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IL SOFT POWER DI RE CARLO COLPISCE ANCORA – IL SOVRANO È ALLE BAHAMAS, UNO DEI REGNI DI QUEL COMMONWEALTH CHE STA CADENDO A PEZZI: IN MOLTI LO HANNO DEFINITO IL “RISCHIO PIÙ GRANDE DI TUTTO IL SUO REGNO”, MA LUI NON SI È TIRATO INDIETRO, RICONOSCENDO LE “INGIUSTIZIE STORICHE” E IL DOLORE CAUSATO DALLA TRATTA DEGLI SCHIAVI – ALTRO CHE ACCOGLIENZA GELIDA: IL RE HA ROTTO IL GHIACCIO BALLANDO IN STRADA E AGITANDO DELLE MARACAS... VIDEO
1. RE CARLO, SECONDO GIORNO AI CARAIBI: I PASSI DI DANZA DOPO LE SCUSE SULLA SCHIAVITÙ
Nel secondo giorno della sua visita di nove giorni nei Caraibi, Re Carlo si è liberato delle formalità per sostituirle con alcuni passi di danza. Balli, dunque, accanto alle doverose scuse per gli errori del passato coloniale britannico e ai discorsi pubblici in cui ha riconosciuto le responsabilità della Corona nella tratta degli schiavi. Armato di un paio di maracas con i colori della bandiera delle Bahamas, Charles si è unito a un Junkanoo, un evento culturale e carnevalesco pensato per celebrare la vita sull'isola.
Tra copricapo piumati e costumi dai colori sgargianti, nel caldo pomeridiano caraibico, il Re, vestito in abito e occhiali da sole, si è unito ai ballerini in testa alla parata, tra gli applausi della folla. L'atmosfera si è dunque fatta più leggera - racconta la Bbc - dopo l'arrivo del Re martedì, quando ha pronunciato un discorso in cui ha riconosciuto il dolore causato dalla tratta degli schiavi, descrivendo "le sofferenze del passato".
Intervenendo a un evento alle Bahamas dedicato ai giovani del luogo, il Re ha affermato che la cultura del Paese è "nata dalle tenebre" ed è "giusto" riconoscere le ingiustizie storiche. Carlo ha iniziato il secondo giorno del suo viaggio rendendo omaggio ai membri caduti della Royal Bahamas Defence Force.
Ha parlato con i militari prima di deporre una corona di fiori al Monumento Flamingo, che commemora i quattro marines della Royal British Defence Force uccisi quando un caccia Mig cubano affondò la Hmbs Flamingo nel maggio del 1980. In seguito, durante una visita alla Bahamas Boxing Academy, il Re ha incontrato giovani pugili e l'allenatore capo, che indossavano magliette del club con la sua immagine stampata, raffigurante il Sovrano completo di corona, guantoni e cintura da pugilato.
Carlo ha poi fatto visita al Parco Nazionale di Bonefish Pond. Il sito, un tempo discarica, è stato riqualificato e ora protegge 1.235 acri di mangrovie. La protezione di questa regione dai cambiamenti climatici è uno dei temi del suo viaggio.
Il Re ha percorso una nuova passerella che attraversa le zone umide per constatare di persona i lavori di conservazione in corso per proteggere quest'isola vulnerabile e pianeggiante dai cambiamenti climatici. Ha incontrato gli studenti impegnati in attività sul campo nelle zone umide, chiedendo loro informazioni sugli esami e sulle loro ambizioni di diventare biologi marini.
2. CARLO D’INGHILTERRA, ULTIMO RE DEL COMMONWEALTH?
Estratto dell’articolo di Emily Stefania Coscione per www.iodonna.it
Nessuno sarà più un re come Carlo. «L’ultimo del suo genere», lo definiscono i media britannici. Non solo l’ultimo monarca britannico a regnare su diversi Paesi caraibici, ma anche l’ultimo capo del Commonwealth delle Nazioni.
In forse è, infatti, la stessa esistenza dell’associazione internazionale volontaria, a cui appartengono 56 paesi oggi indipendenti, ma che nella maggior parte dei casi hanno fatto parte dell’Impero britannico. Fondata nell’aprile del 1949 con l’obiettivo di una cooperazione su obiettivi come il commercio, la democrazia e i diritti umani, l’organizzazione era il fiore all’occhiello di Elisabetta II. Tuttavia, ora lo stesso Carlo ne è pienamente cosciente: sotto l’erede William, il Commonwealth cesserà di esistere nella forma attuale. E chissà se riuscirà a sopravvivere.
Il sovrano arriva nei Caraibi nel pieno di una bufera diplomatica che fa tremare il governo a Westminster. Di quei 56 paesi attualmente appartenenti al Commonwealth, Carlo è rimasto capo di Stato di appena 15 (inclusi Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Canada). Tante sono le nazioni che vogliono staccarsi dalla Corona inglese. E numerose sono anche quelle che lo stanno costringendo a chiedere scusa per il passato colonialista britannico, aspettandosi enormi riparazioni economiche che metterebbero in ginocchio le finanze dello Stato, causando anche una crisi istituzionale. [...]
La Bbc lo descrive come «il rischio più grande di tutto il regno di Carlo III». [...]
Dal 2021, ovvero da quando il popolo di Barbados ha deciso di optare per una repubblica, convincendo reami caraibici come Antigua e Barbuda, Giamaica e Bahamas ad avviare processi costituzionali simili, il governo britannico trema.
La trasformazione da stato a repubblica di questi paesi minaccia di ridurre l’influenza della Gran Bretagna nel mondo. Carlo è sotto pressione e coglierà l’occasione per insistere: la transizione verso la repubblica non deve necessariamente implicare un addio definitivo al Commonwealth. Ci riuscirà?
[...] Nei prossimi giorni cercherà con tutta la sua simpatia e il suo soft power di salvare l’organizzazione e, con essa, l’immagine della Gran Bretagna. Ma la sua è una posizione difficile. Non può imporre la propria Corona, né impedire a uno Stato sovrano di staccarsi da Buckingham Palace [...]
Il ruolo di Capo del Commonwealth non è automaticamente ereditario. All’ascesa al trono di William, l’organizzazione potrebbe scegliere un leader non britannico o a rotazione. E la Corona ha promesso di accettare la decisione. Nel caso dovesse trovarsi, però, in possesso del ruolo, il principe William ha confermato da tempo la sua visione della monarchia, definitivamente meno “imperiale” che in passato.
Per lui, essere il Capo di Stato di nazioni così lontane non ha più senso. Invece intende concentrare il proprio regno su collaborazione, rispetto, progetti concreti internazionali diretti verso sostenibilità e innovazione. L’era dei monarchi britannici leader nel mondo sta cambiando. E quella moderna di William si butta dietro le spalle ogni traccia di colonialismo.
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