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SALI, TABACCHI E LUDOPATIA – A ROMA IL TITOLARE DI UNA TABACCHERIA PER TRE SETTIMANE DI FILA HA INCASSATO LE GIOCATE DEL LOTTO SENZA GIRARE I SOLDI ALLO STATO. L’UOMO È STATO CONDANNATO DALLA CORTE DEI CONTI A RESTITUIRE 13.496 EURO AL MINISTERO DELL’ECONOMIA, PIÙ GLI INTERESSI. IL BUCO DI PARTENZA ERA DI 55.332 EURO: IL RESTO È STATO RECUPERATO CON CAUZIONE, POLIZZA FIDEIUSSORIA E RATE – LA DIFESA HA SOSTENUTO CHE IN QUEL PERIODO IL RICEVITORE ERA AFFETTO DA LUDOPATIA E GIOCAVA IN MODO COMPULSIVO. PER I GIUDICI È UNA CIRCOSTANZA MAI PROVATA…

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Estratto dell’articolo di https://roma.repubblica.it

 

tabacchi ricevitoria del lotto

Per tre settimane di fila ha incassato le giocate del Lotto senza girare i soldi allo Stato. Il titolare di una ricevitoria è stato condannato dalla Corte dei Conti del Lazio a restituire 13.496 euro al Ministero dell’Economia, più gli interessi.

 

Il buco di partenza, tra il 5 e il 19 marzo 2024, era di 55.332 euro: il resto è stato recuperato con cauzione, polizza fideiussoria e rate. La difesa ha sostenuto che in quel periodo il ricevitore giocava in modo compulsivo. Per i giudici è una circostanza solo affermata e mai provata. [...]

 

ludopatia

Chi gestisce una ricevitoria è un “agente contabile”: incassa le giocate per conto dello Stato, che ne diventa proprietario nel momento stesso in cui la schedina viene giocata. Il ricevitore trattiene il suo aggio e deve versare il resto entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione. Per questo, spiegano i giudici, il danno non è dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli che ha fatto la segnalazione: è dello Stato.

 

Il caso era partito dall’Agenzia. Il 13 marzo 2024 aveva sospeso la raccolta del gioco e chiesto di versare le somme dovute, avvertendo che altrimenti la concessione sarebbe stata revocata. Il titolare non aveva pagato né la settimana del 5 marzo né quelle del 12 e del 19, per un totale di 55.332 euro.

 

tabacchi ricevitoria del lotto

Il 23 dicembre 2024 è scattata la revoca: ricevitoria chiusa a tempo indeterminato, incamerati il deposito cauzionale da 5.164 euro e, tramite la polizza fideiussoria, altri 13.335 euro. Il debito residuo ingiunto era di 41.996 euro.

 

 

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Il legale del titolare ha sostenuto che, nel periodo contestato, l’uomo era incapace di comprendere le proprie azioni perché giocava in modo patologico, e che appena tornato in sé aveva cercato di risarcire. La Corte non lo ha accolto: la ludopatia, scrivono i giudici, è stata “solo affermata”, non provata con un certificato sanitario né in altro modo. E non emergono elementi che permettano di ricondurre l’omesso versamento a caso fortuito o forza maggiore.

 

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ludopatia

Per la Corte la condotta è dolosa: l’omesso versamento è avvenuto in violazione di obblighi chiari, previsti dalla legge e dal contratto di concessione, e non è stata dimostrata alcuna colpa soltanto lieve. Il ricevitore dovrà pagare 13.496 euro, più gli interessi, pari a una volta e mezzo il tasso legale, e le spese di giustizia, liquidate in 312 euro.