francesca neri - silvano loia

“SONO DEVASTATA DAL DOLORE” – LO STRAZIO DI FRANCESCA NERI, DOPO LA MORTE PER ANNEGAMENTO DEL COMPAGNO 52ENNE SILVANO LOIA, MANAGER DI RAI WAY SCOMPARSO TRA LE ONDE DI MONTALTO DI CASTRO - CON LUI, L’ATTRICE, DOPO LA SEPARAZIONE DA CLAUDIO AMENDOLA, AVEVA RAGGIUNTO L’EQUILIBRIO, VIVEVANO LA LORO STORIA NELLA DISCREZIONE, AL MASSIMO PASSEGGIANDO MANO NELLA MANO PER LE VIE DI ROMA. DOPO LA MALATTIA (LA CISTITE INTERSTIZIALE) ERA TORNATA LA RAGAZZA AVVENTUROSA SCAPPATA DALLA CLAUSTROFOBIA DI TRENTO PER TRASFERIRSI A ROMA: “ERO UNA RAGAZZA CON LA VALIGIA CHE NON SA PERCHÉ C’È VENUTA MA SA PERCHÉ C’È ANDATA…” (QUALSIASI COSA VOGLIA DIRE...)

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Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

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FRANCESCA NERI - Silvano Loia

Verrà la guarigione, il tempo farà il suo lavoro, ma non oggi e nemmeno domani. Francesca Neri ha risposto alla richiesta, mandata con imbarazzo, se volesse parlare della morte per annegamento del suo compagno. Ha scritto poche parole, strazianti, seguendo il filo illogico della sofferenza: «Sono devastata dal dolore».

 

Il giorno prima, con le ricerche del corpo che si erano appena concluse, alla vicinanza per il suo cordoglio aveva mandato un cuoricino infranto. È il suo stile. Francesca, di poche parole e languori, è nata in una terra di confine, a Trento, e in questa laconicità è trentina fino al midollo. È fatta così. Ed è bella per questo, nella sua inquietudine che aveva ceduto il passo all’armonia, all’amore in età matura per il compagno Silvano Loia, il manager di Rai Way scomparso tra le onde di Montalto di Castro.

 

francesca neri

Chi le sta vicino dice ciò che si può immaginare, che non è il tempo di ritrovare i gesti quotidiani, cucinare, rifarsi il letto; sta dentro se stessa, senza desideri, assaporando nel dolore la soluzione al dolore, ospite scomodo, non più estraneo. Da tempo aveva cacciato da sé le ferite interiori, l’anaffettività della madre, «donna semplice e umile, senza curiosità, incapace di esprimere i suoi sentimenti, non mi ha mai fatto un complimento in vita sua».

 

Con Silvano aveva raggiunto l’equilibrio, vivevano la loro storia nella discrezione, al massimo passeggiando mano nella mano per le vie di Roma.

 

Il dolore è un luogo segreto, il posto che nessuno conosce finché non ci arriva. Il lutto è carne viva, come dice la sua autobiografia, un racconto intimo che per lei è «una mappatura dell’anima».

 

L’ha scritta con feroce sincerità, senza fare sconti alla malattia cronica e invalidante, la cistite interstiziale che l’ha costretta a restare chiusa nella sua stanza. Passò mesi «a giocare a burraco online di notte, volevo essere lasciata sola, dovevo proteggere Claudio e nostro figlio Rocco, senno’ non ce l’avrei fatta nemmeno io, che ero il capofamiglia che si occupava di tutto». Forse questo ha alterato gli equilibri del matrimonio con Claudio Amendola, dopo 25 anni, fino alla separazione. (...)

 

francesca neri silvano loia

Con Silvano Loia era tornata la ragazza avventurosa scappata dalla claustrofobia di Trento per trasferirsi a Roma: «Ero una ragazza con la valigia che non sa perché c’è venuta ma sa perché c’è andata». Ha studiato cinema, ha scoperto di essere una brava attrice, idolatrata per la sua asciutta, impura sensualità, così moderna. Almodovar, Bigas Luna, Avati, Calopresti, Genovese, Troisi, Verdone.

 

Ma aveva dato il taglio ai set, semmai voleva continuare come produttrice: «Mi sento libera dal bisogno di compiacere, trovo la vita più vera e desiderabile, prima era tutto un andare, esserci, apparire, sentirsi vista, riconosciuta... Però mi manca la creatività. Chi non mi conosce dice che sono stravagante, altezzosa, depressa. Diffido di chi non è stato almeno una volta depresso».

 

Il mare ha ricoperto tutto come un destino disordinato e crudele. Quando Claudio voleva una storia con lei, Francesca gli disse di vedere Le onde del destino di Lars von Trier: «Bess, la protagonista, non è pazza, è solo nata nel posto sbagliato e nell’epoca sbagliata. Come me». Il lutto è carne fresca, è tutto troppo prematuro. Sono le ore dell’impotenza. Francesca, la regina dei chiaroscuri, sceglie il tempo del silenzio, che è cosa viva.

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