STELLA ARTOIS, CI HA COMPRATI NEL 2016 PROMETTENDO CRESCITA E UN FUTURO ROSEO. DIECI ANNI DOPO HA DECISO DI CHIUDERE IL BIRRIFICIO E LICENZIARE TUTTO L’ORGANICO (UNA VENTINA DI PERSONE, DOPO UNA RISTRUTTURAZIONE NEL 2022), MOSTRANDOSI SORDO A OGNI TRATTATIVA, CON LA SCUSA DELLE “PERDITE”. MA I NUMERI RACCONTANO ALTRO – DOMANI SAREMO IN PIAZZA GAE AULENTI PER PROTESTARE CONTRO QUESTA VERGOGNA: ABBIAMO PROVATO A METTERCI IN CONTATTO ANCHE CON IL GOVERNO, MA NIENTE…

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Riceviamo e pubblichiamo

 

Caro Dago,

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ti scrivo da dipendente di Birra del Borgo, perché quello che sta succedendo a Borgorose, il piccolo comune in provincia di Rieti dove lavoroviamo, ha dell’assurdo. AB InBev, primo produttore di birra al mondo e colosso che controlla marchi come Budweiser, Corona, Stella Artois, Leffe, Beck’s e Tennent’s, ci ha comprati nel 2016 promettendo crescita e 50 mila ettolitri di birra l’anno. Ora ha deciso di chiudere il birrificio e licenziare tutto l’organico, mostrandosi sordo a ogni trattativa (non hanno nemmeno voluto prendere in considerazione l’ipotesi di creare una cooperativa).

 

Il 5 giugno ci hanno convocati con una mail che parlava di una normale riunione “di bilancio”; lì ci hanno comunicato che era finita. La spiegazione ufficiale sono le perdite. Ma i numeri raccontano altro: mentre il mercato italiano della birra nel 2025 è sceso del 2,5%, Birra del Borgo ha perso il 49% dei volumi dal 2021.

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Ma la colpa non è del management “locale”, dei dipendenti o del mercato, piuttosto di una strategia sbagliata, decisa a monte, in Belgio.

 

Il gruppo, invocando la solita parolina magica, “sinergie”, ha in realtà inglobato un marchio "premium" come il nostro, snaturandolo e smantellando di fatto i canali che rendevano di più: vendite dirette -88,5%, e-commerce -91,6%, retail -71,5%, export diretto -64,9%.

 

Oggi quasi tutto passa dal canale interno AB InBev, con un transfer price che lascia alla fabbrica un margine di circa il 6,8%, eliminando il valore aggiunto di Birra del Borgo, il fatto di essere un birrificio premium, fiore all’occhiello per ricerca e sperimentazione.

 

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Lasciando perdere i tecnicismi, il fatto è che con questa strategia, però si può stare in piedi solo con grandi volumi. E invece il piano 2026 ci assegna 9.437 ettolitri: appena il 45% del volume necessario al pareggio. È una profezia che si autoavvera: togli rete commerciale, margini e volumi, poi mostri le perdite come prova che bisogna chiudere.

 

E tutto questo mentre Birra del Borgo, il marchio più premiato del listino italiano del gruppo, a marzo ha vinto sette medaglie a Londra.

 

Domani saremo a Milano, in piazza Gae Aulenti, dalle 10 alle 13, per protestare davanti al gigante mondiale della birra che sta spegnendo un pezzo di eccellenza italiana. Abbiamo contattato anche il Governo, ma niente. Spero che tramite il tuo sito, questa vicenda possa ottenere un po’ di visibilità…

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Un dipendente di Birra del Borgo

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