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“LORO” NON LUCCICA – LA PROCURA DI MILANO HA CHIESTO L’AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA PER LORO PIANA: “AVREBBE AGEVOLATO COLPOSAMENTE LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI DELLE AZIENDE APPALTATRICI” – IL MARCHIO, DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO LOUIS VUITTON, AVREBBE AFFIDATO LA REALIZZAZIONE DI CAPI MOLTO COSTOSI, TRA CUI GIACCHE IN CASHMERE, A SOCIETÀ ESTERNE CHE SUB-APPALTAVANO A OPIFICI CINESI CHE SFRUTTAVANO MANODOPERA IRREGOLARE E CLANDESTINA…
(AGI) - La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto l'amministrazione giudiziaria per la casa di alta moda Loro Piana, attualmente presieduta dal figlio del magnate francese Bernard Arnault, Antoine.
Il brand di lusso sarebbe stato "incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del ciclo produttivo" della merce destinata al mercato, "non avendo verificato le condizioni di lavoro delle persone impiegate ne' le effettive capacita' tecniche delle aziende appaltatrici" "tanto da agevolare colposamente" condotte ascrivibili al reato di caporalato.
Sono stati arrestati 2 cittadini cinesi titolari di aziende inserite nella catena di sfruttamento, 7 lavoratori non in regola con la permanenza e il soggiorno sul territorio italiano, 2 titolari di un'azienda sub-affidataria, composta da cittadini italiani, per gravi violazioni della normativa in materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero. Loro Piana avrebbe affidato la realizzazione di capi molto costosi, tra cui giacche in cashmere, a una societa' che esternalizzava la produzione a opifici cinesi attivi in provincia di Milano.
Le attivita' di controllo del Nucleo Ispettorato del Lavoro del Comando dei Carabinieri di Milano, legate a una indagine del pm Paolo Storari, presso opifici a conduzione cinese, hanno permesso di riscontrare ricorrenti utilizzi e sfruttamento di manodopera irregolare e clandestina; transito, in molteplici casi, di soggetti irregolari da un opificio all'altro; presenza dello stesso committente della produzione in subappalto.
Antoine Arnault con il padre Bernard
Le indagini sono scaturite da una denuncia per lesioni e sfruttamento da parte di un cittadino cinese che, nel maggio scorso, ha riferito, tra l'altro, di vivere, dal 2015, in un dormitorio vicino alla fabbrica - una condizione che riguarda anche altri lavoratori e di non ricevere lo stipendio dal 2024. Sono state comminate anche sanzioni per oltre 181mila euro e sanzioni amministrative pari a oltre 59mila euro.
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