LA SÒLA DEL TESORO - TUTTI A CERCARE I MILIONI DI MOKBEL E FANELLA, CHE GIÀ PROVARONO A RAPIRE NEL 2012 - ARRESTATO MACORI, IL TRADITORE DI MOKBEL NEL COMMANDO CHE HA UCCISO IL SUO “CASSIERE” - CENITI, IL FERITO: “NON GLI HO SPARATO IO”

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1. IL KILLER DEL CASSIERE DI MOKBEL: «IO NON HO SPARATO»

Rinaldo Frignani e Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera

 

GENNARO MOKBEL GENNARO MOKBEL

Milioni di euro in contanti e in pietre preziose. C’erano ottimi motivi per tentare il sequestro di Silvio Fanella, cassiere di Gennaro Mokbel. E, in caso di fallimento, forse, perfino ritentare, come si legge nel provvedimento di fermo di Roberto Macori (autista-tuttofare del faccendiere), Giovanni Plastino e Aniello Barbetta: i tre sono accusati infatti di aver pianificato il rapimento di «Pupillo» il 29 agosto 2012 per farsi rivelare il nascondiglio del tesoro.

 

E ora emergono le similitudini fra quell’episodio e il blitz a casa di Fanella del 3 luglio scorso nel quale il contabile è stato ucciso. Subito dopo i fermi eseguiti ieri dai carabinieri del Ros, i pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini hanno ascoltato al Gemelli Giovanni Battista Ceniti, l’ex militante di CasaPound ferito (ha ancora il proiettile in corpo, le sue condizioni restano gravi) e accusato dell’omicidio di Fanella.

 

SILVIO FANELLASILVIO FANELLA

All’interrogatorio era presente anche il procuratore aggiunto che coordina la Dda romana, Michele Prestipino. «Il mio assistito ha negato di aver sparato, di essere stato armato ed è disposto a sottoporsi a qualsiasi accertamento tecnico-scientifico», spiega Luigi Conti, avvocato del giovane genovese.

 

IL FLOP NEL 2012

Quanto al precedente episodio, le intercettazioni del Ros di Potenza (solo Macori è romano, gli altri sono lucani) hanno ricostruito il piano, punto per punto. Nel 2012 il commando avrebbe dovuto simulare il guasto di un’auto e bloccare Fanella all’uscita di casa, incappucciarlo e rapirlo: «Gli dovete mettere il cappuccio». La vittima non l’avrebbe detto a nessuno: «Tanto questo non fa nemmeno la denuncia, questo qua ha rubato ai compagni... questi so soldi che ha rubato».

 

GIOVANNI CENITIGIOVANNI CENITI

Allora come oggi Fanella non doveva morire ma rivelare dove fosse il tesoro. Era questa la soluzione scelta da Macori, che pure «non avrebbe avuto alcun problema a trovare per soli mille euro un sicario». Ma non era questa l’idea: «Là lo dobbiamo picchiare, là è il bello, ci dobbiamo far dire dove sono i soldi...».

 

Gli attrezzi erano nell’auto: cloroformio, etere, manette, tamponi auricolari, armi e cappucci. Ma il sequestro lampo si risolse in un flop e al commando non restò che imprecare: «Ma cazz... lo aspettavamo con lo scooter, posizionati, lui qua, noi sopra. Sto figlio di putt... al posto di uscire con il motorino.... è uscito con la macchina».

 

 

2. CAMILLUCCIA, PRESO IL TRADITORE DI MOKBEL

Federica Angeli per “La Repubblica - Roma

 

Roberto Macori, in arte “Robertone”, fermato ieri dai militari del Ros per il tentato sequestro di Silvio Fanella, era uno dei pupilli dell’imprenditore Gennaro Mokbel. Considerato uno dei fedelissimi del gruppo, Macori era usato da Mokbel, si legge nelle carte che portarono all’arresto di 55 persone nel 2010, «per qualsiasi esigenza logistica del gruppo criminale, tra cui quella della custodia delle somme di denaro in contante».

IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 5IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 5

 

A lui Mokbel, in segno di riconoscenza comprò una casa da 500mila euro in via Cortina d’Ampezzo, secondo quanto scrive il gip Aldo Morgigni. Era talmente legato a lui che gli faceva da autista e da scorta, persino alla moglie, Giorgia Ricci negli anni in cui la gang di Telecom e Fastweb maneggiava milioni e milioni di soldi.

 

Di più: Macori, fermato ieri con altri due complici di Potenza, che lo definiscono «appartenente della banda della Magliana», anche se lui nasce nel 1974, «aveva il ruolo di braccio armato dell’organizzazione ed era utilizzato dall’imprenditore di origini egiziane come «uomo forte e fidato da inviare in missione, anche all’estero». Lo fece quando andò a Londra ad aprire cassette di sicurezza e quando andò a prendere contatti con la ‘ndrangheta per reclutare voti per l’avvocato Di Girolamo.

 

IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 4IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 4

E questo, secondo gli inquirenti «denotano una pericolosità del Macori che va oltre i compiti materialmente attribuitigli». Quando 4 anni fa fu arrestato scelse il rito abbreviato e fu condannato a 6 anni. In quella circostanza mostrò «un atteggiamento ondivago», per dirla con le parole dell’avvocato di Mokbel Ambra Giovene, «non ha mai rilasciato una dichiarazione di aiuto o a sostegno del mio assistito ».

 

Insomma evidentemente covava del rancore nei confronti di Mokbel e del suo cassiere Silvio Fanella, che lui sapeva essere custode di un tesoro da milioni di euro. E sapeva anche dove fosse quel tesoro. Si legge infatti nelle carte con cui i pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini ieri lo hanno incastrato: «Nel corso della sua detenzione in carcere con Macori, Plastino (uno dei complici del tentato sequestro di Fanella, ndr) aveva appreso che il denaro era interrato nel giardino di una villetta della quale Macori possedeva le chiavi, ma dove non era riuscito a trovare il denaro, a causa dell’estensione della proprietà».

IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 3IL TESORO DI SILVIO FANELLA SEQUESTRATO 3

 

Il giardino in questione è la villa di Pofi di cui Silvio Fanella era proprietario dove, sei giorni fa, i carabinieri del ros hanno ritrovato 34 sacchetti di diamanti nel sottotetto e migliaia di euro in dollari ed euro. In quella casa, verosimilmente Macori, nel 2012, tre mesi prima del piano sequestro, era entrato a caccia del tesoro. È la madre di Fanella infatti a presentarsi ai carabinieri del posto, denunciando un tentativo di furto in casa. Aveva trovato cassetti e armadi rovesciati.

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