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SOLO IN ITALIA: SI PUÒ MORIRE IN CELLA SENZA CHE NESSUNO, FUORI DAL CARCERE, NE SAPPIA NULLA PER DUE ANNI - È SUCCESSO A GUGLIELMO GATTI, IL 59ENNE CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER AVER MASSACRATO GLI ZII NELLA VILLETTA DI BRESCIA NEL 2005: DAL 2007 ERA DETENUTO NEL CARCERE DELL’OPERA, È MORTO NEL 2023 PER CAUSE ANCORA DA CHIARIRE, MA LA NOTIZIA DEL DECESSO È EMERSA SOLO DOPO ADESSO – LO CHOC DELL’AVVOCATO: “È PAZZESCO SCOPRIRLO COSÌ. IN ASSENZA DI FAMILIARI, SI AVVISA IL LEGALE” – L’UOMO SI ERA SEMPRE PROFESSATO INNOCENTE, MA SI ERA OPPOSTO ALLA REVISIONE DEL PROCESSO PER IL BRUTALE DUPLICE OMICIDIO DELLA COPPIA CHE VENNE FATTA A PEZZI E…
Estratto dell’articolo di Mara Rodella per il “Corriere della Sera”
Se ne è andato in silenzio. Quello che aveva chiesto fosse mantenuto, sul suo conto, quando per voce del suo legale chiese a tutti di non parlare più di lui: «Voglio essere dimenticato». Condannato all’ergastolo per il duplice omicidio degli zii, Aldo Donegani e Luisa De Leo, che abitavano al piano inferiore della villetta in cui viveva anche lui, a Brescia, Guglielmo Gatti è deceduto mentre si trovava nel carcere di Opera (dove era detenuto dall’8 novembre 2007) il 15 giugno 2023. Ma nessuno sapeva, nemmeno il suo storico avvocato, Luca Broli.
Avrebbe compiuto 59 anni un mese dopo, il 21 luglio. Ne sono passati più di venti, invece, dal delitto: era il 30 luglio del 2005. Le cause del decesso, allo stato, restano ignote, così come il luogo esatto in cui il cuore di Gatti ha smesso di battere.
«Nemmeno questo è chiaro», conferma il legale, spiazzato dalla notizia, emersa a fronte della richiesta di una testata locale all’amministrazione penitenziaria di poter procedere con un’intervista.
«È pazzesco scoprirlo così […] in assenza di familiari (la madre era morta da tempo, il padre nel giugno del 2005, ndr) e di colloqui, proprio come nel suo caso, di solito si avvisa l’avvocato».
Si erano parlati di persona, l’ultima volta, nel giugno 2022. «Ed eravamo d’accordo di risentirci dopo l’agosto 2025, quando avremmo potuto iniziare a pensare alla semilibertà. Lui aveva storto il naso (sorride), ma mi disse “Ok avvocato, ci penso”».
Solitario, defilato, per anni in cella da solo. Sempre isolato anche in carcere, sepolto tra i libri della biblioteca, dove aveva trovato il modo per darsi da fare. Restava ore immerso nella lettura, proprio come a detta dei vicini faceva sul balcone della villetta di Brescia, quella «del mattatoio», come fu definita dagli inquirenti.
La scientifica entrò e spruzzò il luminol: «Tutto si accese come un albero di Natale» racconteranno gli investigatori nel corso del processo.
Studente fuori corso in ingegneria, massacrò gli zii in garage: li fece a pezzi e ne sparse i resti, trovati a metà agosto, tra Provaglio d’Iseo e il passo del Vivione.
Le teste furono recuperate un anno dopo, nei boschi di Provagli d’Iseo. Si è sempre dichiarato innocente, ma di revisione del processo non ha mai voluto saperne […]
A tradirlo, il riconoscimento di un ragazzino, certo di aver visto Gatti, alla guida della sua Fiat Punto blu con cui i genitori quasi stavano per avere un incidente, sulla strada che porta alla Val di Scalve, oltre alla testimonianza di una albergatrice di Breno («lo ospitai la notte tra il 30 e il 31 luglio») e lo scontrino della spesa accanto ai resti degli zii: nella lista, anche le cesoie usate per ucciderli.
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