abderrahim fakir

"TENEVO ABDERRAHIM FAKIR PER I PIEDI, VOLEVO SOLO AIUTARLO MA ORA RICEVO MINACCE E TEMO PER LA MIA VITA" - LO RACCONTA IL 37ENNE KOSOVARO CHE, A BOLOGNA, ERA INTERVENUTO DURANTE L'ARRESTO DEL 42ENNE MAROCCHINO MORTO DOPO L'INTERVENTO DELLA POLIZIA - GLI AMICI DI FAKIR LO ACCUSANO DI ESSERE COMPLICE DELL'OMICIDIO: "MI DICONO: 'TI SPACCHIAMO LA TESTA', 'DEVI SPARIRE', 'VATTENE PERCHÉ TI FACCIAMO LA PELLE'. MI HANNO ANCHE PICCHIATO" - "STO PENSANDO DI LASCIARE IL PAESE. NON SPACCIO, NON RUBO, NON HO AMMAZZATO NESSUNO. SPERO CHE LA FAMIGLIA DI FAKIR POSSA AIUTARMI IN QUALCHE MODO, E CONVINCERE CHI MI VUOLE FARE DEL MALE CHE NON C'ENTRO NIENTE" - VIDEO

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Estratto dell'articolo di Alessandra Arini per "la Repubblica"

 

FAKIR ANTICIPAZIONE FILOROSSO

Vive recluso a casa di un amico da un mese e mezzo. Esce solo per la spesa, mentre al Pilastro va di notte, di nascosto, per andare a trovare la madre, la dove fino a poco tempo stava anche lui e dove è morto Abderrahim Fakir. La vita del 37enne kosovaro, papà di tre figli, che il 19 luglio è intervenuto ad aiutare la polizia nell'immobilizzare Fakir a terra, tenendogli le caviglie, è sconvolta.

 

Lo racconta a fatica, disperato. Da quel giorno non può più frequentare il quartiere alla periferia di Bologna: è scappato per paura dopo le minacce di un gruppo nutrito di residenti, e non solo. «Ti spacchiamo la testa», gli avrebbero promesso. «Devi sparire». «Vattene perché ti fanno la pelle». «Mi hanno anche picchiato», aggiunge.

 

ABDERRAHIM FAKIR

Riavvolge il nastro e va ai dettagli di quella domenica: «Stavo dormendo e alle 10.45 sono stato svegliato da un uomo che urlava e stava male. Non avevo mai incontrato Fakir — precisa — ma quando mi sono affacciato ho visto che si stava facendo male, sbattendo la testa nello spigolo delle scale nel cortile. Dopo sono arrivati gli agenti, provavano a tranquillizzarlo. Non ho visto cattiveria.

 

Lui però era agitato, in stato di sofferenza fisica. Allora i poliziotti, vedendomi dalla finestra, mi hanno chiesto di portare per lui un po' d'acqua». L'uomo — che chiede di rimanere anonimo — è sceso con una bottiglia. «Fakir ha bevuto un po', e dopo l'ha buttata via. Stava male, ma non era violento.

 

A quel punto è arrivata la macchina di alcuni miei vicini di condominio, lui l'ha urtata e poi si è buttato sia verso l'auto che il guidatore.[...]».

 

video body cam ABDERRAHIM FAKIR 24

Da quel momento inizia la collaborazione dell'uomo per tenere fermo Abderrahim Fakir. «Prima di me c'erano due ragazzi del Marocco che collaboravano con gli agenti e che non stanno avendo nessuna delle conseguenze che sto subendo io.

 

Dopo che loro si sono allontanati, i poliziotti hanno chiesto a me di aiutarli tenendolo fermo per bene dato lui che non si calmava. Io l'ho fatto, per un senso di generosità: faceva molto caldo, era chiaro che quell'uomo stava troppo male, non volevo fargli assolutamente niente di brutto, volevo solo aiutarlo».

 

Dopo poco, però, quando Fakir resta immobile mentre lo legano, lui si rende conto che qualcosa non va. «Sono stato uno dei primi a chiedere: "Ragazzi, ma respira?". Si sente anche nel video che è circolato. La situazione però sembrava sotto controllo, forse aveva avuto un mancamento e c'era del personale qualificato vicino.

 

Sono andato via a sciacquarmi in casa e quando sono tornato lo stavano rianimando, non rispondeva più. Mi sono sentito subito in colpa, ho avuto paura, ma soprattutto ho provato dispiacere».

 

Un sentimento che avrebbe espresso anche quando è arrivata la famiglia sul posto, nei momenti più concitati dopo il decesso. «Sono andato dal fratello, ho provato a spiegargli quello che avevo visto e che era accaduto». Tutto registrato via video. E quando escono le immagini, racconta, «la mia vita si è fermata».

 

VIDEO DELL'ARRESTO DI ABDERRAHIM FAKIR

«Mi hanno minacciato i residenti, le persone più fidate mi hanno chiesto di allontanarmi dal quartiere. Ho perso i lavoretti a chiamata in un ristorante, il titolare mi ha detto: "Per il momento non farti più vedere". Ma come faccio a mantenermi? [...]

 

«Sto pensando di lasciare il Paese, nonostante io sia una persona pulita che non ha fatto niente di sbagliato. Non spaccio, non rubo, non ho mai ammazzato nessuno. Spero che la famiglia di Fakir possa aiutarmi in qualche modo, e convincere chi mi vuole fare del male che non c'entro niente. Ero lì per caso e non avrei mai pensato che Fakir potesse morire».

il corpo di Abderrahim FakirLa morte di Abderrahim Fakirfakir