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QUANTE CAZZATE HA RACCONTATO JESSICA MORETTI AGLI INQUIRENTI? - IL BUTTAFUORI DEL "CONSTELLATION", PREDRAG JANKOVIC, SBUGIARDA LA PROPRIETARIA DEL LOCALE: "AVEVA DATO INDICAZIONI DI TENERE CHIUSE LE PORTE DI SICUREZZA, ALTRIMENTI I RAGAZZI SAREBBERO ENTRATI SENZA PAGARE" - DURANTE GLI INTERROGATORI DELLE SCORSE SETTIMANE, JESSICA MORETTI HA FINTO DI CADERE DAL PERO: S'E' DETTA STUPITA DAL FATTO CHE LA PORTA FOSSE SBARRATA - LA TESTIMONIANZA DEL BUTTAFUORI: "QUANDO È SCOPPIATO L'INCENDIO HO VISTO DEI RAGAZZI CHE TENTAVANO DI SFONDARE LA PORTA DI SERVIZIO CON DELLE SEDIE" - LA FUGA DI JESSICA MORETTI E IL RACCONTO DRAMMATICO DI JANKOVIC: "C’ERANO PERSONE SFIGURATE, CON LA PELLE A BRANDELLI CHE VENIVA GIÙ"
Estratto dell'articolo di Giusi Fasano per il "Corriere della Sera"
Jessica Moretti non soltanto sapeva che le porte fossero bloccate ma aveva dato lei stessa l’ordine di tenerle chiuse, «per evitare che i ragazzi entrassero senza pagare». Lo racconta il serbo Predrag Jankovic, uno dei due addetti alla sicurezza del Constellation la sera della strage.
Ascoltato ieri dalla polizia cantonale come testimone, Jankovic ha spiegato che quella sera, prima che il locale si riempisse, sentì una conversazione fra Jessica Moretti, la cameriera Cyane (che il mondo conosce come «la ragazza con il casco») e Jean Marc, il figlioccio che Jacques Moretti definisce «figlio adottivo di cuore». «La signora Moretti disse agli altri due che avrebbe dovuto rimanere aperta soltanto la porta d’ingresso del locale», ha rivelato Jankovic. «Le altre, disse, devono rimanere chiuse perché altrimenti entrano senza pagare».
BAR LE CONSTELLATION A CRANS MONTANA
Tutta un’altra versione rispetto al racconto di lei che, come suo marito Jacques, ha ripetuto più volte che sia la porta di servizio per fornitori e dipendenti sia quella di sicurezza erano «sempre aperte». Lei, in particolare, sull’ingresso di servizio aveva aggiunto di aver dato «direttive» perché non fosse mai chiuso e di trovare «inspiegabile» la chiusura di quella sera.
Predrag Jankovic ora la smentisce, e lo fa non soltanto da testimone ma anche da vittima, perché lui è uno dei 115 feriti di Crans: ustioni su mani, testa e viso, settimane di ospedale, medicazioni quotidiane pagate con una raccolta fondi avviata dalla sua famiglia, ferite psicologiche profonde e ricordi insopportabili. Come quelli del suo amico Stefan («per me come un fratello») serbo e uomo della sicurezza pure lui, del suo stesso villaggio, morto al Constellation.
L’incarico di Predrag, per quella notte di Capodanno, era controllare i documenti dei ragazzi all’ingresso. La regola era rifiutare gli under 16 ma «se c’erano tavoli che spendevano avevo indicazione di far entrare». Quando vide le fiamme abbandonò la sua postazione e corse giù, verso il piano interrato da cui arrivava il fuoco. «Mentre io scendevo ho visto la signora Moretti che faceva le stesse mie scale ma per uscire», ha raccontato (Lei spiegò: «Sono uscita di corsa per chiamare i vigili del fuoco»).
In ogni caso: Predrag scende quando l’aria è ormai quasi del tutto irrespirabile per il fumo sempre più denso. Drammatico il suo racconto di quei minuti. Lui prova ad andare giù ma capisce che proseguire è impossibile e ritorna sui suoi passi. «Sarà passato un minuto fra quando sono entrato e quando sono uscito. Per uscire da là sotto in pratica ho dovuto arrampicarmi sulle scale. Dico arrampicarmi perché c’era gente morta, alcuni erano svenuti, ho visto altri morire lì. Mentre cercavo di salvarmi ho sentito il fuoco passarmi addosso».
USCITA DI SICUREZZA DEL CONSTELLATION - CHIAVISTELLO FORZATO DAI POMPIERI
Prima di raggiungere l’uscita Predrag ha fatto in tempo a vedere al piano terra «dei ragazzi che cercavano di sfondare la porta di servizio con delle sedie». Tutto inutile. Quei ragazzi li hanno trovati senza vita ai piedi di quel possibile passaggio verso la salvezza chiuso con il chiavistello.
«Fuori — è il suo racconto — erano tutti sotto choc, c’erano persone sfigurate, con la pelle a brandelli che veniva giù, alcuni urlavano, altri piangevano, altri ancora filmavano...».
Era la prima volta che Predrag era al Constellation per lavoro. C’era stato altre volte ma come cliente. Lui, falegname, era stato mandato per servizio al locale dei Moretti dalla società di sicurezza che Jacques Moretti aveva contattato per Capodanno. Nessun contratto firmato («Lo avrei siglato a fine serata»), nessun pagamento tracciato («mi avevano detto che mi avrebbero pagato cash, non so quanto»). Nessuna formazione. Thomas Barth, il suo avvocato, alla fine ha definito «eroica» e «molto importante» la testimonianza di Predrag. «Importante» anche per Roman Jordan, legale di una ventina di famiglie di vittime. [...]
il constellation dopo l incendio 7
cyane panine con le bottiglie con le candele nel bar le constellation 2
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telefonate di soccorso per il rogo di capodanno a le constellation a crans montana
cyane panine con le bottiglie con le candele nel bar le constellation 1
jessica e jacques moretti
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jessica moretti 2
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