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LE PROTESTE CONTRO I DATA CENTER ARRIVANO ANCHE IN ITALIA – LA VITTORIA DEL FRONTE DEL “NO” AI CENTRI PER ELABORAZIONE DATI IN AMERICA STA CONTAGIANDO ANCHE IL NOSTRO PAESE: IN LOMBARDIA (DOVE SI TROVA IL 40% DEI CIRCA 200 SITI IN TUTTO IL PAESE) E IN PIEMONTE, MOLTE COMUNITÀ SCENDONO IN PIAZZA CONTRO LA COSTRUZIONE DI NUOVE STRUTTURE – L'ASSOCIAZIONE DI ITALIANA DI DATA CENTER SOSTIENE CHE IN EUROPA L’IMPATTO SUI CONSUMI ENERGETICI E DI ACQUA DELLE INFRASTRUTTURE PER L’IA SIA DI MINORE RISPETTO A QUELLO DEI DATA CENTER AMERICANI PERCHE' SONO DIVERSI GLI ACCORDI SULL'ENERGIA...
Estratto dell’articolo di Sara Tirrito per “la Stampa”
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Le preoccupazioni sul consumo d'acqua e di suolo, il timore per la mancanza di posti di lavoro e l'impennata dei costi dell'energia. Se le proteste contro i datacenter negli Stati Uniti hanno contribuito alla vittoria dei democratici nelle roccaforti repubblicane come il Texas, in Italia si comincia a ragionare su quali investimenti potrebbero vacillare.
[…] Secondo Data Center map ne esistono circa 270 in tutta Italia, e sono comunque oltre 200 stando all'ultimo Ai for Energy Report dell'Osservatorio Ai for Energy di Energy & Strategy del Politecnico di Milano realizzato con Elettricità futura.
Alleanza per il Fotovoltaico stima che circa 83 sarebbero in arrivo. […] Tra il 2020 e il 2025 la capacità installata dei datacenter nel mondo è cresciuta di oltre il 90% mentre i consumi elettrici sono saliti dell'80%. Entro il 2035 la capacità globale potrebbe avvicinarsi a 280 GW e in Europa i datacenter potrebbero coprire il 28% dell'aumento della domanda elettrica al 2030 per l'Ai for Energy Report.
In Italia, circa il 40% dei siti si trova in Lombardia. A fine 2025, calcola l'Osservatorio Datacenter del Polimi, la capacità ha raggiunto 609 MW, più del doppio rispetto al 2020, con circa 414 MW nell'area di Milano. Al 2030 potrebbe salire tra 0,9 e 1,8 GW, a seconda dell'attrattività del Paese. Ma quello che da alcuni è visto come progresso è da tempo tema di proteste.
Da Peschiera Borromeo a Cornaredo e Moncalieri, molte comunità sono scese in piazza contro la costruzione di nuove strutture, e la vittoria del fronte del no negli Usa può incentivare resistenze rallentando i progetti.
«È molto probabile che i comitati del no vengano influenzati da quanto arriva dagli Stati Uniti - spiega il presidente dell'Associazione italiana datacenter (Ida) Luca Beltramino - lo abbiamo già visto purtroppo con tutti i falsi miti, che non sono veri per il mercato italiano ed europeo.Per esempio che i datacenter consumano l'acqua e assorbono molta energia a livello nazionale. Ma la realtà è che la capacità elettrica utilizzata in proporzione a tutta la rete installata di Terna è sotto l'1%».
[…] Secondo il professor Alessandro Piva, direttore dell'Osservatorio datacenter del Politecnico di Milano, non è automatico che le proteste Usa fermino gli impianti italiani, perché «un datacenter si decide su dieci, 15 anni, e chi ha già clienti, autorizzazioni e allaccio alla rete andrà avanti».
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[…] «In Europa - spiega Paolo Cellini, docente di Economia digitale e Ai all'Università Luiss - i datacenter sono più piccoli che negli Stati Uniti, dove si costruiscono strutture di dimensioni enormi in zone desertiche. L'Europa è più antropizzata e frazionata, e un datacenter italiano non è come uno francese. Negli Usa non c'è differenza tra realizzare una nuova struttura in Virginia o nel Missouri».
A sollevare l'opinione pubblica è poi l'impatto in bolletta per le persone comuni. «In America - spiega Marco Trombetti, ceo di Translated - gli accordi sull'energia sono molto locali: se in una cittadina arriva qualcuno che consuma molta più energia, i prezzi salgono subito, c'è un impatto diretto sui cittadini. In Italia la rete è nazionale e l'impatto di un datacenter non incide sulle famiglie». Infine c'è un tema di infrastruttura.
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«Per risparmiare tempo, negli Usa si usano tecniche antiquate come il raffreddamento a evaporazione, che consuma tanta acqua» - spiega il ceo, che lavora con tre datacenter, situati in California, in Virginia e a Roma.
«Gli ambientalisti americani hanno fatto bene a farsi sentire, perché l'aumento dei prezzi e il consumo dell'acqua erano reali. Qui nessuno usa quei metodi, perché ci sono altri sistemi e l'acqua viene riutilizzata. Da noi le proteste nascono più per emulazione che per comprensione del fenomeno».[…]
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