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SE LA SITUAZIONE CRITICA A NISCEMI È NOTA DA OLTRE DUE SECOLI, PERCHÉ NON SI È MAI FATTO NULLA PER METTERE IN SICUREZZA IL TERRITORIO? – GIAN ANTONIO STELLA SPIEGA PERCHÉ LA MEMORIA CORTA E L’INETTITUDINE DI UNA CERTA POLITICA PROVOCANO SOLO DANNI: “’DISSESTO IDROGEOLOGICO, IN SICILIA INTERVENTI PER OLTRE 2 MILIARDI. L’ISOLA SI CANDIDA A ESSERE IL MODELLO DI RIFERIMENTO PER LA GOVERNANCE’. RILETTO OGGI, DUE MESI DOPO ESSERE STATO PUBBLICATO SUL ‘SOLE24ORE’, IL TITOLO CHE ANNUNCIA L’IMPEGNO DI RENATO SCHIFANI, OMAGGIATO DAL SUO ASSESSORE REGIONALE COL PREMIO ‘CUSTODE DELL’AMBIENTE’ (SIC!), È UNA SBERLA IN FACCIA. UNA BEFFA. SONO DECENNI CHE SI RIPETONO, QUESTE PROMESSE. E NESSUNO LO SA MEGLIO DEGLI ABITANTI DI NISCEMI CHE…”

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Estratto dell’articolo di Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

 

FRANA A NISCEMI

«Dissesto idrogeologico, in Sicilia interventi per oltre 2 miliardi. L’Isola si candida a essere il modello di riferimento per la governance».

Riletto oggi, due mesi dopo essere stato pubblicato sul Sole24ore , il titolo che annuncia l’impegno di Renato Schifani, proprio in quei giorni omaggiato dal suo assessore regionale Giuseppa Savarino col premio «Custode dell’Ambiente» (sic!), è una sberla in faccia. Una beffa.

RENATO SCHIFANI E GIORGIA MELONI - G7 AGRICOLTURA ORTIGIA

 

Sono decenni che si ripetono, queste promesse. E nessuno lo sa meglio degli abitanti di Niscemi, sbattuti sulle prime pagine di mezzo mondo per quella frana che tutti ma proprio tutti sapevano che, presto o tardi, si sarebbe ripetuta.

 

Sono almeno 236 anni che la gente del posto sapeva di come fosse stato un grave errore costruire la cittadina lassù, sui colli argillosi che dominano Gela. Lo ricorda un libro del 1792 scovato da Giuseppe Caridi, direttore di meteoweb.eu, scritto dall’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava e intitolato «Relazione della rivoluzione accaduta in marzo 1790 nelle terre vicine a S. Maria di Niscemi nel Val Di Noto», dove si narrava appunto che il 19 marzo 1790 «il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll’altro lato formò lì due piani inclinati che ora si vedono». Una storia apocalittica di una frana durata otto giorni e miracolosamente finita, proprio perché lenta, senza un’ecatombe di morti.

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Proprio come sarebbe poi successo domenica 12 ottobre 1997 quando i residenti dei quartieri Sante Croci e Santa Maria, citiamo ancora la ricostruzione di Giuseppe Caridi, avvertirono «scricchiolii sinistri provenire dalle pareti delle proprie abitazioni. Le fessure, inizialmente sottili come fili di ragnatela, si allargavano a vista d’occhio sotto la pressione di un terreno ormai saturo d’acqua». Finché pezzi del paese si staccarono pian piano a gradoni.

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[…] Di nuovo, grazie al cielo, niente morti. Ma Tuccio D’Urso, allora responsabile della protezione civile siciliana subito accorso sul posto, ricorda tutto come ieri: «Fu subito chiarissimo che il paese era stato costruito nel posto sbagliato e che c’erano cose da fare con assoluta urgenza. Primo: allontanare gli abitanti che vivevano nelle aree più pericolose esposte alla frana. Secondo: costruire un sistema fognario e di deflusso delle acque bianche e nere in modo che, in caso di piogge torrenziali, il terreno non si impregnasse come una spugna».

 

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Pareva tutto chiaro. Passata l’emergenza e slittate le notizie nelle pagine interne, però, «si bloccò tutto. E i buoni propositi finirono in polemiche, ritardi, processi. Un manicomio». Salvatore Federico faceva allora il cronista per il Giornale di Sicilia. Ricorda: «Alla fine non fu fatto praticamente niente. Solo delle caditoie per far confluire un po’ di acqua nel torrente Benefizio».

 

[…]

 

Eppure dovremmo avere chiari alcuni punti. Il primo è che proprio il nostro è il Paese in assoluto con più frane in tutta Europa. Il secondo che solo in pochi casi, dice l’archivio Ansa, i colpevoli di frane causate anche da sciatterie umane, sono stati condannati.

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Il terzo è che il totale delle frane gravi registrate in Italia, dimostra lo studio Societal landslide and flood risk in Italy di Bianchi, Guzzetti, Rossi e Salvati, è cresciuto da 162 nella seconda metà dell’800 a 509 nella prima metà del ’900 schizzando a 2.204 dal 1950 al 2008.

Si pensi a Sarno: 5 frane dal 1841 al 1939, 36 dopo la seconda guerra mondiale fino alla catastrofe del 1998. Chissà se un giorno o l’altro impareremo qualcosa.

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