DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI…
CHE PEZZI DI “META” – AL PROCESSO A LOS ANGELES CONTRO I SOCIAL NETWORK, ACCUSATI DI AVER CREATO DIPENDENZA NEI RAGAZZINI, MARK ZUCKERBERG NEGA DI AVER PUNTATO CONSAPEVOLMENTE SUI MINORENNI, MA L’AVVOCATO DI UNA DELLE VITTIME LO HA SBUGIARDATO, PRESENTANDO UN DOCUMENTO AZIENDALE DEL 2018 CHE RECITAVA: “SE VOGLIAMO AVERE SUCCESSO CON I TEENAGER, DOBBIAMO COINVOLGERLI DALLA PRE-ADOLESCENZA” – IN TRIBUNALE HANNO PARLATO ANCHE LE FAMIGLIE DI ALCUNI ADOLESCENTI CHE SI SONO TOLTI LA VITA A CAUSA DEI SOCIAL: “NON CI VORREBBE MOLTO A MODIFICARE I CONTENUTI ALGORITMICI, COSÌ CHE I RAGAZZI NON SI UCCIDANO…”
Estratto dell’articolo di Cristina Marrone,Paolo Ottolina per il "Corriere della Sera"
MARK ZUCKERBERG ARRIVA IN TRIBUNALE - FOTO LAPRESSE
Per qualcuno è una causa storica, simile a quelle contro le multinazionali del tabacco negli anni Novanta. A Los Angeles, il Grande Processo ai social network dovrà rispondere a una domanda: Instagram e YouTube hanno fatto abbastanza per proteggere bambini e adolescenti?
A rispondere intanto è stato Mark Zuckerberg: l’amministratore delegato di Meta si è presentato per la prima volta davanti a una giuria, chiamato come testimone in una causa civile che potrebbe portare a risarcimenti miliardari ma soprattutto stabilire un precedente sul comportamento tenuto dai colossi della rete. Tutto nasce dalla denuncia di una ventenne californiana, identificata come Kgm o Kaley G.M.
Inizia a usare YouTube a 6 anni, Instagram a 9, via via passa ad altri social (TikTok e Snapchat, inizialmente co-imputati, hanno patteggiato prima del dibattimento). L’utilizzo diventa ben presto dipendenza dalle piattaforme, che Kaley accusa della depressione e dei pensieri suicidi di cui è tuttora vittima.
[…] Lori Schott, madre di una diciottenne morta suicida, ha raccontato il suo faccia a faccia con il magnate: «L’ho guardato negli occhi molto a lungo». Ha poi lanciato un appello: «Queste piattaforme possono cambiare. Non ci vorrebbe molto a modificare i contenuti algoritmici, così che i ragazzi non si uccidano. È così difficile da fare, signor Zuckerberg?».
MARK ZUCKERBERG ARRIVA IN TRIBUNALE - FOTO LAPRESSE
Il fondatore di Facebook è rimasto sei ore in aula, tra silenzi calcolati e risposte sempre più irritate. Ha negato che Meta abbia mai puntato consapevolmente sui minori, ribadendo che Instagram vieta l’accesso agli under 13. Ma l’avvocato dell’accusa, Mark Lanier, lo ha incalzato con una serie di documenti interni al colosso di Menlo Park.
Una presentazione aziendale del 2018 recitava: «Se vogliamo avere successo con i teenager, dobbiamo coinvolgerli dalla pre-adolescenza». Il ceo di Meta ha ammesso che Instagram ha impiegato troppo tempo a identificare gli utenti minorenni: «Avremmo potuto arrivarci prima». Riguardo alla presunta dipendenza generata dalle app, si è difeso: «Se le persone non sentono di avere un’esperienza positiva, perché dovrebbero continuare a usare il prodotto?».
Il professor Giuseppe Riva, direttore dello Humane Technology Lab dell’Università Cattolica […] suggerisce qualcosa di simile a una patente: «Un adolescente dovrebbe andare a scuola di social, proprio come va a scuola guida».
Il processo durerà sino a fine marzo. Se la giuria deciderà per la condanna, Meta e Google (proprietaria di YouTube) rischiano risarcimenti da miliardi di dollari, ma anche il crollo dello storico scudo legale sulla responsabilità dei contenuti. E forse dovranno riscrivere gli algoritmi, come implora Lori Schott.
MARK ZUCKERBERG ARRIVA IN TRIBUNALE - FOTO LAPRESSE
dipendenza dai social network
dipendenza dai social network
dipendenza dai social network
MARK ZUCKERBERG ARRIVA IN TRIBUNALE - FOTO LAPRESSE
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