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TIK TOK...TAAC! I GENITORI DI CINQUE ADOLESCENTI BRITANNICI MORTI A CAUSA DELLE SFIDE ESTREME IN RETE, COME QUELLA DELL'AUTOSTRANGOLAMENTO, FANNO CAUSA A TIKTOK – TRA LORO C'È ANCHE LA FAMIGLIA DEL PICCOLO ARCHIE DECEDUTO NEL 2022 DOPO UN LUNGO BRACCIO DI FERRO FRA OSPEDALI E GIUSTIZIA CHE SI ERA CONCLUSO CON LA DECISIONE DI STACCARE LA SPINA - LA PIATTAFORMA È ACCUSATA DI NON AVER AGITO PER FERMARE CERTI TREND VIRALI CIRCOLATI NEL 2022 - AL VIA LA BATTAGLIA LEGALE NEGLI USA
(ANSA) - I genitori di cinque adolescenti britannici che si ritiene siano morti dopo aver preso parte a sfide estreme online, come quella dell'autostrangolamento, iniziano la loro sfida legale negli Usa contro il social network TikTok, accusato di non aver agito per fermare certi trend 'virali' circolati sulla piattaforma.
I teenager scomparsi sono Isaac Kenevan, Julian Sweeney, Maia Walsh, Noah Gibson, e Archie Battersbee, il 12enne deceduto nel 2022 dopo un lungo braccio di ferro fra ospedali e giustizia da un lato, e la famiglia dall'altro, che si era concluso con la decisione di staccare la spina da parte delle autorità del Regno Unito a fronte delle condizioni del ragazzino, in stato vegetativo permanente in seguito a un tragico incidente domestico dovuto a una sfida sul social. Si era anche pensato a suo tempo alla possibilità di portare Archie in Italia o Giappone per continuare le terapie palliative ma l'autorizzazione era stata negata.
Oggi si tiene una prima importante udienza della battaglia legale nello Stato del Delaware: le famiglie britanniche sono rappresentate dal Social Media Victims Law Center, impegnato nella difesa dei diritti dei minorenni rispetto agli abusi sui social. Nei documenti legali si afferma che le morti sono state "il risultato prevedibile" delle decisioni prese nella programmazione di TikTok, citata insieme alla società collegata ByteDance, "mirata a spingere i bambini a massimizzare il loro coinvolgimento" sulla piattaforma con ogni mezzo necessario. "È ora che li chiamiamo a rispondere delle loro azioni e chiediamo 'cosa state mostrando ai nostri figli?'", ha detto alla Bbc Ellen Roome, madre di Julian, morto a 14 anni. La donna si trova negli Usa per partecipare all'udienza e ha avviato una campagna nel Regno per introdurre una legge che consenta ai genitori di accedere agli account social dei figli in caso di morte.
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