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"RAGAZZE È L’ORA DEL SESSO", "SPOSTATI, QUELLA È LA FILA DI CHI HA LE POPPE E TU NON LE HAI" - ERANO LE FRASI CHE UN TOP MANAGER DELLO STABILIMENTO DI "BALENCIAGA" DI SCANDICCI (VICINO FIRENZE) RIVOLGEVA ALLE DIPENDENTI. L'UOMO, CHE AVEVA UNO STIPENDIO DI 250 MILA EURO L'ANNO, È STATO SILURATO DALL'AZIENDA DI MODA - LE TESTIMONIANZE DELLE LAVORATRICI. A UNA DICEVA "TU MANGI DI CONTINUO" E L'AVEVA COSTRETTA A PESARSI, TUTTI I GIORNI, DAVANTI A LUI. A UN'ALTRA CHIESE: "SEI MAROCCHINA?". LEI RISPOSE: "NO, SONO EBREA" E IL MANAGER HA REPLICATO: "MA È VERO CHE TRA EBREI AVETE RAPPORTI SESSUALI CON UN LENZUOLO CON UN BUCO?" - L'UOMO MOSTRAVA VIBRATORI ALLE DIPENDENTI E LE COLPIVA CON PACCHE SUL SEDERE, INVITANDOLE A NON INDOSSARE IL REGGISENO O ALTRI INDUMENTI INTIMI SUL POSTO DI LAVORO...
Estratto dell'articolo di Cecilia Dardana per www.open.online
Frasi come «ragazze è l’ora del sesso» pronunciate simulando il suono di una campanella, o attacchi frontali sul corpo delle dipendenti come «tu mangi in continuazione», «sei ingrassata» e «spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai».
Era questo il clima quotidiano all’interno dello stabilimento di Balenciaga di Scandicci, costato il licenziamento in tronco a un top manager con uno stipendio da 250mila euro all’anno. Secondo quanto riporta il Corriere Fiorentino, la decisione drastica presa dalla maison di alta moda, è stata ora confermata anche dalla sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, che ha respinto il ricorso dell’uomo. Secondo i giudici, a causa delle sue condotte, nei reparti dell’azienda «si è venuto a creare un ambiente di lavoro caratterizzato da mancanza di rispetto, degradante e umiliante per le lavoratrici».
La folgorante carriera del manager all’interno del gruppo Balenciaga era iniziata nel 2015. Grazie a una serie di promozioni, l’uomo era arrivato a ricoprire ruoli di vertice e di grande prestigio. La svolta è arrivata nel 2023, quando la direzione gli ha notificato l’avvio di un procedimento disciplinare. Tutto era partito da un test ispettivo interno all’azienda, programmato dopo la ricezione di alcune segnalazioni anonime.
Nel questionario, le dipendenti del settore che si interfacciavano quotidianamente con il manager avevano assegnato un punteggio bassissimo alla voce «discriminazioni». Poco dopo, durante un’apposita riunione di verifica, «le dipendenti del team appaiono a disagio» e restie a spiegare alla società i motivi di quel voto.
Per fare chiarezza e rompere il muro di timore, l’azienda ha così deciso di avviare indagini mirate, organizzando una serie di colloqui individuali e riservati con le lavoratrici, senza la presenza dei loro superiori. In questo contesto protetto sono emerse le «condotte indesiderate, asseritamente poste in essere nei confronti di alcune lavoratrici»: ben 18 episodi contestati tra il 2021 e il 2023 che il 27 novembre dello stesso anno hanno spinto Balenciaga a firmare il licenziamento.
Davanti al Tribunale di Firenze è emersa una sequenza impressionante di comportamenti molesti e offensivi, confermati in aula dalle testimonianze di tutte le donne del reparto. Il manager tormentava le lavoratrici con battute allusive a sfondo sessuale (come nel caso di una dipendente che aveva un herpes sulle labbra) e con continue umiliazioni sul peso. A una lavoratrice aveva detto a bruciapelo «tu mangi in continuazione», rincarando la dose con un «sei ingrassata» e portando fisicamente una bilancia in ufficio, invitandola a pesarsi tutti i giorni sotto i suoi occhi.
I commenti inappropriati colpivano anche la sfera personale, razziale e religiosa. A un’altra dipendente l’uomo avrebbe chiesto: «Sei marocchina?». Di fronte alla smentita della donna, che gli ha risposto «no, io sono ebrea», il manager avrebbe replicato: «Ma è vero che tra ebrei avete rapporti sessuali con un lenzuolo con un buco?».
I comportamenti del dirigente sfociavano spesso in vere e proprie aggressioni fisiche e mortificazioni pubbliche. Secondo i resoconti del processo, un giorno nel 2022, durante una riunione di lavoro, l’uomo «ha sottoposto la dipendente ad una indesiderata condotta, legandola ad una sedia con un elastico alla presenza di colleghi».
Nei corridoi dell’azienda erano diventati una costante i vibratori mostrati alle lavoratrici, le frasi sessiste sul decolleté come «spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai», le pacche sul sedere, vere e proprie «sculacciate» e i continui inviti a non indossare il reggiseno o altri indumenti intimi sul posto di lavoro. [...]
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