allegri milan como

“NEL CALCIO C’È UNA DRAMMATURGIA DA TALK SHOW” – LO PSICHIATRA PAOLO CREPET SPIEGA PERCHE’ GLI SCAZZI IN CAMPO TRA CALCIATORI, ALLENATORI E DIRIGENTI SONO DIVENTATI ROUTINE: “IL CALCIO È COME LO SPETTACOLO: PENSATE A CERTI PALUDATI TALK SHOW IN CUI SI PARTE PACATI E POI CI SI DEVE TOGLIERE IL MICROFONO E GETTARLO NEGLI OCCHI DEL NEMICO. DOVE C'È ATTENZIONE MEDIATICA C'È QUESTA TENDENZA, CHE NON È DEL TUTTO SPONTANEA, A FARE MCENROE. SI VEDEVA WIMBLEDON SPERANDO CHE TIRASSE L'ARBITRO GIÙ DAL SEGGIOLONE, NO? - SENZA UNA TELECAMERA QUESTI SFOGHI NON CI SAREBBERO: FANNO PARTE DI UNA DRAMMATURGIA NON IMPROVVISATA”

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Estratto dell’articolo di Fabio Riva per “la Stampa”

 

paolo crepet

L'ultimo show lo ha fatto Allegri, uno dei massimi interpreti del genere. Ma sempre San Siro, pochi giorni prima, era stato teatro delle invettive bianconere. Ed è impossibile non ricordare le sfuriate di Conte. Insomma, la lista è lunga e variegata. Tale da ampliare il perimetro delle riflessioni e coinvolgere un noto psichiatra e sociologo.

 

Professor Paolo Crepet, perché reazioni che in un normale contesto di lavoro porterebbero quasi al licenziamento in tronco nel calcio sono all'ordine del giorno?

«Semplice: perché fanno parte del gioco. Il calcio è sempre stato anche questo, così come lo spettacolo: pensate a certi paludati talk show in cui si parte pacati e poi ci si deve togliere il microfono e gettarlo negli occhi del nemico. Sgarbi ne ha fatto una carriera. Dove c'è attenzione mediatica c'è questa tendenza, che non è del tutto spontanea, a fare McEnroe. Si vedeva Wimbledon sperando che tirasse l'arbitro giù dal seggiolone, no?»

fabregas allegri

 

Senza una telecamera questi sfoghi non ci sarebbero?

«Esatto, fanno parte di una drammaturgia non improvvisata […]».

 

C'è chi sostiene che il mestiere dell'allenatore, ma ultimamente a quanto pare anche del dirigente sportivo, sia particolarmente stressante.

«Non esageriamo. Si tratta di un mestiere stressante per un certo punto di vista, nel senso che siccome guadagni molto allora sei sotto pressione. […]».

antonio conte

 

C'è anche chi sostiene che la Nazionale fatichi e che in Italia sia difficile crescere campioni perché i giovani guardano allo sport come a un mezzo (per il successo) e non come a un fine.

«Sì, ma non possiamo prendercela con i ragazzi. È inevitabile se di un giocatore parliamo più della fidanzata, delle vacanze a Ibiza e dell'auto che non dell'allenamento nella nebbia di Appiano». […]