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STRAFATTI IN NOME DI DIO! - LA CORTE D'APPELLO DI BOLOGNA HA ASSOLTO DUE APPARTENENTI AL MOVIMENTO HARE KRISHNA CONDANNATI IN PRIMO GRADO CON L'ACCUSA DI COLTIVAZIONE E DETENZIONE DI CANNABIS: PER I GIUDICI, IL LORO CONSUMO DI MARIJUANA ERA GIUSTIFICATO DAL CULTO DEL DIO SHIVA - I DUE VIVEVANO IN UN EREMO OTTOCENTESCO SULL'APPENNINO TOSCO-ROMAGNOLO IN PROVINCIA DI FORLÌ-CESENA, DOVE COLTIVAVANO 32 PIANTE DI CANNABIS: AVEVANO 48 GRAMMI DELLA STESSA SOSTANZA E POCO PIÙ DI 4 GRAMMI DI HASHISH...

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(ANSA) - BOLOGNA, 04 APR - Fumavano marijuana nel rispetto del culto del dio Shiva. Per questo, come riporta 'il Resto del Carlino', la Corte d'Appello di Bologna ha assolto ieri due cittadini, uno dei quali forlivese, appartenenti al movimento Hare Krishna condannati in primo grado, nel gennaio del 2023, con l'accusa di coltivazione e detenzione di cannabis.

 

La seconda sezione della Corte felsinea ha accolto le tesi della difesa, secondo cui i due avrebbero assunto la sostanza stupefacente per religione, ribaltando la sentenza del Tribunale, perché il fatto non sussiste. I due - riporta il quotidiano - vivevano in un eremo ottocentesco sull'Appennino tosco-romagnolo, tra Premilcuore e Rocca San Casciano, in provincia di Forlì-Cesena, raggiungibile solo in parte con fuoristrada e per il resto a piedi, privo di allacciamento al gas e riscaldato a legna.

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I carabinieri erano intervenuti dopo la segnalazione di un escursionista che aveva avvertito odore di marijuana. Sul posto, i due avevano consegnato spontaneamente 32 piante di cannabis, circa 48 grammi della stessa sostanza e poco più di 4 grammi di hashish, coltivati all'aperto senza accorgimenti per nasconderli. In primo grado erano stati condannati a cinque mesi e dieci giorni di reclusione e 800 euro di multa ciascuno.

 

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La difesa aveva impugnato la sentenza sostenendo che l'uso della cannabis fosse legato al culto del dio Shiva — nell'eremo era presente un altare votivo — e richiamando la libertà religiosa. Aveva inoltre evidenziato le modalità rudimentali della coltivazione, l'assenza di qualsiasi elemento riconducibile allo spaccio, e il profilo dei due imputati: incensurati, economicamente autosufficienti, senza contatti con circuiti illegali. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. 

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