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Anais Ginori per “la Repubblica”
«Mamma, avere un martire in famiglia deve essere un onore e non una tristezza». Sono alcune delle ultime frasi che Fatima ha scambiato al telefono con il figlio Foued Mohammed-Aggad.
Era partito per la Siria nel dicembre 2013 con il fratello Karim e altri otto amici di Strasburgo. Ieri sul banco degli imputati, nel processo per la filiera di foreign fighters, è apparso Karim ma non Foued. Il giovane francese è infatti morto il 13 novembre, facendosi esplodere dentro al Bataclan.
Le intercettazioni agli atti del processo ricostruiscono il percorso e anche la psicologia di uno dei primi kamikaze francesi. Mentre il gruppo decide di rientrare qualche mese dopo, Foued vuole rimanere. «Se torno in Francia non è per andare in prigione, è per far esplodere tutto» spiega alla sua futura moglie, Hadjira, conosciuta su Facebook.
Lo stesso risponde al fratello, tornato a casa: «Voglio sfondare il regime e il Pkk...». Foued costruisce la sua nuova vita, porta Hadjira in Siria, fa carriera dentro al Califfato, diventa responsabile di un gruppo di combattenti. «Ormai qui sono io l’emiro» commenta al telefono.
Per un anno e mezzo continua a dare regolarmente notizie. A novembre annuncia alla madre che aspetta un figlio. Ma la donna sente che Foued è sempre più disturbato psicologicamente. Lascia intendere che potrebbe scappare dal Califfato, poi subito si ricrede. «Sembra bipolare» confessa la madre a un’amica.
Al suo ritorno in Francia Karim è stato incarcerato. «Guarda che fine ha fatto lui, eh?» dice al telefono Foued. «Preferisci vederlo chiuso tra quattro mura o libero, eh?» insiste. «Io non lo sopporterei».
Nel marzo 2015, Foued annuncia che va in Iraq per «ottenere il martirio». «Salutami tutti, inshallah, parto alla fine del mese» dice alla madre. L’aspirante kamikaze ricorda quando aveva tentato di entrare nell’esercito francese, senza essere accettato. «Allah mi ha chiuso alcune porte per preservarmi e portarmi nel vero esercito».
Qualche mese prima degli attentati, Foued manda fotografie da un albergo a Mosul. «Cerco una casa per venire a vivere qui». Gli investigatori sospettano un depistaggio. L’ultimo sms è del 24 agosto. Foued dice alla madre che è in Iraq insieme a «dieci fratelli» per condurre una missione. Probabilmente è già in viaggio verso l’Europa. La sera del 13 novembre Fatima riceve un messaggio: «Tuo figlio è morto da martire».
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