DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE…
DECAPITATO IL REGIME, ORA CHI COMANDERÀ IN IRAN? – TEHERAN CONFERMA CHE SONO STATI UCCISI NEI RAID ISRAELIANI ALI LARIJANI, CAPO DEL CONSIGLIO SUPREMO PER LA SICUREZZA NAZIONALE, E GHOLAMREZA SOLEIMANI, COMANDANTE DELLA FORZA PARAMILITARE BASIJ – COSÌ I PASDARAN E UNA LEVA DI AYATOLLAH INDURITI PRENDONO TUTTO IL POTERE. IL POSTO DI LARIJANI SARÀ OCCUPATO DAL FALCO ULTRACONSERVATORE SAID JALILI – GIORDANO STABILE: “LE DECAPITAZIONI NON HANNO PORTATO AL COLLASSO DEL REGIME, TUTT’ALTRO. NEI PIANI DI GUERRA-LAMPO DEGLI USA LARIJANI ERA LA FIGURA CHE POTEVA GESTIRE LA TRANSIZIONE VERSO UN GOVERNO NON PIÙ OSTILE ALL'OCCIDENTE. CON LA RADICALIZZAZIONE RAMPANTE A TEHERAN, L'IPOTESI DI UN REGIME CHANGE SOFT SE NE VA IN SOFFITTA. O CI SARÀ SUL SERIO O NIENTE” – ATTACCHI NELLA NOTE SU TEL AVIV PER VENDICARE LARIJANI
1. IRAN MINACCIA VENDETTA PER LA MORTE DI LARIJANI, 'ATTACCARE ISRAELE'
(ANSA-AFP) - TEHERAN, 18 MAR - Il capo dell'esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha dichiarato oggi che la morte del capo della sicurezza della Repubblica islamica Ali Larijani sarà "vendicata", secondo quanto riportato dai media di Teheran.
"Il sangue puro" di Larijani "e degli altri amati martiri sarà vendicato", ha affermato Hatami in una dichiarazione pubblicata dall'agenzia di stampa Tasnim. Da parte sua il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha annunciato in un comunicato che gli attacchi che hanno colpito stanotte Tel Aviv causando almeno due morti sono stati lanciati "per vendicare" Larijani e gli altri funzionari uccisi ieri negli attacchi contro l'Iran.
2. IRAN DECAPITATO
Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì per “La Stampa”
Sarebbe dovuto comparire in pubblico e tenere un discorso. Ma la notte prima della sua apparizione è stata fatale per Ali Larijani.
Un raid aereo israeliano «mirato e preciso» – come rivendicato dal capo di Stato Maggiore, il ramatkal Eyal Zamir – l'ha eliminato. Nella stessa notte, Israele ha fatto fuori anche il comandante dei Basij, Gholamreza Soleimani, e il suo vice, Seyyed Karishiin.
[…]
Da due settimane – dopo l'uccisione dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei – quello che era considerato dai militari israeliani «il leader de facto del regime terroristico iraniano» aveva un target sulla fronte. E lo sapeva. Si spostava continuamente in diverse località segrete. Prendeva ogni genere di precauzioni per evitare di essere localizzato.
Venerdì scorso, a Teheran, aveva sfidato Israele. Si era mostrato per le strade della capitale, facendosi scudo della folla, durante la parata della giornata di Al-Quds – cioè la Santa, come i musulmani chiamano Gerusalemme – a sostegno dei palestinesi. […]
Ci sono volute due settimane, all'Intelligence, per dargli la caccia. Secondo i media israeliani, l'eliminazione era stata pianificata per la notte tra domenica e lunedì, ma è stata rinviata all'ultimo momento. Lunedì a mezzogiorno sarebbe poi arrivata l'informazione che Larijani avrebbe dovuto recarsi in uno dei suoi appartamenti sicuri.
MOJTABA KHAMENEI - PRIMO DISCORSO
[…] In una missione notturna separata ma parallela, sono stati uccisi anche il capo della milizia paramilitare Basij del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Gholamreza Soleimani, e il suo vice, Seyyed Karishi. […]
Non erano soli. Gran parte della leadership dei Basij è stata eliminata durante. Tra loro c'era anche il capo delle Forze Aerospaziali dei Pasdaran. Inoltre, nei giorni scorsi, Israele aveva colpito un complesso sotterraneo nella città di Qom dove riteneva si fossero riunite figure di spicco della Jihad islamica palestinese (che dall'Iran riceve finanziamenti) tra cui il numero due, Akram al-Ajouri, e il capo dell'ala militare del gruppo, Mohammed al-Hindi. […]
Dopo i raid, quando l'identità degli obiettivi iniziavano a circolare, l'account in lingua farsi del Mossad ha postato su X che «alla fine, moriranno le persone senza pietà». E l'ufficio del primo ministro ha diffuso la foto del momento in cui Benjamin Netanyahu ha dato luce verde agli assassini mirati.
«Stiamo minando il regime, nella speranza di dare alla nazione iraniana l'opportunità di liberarsene», ha poi commentato il premier. «Non accadrà tutto in una volta – ha aggiunto – e non accadrà facilmente ma se ci impegniamo, saremo in grado di dare loro la possibilità di prendere in mano il proprio destino». […]
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
Larijani era un vero insider della Repubblica islamica. Fin dall'inizio del conflitto, era il secondo in comando dopo la Guida Suprema Khamenei, che l'aveva incaricato di reprimere le proteste di gennaio, a qualunque costo.
