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RANUCCI E LAVITOLA, UNA COPPIA ESPLOSIVA – COME SI SPIEGA L’AMICIZIA TRA IL VOLTO PIÙ NOTO DEL GIORNALISMO INVESTIGATIVO RAI E IL FACCENDIERE EX GALEOTTO, PASSATO PER MILLE INTRIGHI E GUAI GIUDIZIARI? E PERCHÉ LAVITOLA, ORA INDAGATO COME “MANDANTE”, AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE L’ATTENTATO AL SUO AMICO? – “REPUBBLICA” IPOTIZZA: “LAVITOLA COLTIVAVA IL PROGETTO DI TRASFORMARE IL CONDUTTORE DI ‘REPORT’ NEL LEADER DEL CAMPO LARGO. SI ERA FATTO FARE DEI SONDAGGI, CONSULTAVA ESPERTI. ‘E QUANDO TU SARAI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, IO SARÒ IL TUO GIANNI LETTA’, FANTASTICAVA LAVITOLA A CENA CON RANUCCI. UN PERCORSO CHE LA POSSIBILE CHIUSURA DEL PROGRAMMA PER VOLONTÀ DELLA DESTRA AVREBBE POTUTO METTERE IN PERICOLO. DA QUI L'IDEA DEL FINTO ATTENTATO, PER FAR PASSARE RANUCCI COME VITTIMA DELLA MAFIA. CHI AVREBBE POTUTO TOCCARLO A QUEL PUNTO? UN DELITTO SÌ, MA DI AMICIZIA…”
Estratto dell’articolo di Francesco Bei per “la Repubblica”
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
Alla fine di questa triste storia, come diceva Vasco Rossi, qualcuno forse troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile, in quale universo parallelo è potuto accadere che il principe del giornalismo investigativo, Sigfrido Ranucci, si sia trovato a fare coppia fissa, tavolo insieme, confidenze, progetti e amicizie, famiglie e chissà cos'altro con il principe degli intrighi: Valter Lavitola.
[...] È la strana coppia Ranucci-Lavitola a saltare all'occhio in questa vicenda, al di là dei profili penali, dei personaggi da western all'italiana come la banda di Avellino, di bombe vere e risotti di pesce a Monteverde vecchio, e dell'abnorme accusa di strage mafiosa che i pubblici ministeri gli scagliano addosso, con il rischio di seppellire "Valterino" in carcere e non per quattro anni come l'ultima volta.
La versione ufficiale, che lo stesso Ranucci racconta a quanti lo hanno chiamato, è che dai primi contatti del 2019, a seguito di alcune inchieste di Report che parlavano (anche) di lui, Lavitola si avvicina al giornalista. Non ne viene respinto, anzi.
È simpatico, naturalmente simpatico — questo lo riconoscono tutti — e lega con Ranucci. Da cosa nasce cosa, Lavitola sa molto di molti o almeno millanta bene, il suo ristorante "Cefalù Bistrot" pare sia un crocevia di spioni, giornalisti, politici e prelati. Chi sa ascoltare, come Lavitola, conosce cose, vede gente e riferisce.
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Ranucci conferma oggi che Lavitola fosse diventato una sua fonte, lo aiutava con alcune inchieste, magari arrivava a ravanare dentro bidoni, a frugare in antri dove un cronista ufficiale di Report non avrebbe avuto accesso, chissà.
L'amicizia si allarga anche alle famiglie, ai figli. Lavitola stava alla cassa del ristorante, dove si era reinventato un lavoro e aveva indossato, come Zelig, un altro dei suoi travestimenti. «[...]
«Io fin da bambino avevo il sogno di fare il parlamentare», disse in un'intervista-confessione a Repubblica un paio di anni fa, ripercorrendo la sua carriera da vero «bandito» (così si definiva). Insomma, altro che impepate e risotti, appresi in cella da Cicirinella, il suo daimon, la sua dannazione era la politica, anzi il potere.
SILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLA
Era quello il sogno per il quale da ragazzino era diventato craxiano, quella la chimera che l'aveva portato alla corte di Berlusconi, come spicciafaccende, come architetto e manovale dei progetti più loschi: lo sputtanamento di Gianfranco Fini con le carte create a Saint Lucia sulla proprietà della casa di Montecarlo, la corruzione dei parlamentari per far cadere Prodi, le escort con Tarantini per alimentare l'harem del sultano, i ricatti al Cavaliere perché «mi hai promesso di farmi entrare nel governo o nel parlamento europeo o almeno nel Cda Rai».
[...]
L'ultima trovata, il grande miraggio del rientro dalla porta principale, lui — il reietto Lavitola, l'ex galeotto — l'aveva accarezzata da tempo, pensata e ripensata nei dettagli. E aveva come protagonista proprio Sigfrido Ranucci. Mescolando risotti allo scoglio nella cucina di Monteverde, Lavitola sognava il conduttore di Report come il papa straniero che poteva salvare il centrosinistra dal duello Schlein-Conte, il federatore dotato del carisma per vincere le elezioni e arrivare a palazzo Chigi.
Si era fatto fare dei sondaggi, consultava esperti. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», fantasticava Lavitola a cena con Ranucci. Oggi, prima dell'interrogatorio, Lavitola con gli amici si professa innocente, nega di aver tradito il suo «amico fraterno», si dichiara vittima di un clamoroso errore.
[...]
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Ma se invece fosse tutto vero? A quel punto andrebbe aperto lo scrigno delle possibili motivazioni, magari riandando proprio a quel progetto che Lavitola coltivava con ostinazione: trasformare Ranucci nel leader del campo largo. Un percorso che la possibile chiusura del programma per volontà della destra avrebbe potuto mettere in pericolo.
Da qui l'idea del finto attentato, per far passare Ranucci come vittima della mafia. Chi avrebbe potuto toccarlo a quel punto? Un delitto sì, ma di amicizia, fatto per amore. La verità, forse, ce la racconterà lo stesso Lavitola tra qualche anno.
valter lavitola
sigfrido ranucci (3)
I QUATTRO INDAGATI FINITI AGLI ARRESTI CON L'ACCUSA DI AVERE MESSO LA BOMBA A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
valter lavitola
valter lavitola
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