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PUTIN VUOLE NEGOZIARE SENZA RINUNCIARE ALLA GUERRA. E TRUMP GLI FA DA SPALLA – L'AMBASCIATORE SEQUI: “MENTRE A SAN PIETROBURGO IL PRESIDENTE RUSSO RICEVE WITKOFF E ACCETTA DI RIPRENDERE I NEGOZIATI, A KIEV MISSILI E DRONI COLPISCONO ANCORA. PUTIN VUOLE DAVVERO LA PACE O CERCA DI OTTENERE AL TAVOLO CIÒ CHE NON È RIUSCITO A CONQUISTARE SUL CAMPO? MOSCA PRETENDE L'INTERO DONETSK, COMPRESE LE ZONE CHE NON CONTROLLA, E L'ESCLUSIONE DELL'UCRAINA DALLA NATO. TRUMP VUOLE CONCESSIONI DA ENTRAMBE LE PARTI, MA PUÒ CONDIZIONARE KIEV MOLTO PIÙ FACILMENTE DI MOSCA: L'UCRAINA DIPENDE DA INTELLIGENCE E SATELLITI AMERICANI”
Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”
murale vladimir putin donald trump
Poche ore separano due scene. A San Pietroburgo Putin riceve Witkoff e accetta di riprendere i negoziati. A Kiev, missili e droni russi colpiscono ancora. Putin vuole davvero la pace o cerca di ottenere al tavolo ciò che non è riuscito a conquistare sul campo?
Mosca pretende l'intero Donetsk, comprese le zone che non controlla, e l'esclusione dell'Ucraina dalla Nato. Putin vuole negoziare senza rinunciare alla guerra e accetta di discutere la pace, non ancora di modificarne le condizioni. L'apertura potrebbe essere strumentale. Non è detto che Putin abbia fretta di concludere.
[...]
La fretta americana rischia di rendere più redditizia la pazienza russa. Putin può già ricavare vantaggi politici dal negoziato, senza dover interrompere la guerra.
L'inverno metterà alla prova questo calcolo. Mosca cercherà di indebolire l'Ucraina colpendo la rete elettrica e tentando nuove avanzate, per arrivare in primavera con Kiev più vulnerabile. Gli ucraini tenteranno di proteggere le città e tenere il fronte, per dimostrare la propria resilienza.
Intanto, sabotaggi, cyberattacchi e disinformazione puntano a indebolire la coesione europea e il consenso sugli aiuti all'Ucraina. Putin scommette di logorare la resistenza ucraina e la volontà occidentale di sostenerla.
vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky
[...] Putin vuole condizionare la sicurezza futura dell'Ucraina, escluderla dalla Nato e limitarne le capacità difensive. Zelensky propone invece di congelare il fronte, senza riconoscere le annessioni, e di ottenere garanzie contro nuove aggressioni. Territorio e sicurezza sono inseparabili: per Kiev cedere tutto il Donetsk significherebbe perdere anche la cintura fortificata di Sloviansk-Kramatorsk, fondamentale per la difesa dell'Ucraina orientale.
[...] Le garanzie di sicurezza definiscono se ci si fermerà davvero. Qui emerge l'asimmetria della diplomazia americana. Trump vuole concessioni da entrambe le parti, ma può condizionare Kiev molto più facilmente di Mosca: l'Ucraina dipende da intelligence e satelliti americani. Trump chiede all'Ucraina di non colpire le raffinerie russe, ma non riesce a ottenere che la Russia smetta di colpire le città ucraine.
ATTACCO DONETSK QUARTIER GENERALE RUSSO DISTRUTTO
La guerra iraniana accentua questa contraddizione. Il rincaro dei carburanti spinge Washington ad autorizzare vendite di diesel russo. La stessa crisi energetica che penalizza l'Ucraina rende quindi il petrolio russo più utile agli Usa.
Putin offre anche fertilizzanti e un contributo diplomatico sull'Iran, cercando di trasformare la Russia da destinataria delle sanzioni americane in interlocutore economicamente e politicamente utile a Washington. Il rischio è che Mosca ottenga benefici prima di fare concessioni sull'Ucraina.
volodymyr zelensky donald trump
L'ipotesi, ancora non confermata, di un vertice Trump-Putin-Xi in Cina allargherebbe il negoziato al possibile tavolo dei "tre imperatori". Per Putin sarebbe il riconoscimento del rango globale della Russia.
Per l'Europa il rischio è che la propria sicurezza diventi parte di un confronto fra grandi potenze, nel quale gli interessi europei non siano adeguatamente rappresentati. Il paradosso è evidente: gli europei finanziano la resistenza ucraina e dovranno contribuire a garantire la pace, ma potrebbero non concorrere a definirne le condizioni.
vladimir putin e xi jinping al vertice sco in kirghizistan foto lapresse 2
La disponibilità russa si misurerà dunque sui fatti: tregua energetica reciproca e verificabile; congelamento del fronte senza esigere terre non conquistate; garanzie che consentano all'Ucraina di difendersi.
[...] Putin può desiderare la fine della guerra e insieme preferire di attendere per ottenere di più. Il compito degli Usa è cambiare questo calcolo. Putin ha concesso a Trump un negoziato, non ancora all'Ucraina una tregua. La prova sarà ottenere la seconda, non celebrare il primo.
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