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Fabio Scuto per “la Repubblica”
Per cinque giorni è stato acclamato come il salvatore del Paese dei Faraoni. Perché re Salman d’Arabia Saudita, nel corso di una visita che il governativo “Al Ahram” definisce storica, ha lasciato dietro di sé un fiume di denaro che consentirà al feldmaresciallo Al Sisi di affrontare con maggiore serenità il futuro e anche le “misure” italiane per il caso di Giulio Regeni successive al richiamo dell’ambasciatore per consultazioni.
L’Egitto è un alleato strategico per l’Arabia saudita, che con l’arrivo di Salman sul trono e dopo la destituzione del presidente islamista Mohammed Morsi, si è molto riavvicinata al Cairo.
«L’Egitto è fondamentale nella lotta contro il terrorismo e le nuove minacce (iraniane, ndr)», ha detto il sovrano saudita al Parlamento egiziano, che dopo le ultime elezioni è affollato solo di sostenitori di Al Sisi, ricevendo applausi a scena aperta con sventolio di bandiere verdi.
I segni di tanta simpatia e affetto si capiscono meglio nello scorrere l’elenco dei nuovi investimenti sauditi annunciati dal Ministro egiziano della cooperazione Sahar Nasr, che alla fine della lista letta in diretta tv sulle principali reti aveva la bocca asciutta. Gli accordi economici rappresentano il maggiore investimento saudita in un altro paese arabo, superano abbondantemente il 24 miliardi di dollari nei settori più diversi.
C’è un fondo di investimento comune del valore di 16 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti economici nel distretto del cotone; 1,5 miliardi dollari per avviare 12 aree di sviluppo nel Sinai; ma soprattutto petrolio quasi gratis per i prossimi 5 anni, in un Paese come l’Egitto che se ha scoperto grazie all’Eni il più grande campo gasiero del mondo nel Mediterraneo, non ha giacimenti rilevanti ed è costretto a importare il suo fabbisogno.
E se l’Eni dovesse tirarsi indietro in seguito alle tensioni con l’Italia è pronta ad entrare in scena la Lukoil di Vladimir Putin, altro grande amico del presidente al Sisi. Al Palazzo di Vetro dell’Eur a Roma non è un segreto.
Per entrare ancor più nell’immaginario della folla egiziana che lo ha acclamato al suo passaggio, re Salman d’Arabia Saudita non solo ha annunciato un prossimo investimento da 3,3 miliardi di dollari nell’area del Canale di Suez per un’area industriale, ma ha annunciato la realizzazione di un ponte tra le due sponde del Mar Rosso, per unire ancor più i due Paesi.
In cambio di tanta generosità da parte del sovrano wahabita, l’Egitto ha accettato di chiudere la disputa per la sovranità su Tiran e Sanafir, due isolette disabitate nel Mar Rosso che si trovano in acque saudite. Una contesa che andava avanti dai tempi di Nasser.
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