Dopo decenni al centro del potere, conosceva a fondo il funzionamento del sistema. «Non si identificava completamente con i radicali, né con i riformisti o i più moderati, ma si collocava in una posizione intermedia», spiega l'ex agente del Mossad, Sima Shine.
Contribuiva a gestire la dimensione politica e quella strategica e militare della guerra. La sua morte non paralizzerà la struttura decisionale dell'Iran, che è progettata per rimpiazzare ogni perdita. Ma una figura come la sua, in tempo di guerra, era particolarmente preziosa.
3. SPARISCONO I CONSERVATORI PRAGMATICI AL POTERE UNA LEVA DI AYATOLLAH INDURITI
Estratto dell’articolo di Giordano Stabile per “La Stampa”
Ammazzarne uno per farne rinascere cento. Il dubbio comincia a circolare anche tra gli analisti israeliani. Le decapitazioni sono certo un successo militare e soprattutto mediatico. […]
Ma questo non ha causato finora il collasso del regime, tutt'altro. I nuovi capi sono riusciti a mobilitare una larga parte della popolazione in continue manifestazioni che scandiscono gli ultimi giorni, e notti, del Ramadan. Al grido di vendetta e morte all'America.
In una di queste, la scorsa settimana era apparso tra la folla anche lo stesso Ali Larijani, il martire più illustre finora dopo la Guida suprema Ali Khamenei, uccisa all'apertura della guerra. La prima decapitazione doveva essere il perno di una campagna di "48-72 ore".
Seguita da una sollevazione di massa e un eventuale intervento degli insorti curdi dal vicino Iraq. Invece lo stesso Larijani ha organizzato l'occupazione permanente delle piazze, a corredo di una strategia, studiata da vent'anni, per sopravvivere a una guerra diretta con gli Stati Uniti.
I piani iraniani, oltre alla decentralizzazione della catena di comando, prevedevano anche la creazione di due, o tre, sostituti per ogni posizione chiave, già pronti come vice o terzi. Nel caso di Larijani l'erede è Said Jalili, ultraconservatore, veterano della guerra con l'Iraq, dove militava tra i basiji, i miliziani che si occupano soprattutto di repressione interna, e dove ha perso una gamba.
Un mutilato di guerra già sulla rampa di lancio del martirio, che avrà il doppio compito di coordinare le operazioni militari con il capo dei Pasdaran, Ahmad Vahidi, e di mantenere il controllo del fronte interno in tandem con i Basiji. […]
Il colpo più duro, in realtà, non è tanto l'eliminazione di quello che era l'uomo forte del regime ma la capacità di Cia e Mossad di seguire le tracce di tutti i leader. Come sottolinea l'analista Yossi Melman questo dimostra come l'apparato iraniano sia ancora «infiltrato in profondità» dallo stesso Mossad, capace di individuare le safe house dei capi in tempo reale.
Lo stesso Melman però sottolinea come queste decapitazioni finiscano per «indurire il regime» e i «rimpiazzi» siano altrettanto rapidi a entrare in funzione. Il primo segnale arrivato da Teheran è stato un messaggio della nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei che ha annunciato di non volere un cessate il fuoco ma invece «mettere in ginocchio gli Stati Uniti e Israele» finché «non avranno accettato la sconfitta e non avranno pagato un risarcimento».
Il secondo segnale è stata la diffusione dell'ultimo pensiero di Larijani, pubblicato anche su X, sull'importanza del martirio e sul fatto che i sacrificati «costituiranno le fondamenta della Repubblica islamica».
Un altro analista di lungo corso, l'iraniano Vali Nasr, sottolinea che il dopo Larijani sarà ancora più nelle «mani dei Pasdaran» e che la «radicalizzazione della leadership iraniana» renderà ancora più difficile per Washington disimpegnarsi da una guerra che non ha una direzione precisa.
[…] Larijani era un ultrà che però studiava Kant e aveva condotto lunghe trattative sul nucleare. Un decano del giornalismo mediorientale, John Simpson della Bbc, lo descrive come «figura chiave di un regime malvagio, ma intelligente e ragionevole, adatto a una trattativa».
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2
Chi subentra, soprattutto il trio Jalili, Vahidi e Ejei, è molto meno incline al negoziato. E lo stesso vale per Ali Reza Arafi, che ha assunto il ruolo di mentore di Mojtaba Khamenei, ferito in maniera seria a detta dello stesso regime.
Il punto allora è a che servirà questa nuova ondata di decapitazioni. Sul fronte della guerra propagandistica un risultato c'è: l'eliminazione di Larijani e del capo dei Basiji Soleimani offusca la brutta figura su Hormuz, oramai un checkpoint gestito dai Pasdaran da dove passano solo le petroliere dei Paesi amici o neutrali.
[…] Il secondo risultato è uno stop ai tentativi di mediazione, soprattutto da parte araba. Nei piani di guerra lampo elaborati a settembre Larijani era stato individuato dagli americani come una figura che poteva gestire la transizione verso un nuovo governo non più ostile all'Occidente.
Con la radicalizzazione rampante a Teheran, l'ipotesi di un regime change soft se ne va in soffitta. O ci sarà sul serio o niente. E anche le ultime dichiarazioni delle due "colombe" Abbas Araghchi e Masoud Pezeshkian sembrano indicare questo vicolo cieco. Per Teheran ma anche per Washington.
manifestazione a sostegno di mojtaba khamenei a teheran foto lapresse 15
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
meme su mojtaba khamenei
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