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TRAGEDIA SFIORATA NELLE FILIPPINE – NOVE TURISTE ITALIANE HANNO RISCHIATO DI MORIRE DOPO CHE LA BARCA SU CUI STAVANO COMPIENDO UN’ESCURSIONE È AFFONDATA, AL LARGO DELL'ISOLA PALAWAN - IL RACCONTO DI UNA DELLE SOPRAVVISSUTE: "ERAVAMO IN BALIA DELLE ONDE. ABBIAMO INIZIATO A IMBARCARE ACQUA. AVEVAMO I SALVAGENTI E CI SIAMO LEGATE FRA DI NOI. IL CAPITANO NON LANCIATO L’SOS PERCHÉ NON AVEVA ALCUN DISPOSITIVO DI SICUREZZA PER SEGNALARE L'AFFONDAMENTO" - ALLA FINE, IL GRUPPO SI È SALVATO GRAZIE A...
Estratto dell'articolo di Andrea Pasqualetto per www.corriere.it
UNA BARCA AFFONDA - FILIPPINE - 2
Isola di Palawan, Filippine. Per l’avvocata milanese Giovanna Fantini e le sue otto amiche una vacanza da sogno: sole, sabbia, acque cristalline. [...] «Una tipica barca in legno, con il tettuccio e i bilancieri laterali, capitano e marinaio. L’escursione è stata fantastica, abbiamo visto le tartarughe, le stelle marine, i coralli, abbiamo fatto un pic-nic a Peña, uno splendore», racconta Fantini con un tono di voce cupo. La strano umore è presto spiegato:
«Tutto è cambiato al rientro: il mare si è alzato, la barca ha iniziato a ballare, gli schizzi d’acqua sono diventati secchiate e noi eravamo in balia delle onde. Abbiamo iniziato a imbarcare acqua, il marinaio cercava di buttarla fuori con un catino ma era molta più quella che entrava di quella che usciva. Fino a che è successo quello che non doveva succedere: la barca ha iniziato ad affondare».
UNA BARCA AFFONDA - FILIPPINE - 3
Panico, naturalmente. «Siamo andati sott’acqua in breve tempo, così, piatti, e ci siamo ritrovate fra le onde». Avevano comunque i giubbotti di salvataggio. «Abbiamo pensato di legarci fra di noi, usando le corde, i salvagenti e due tavole di legno da una parte e dall'altra. Il capitano non ha potuto lanciare l’sos perché non aveva alcun dispositivo di sicurezza per segnalare l'affondamento, né un razzo, né un cellulare... Insomma, eravamo in mezzo al mare, spaventatissime».
Fortuna ha voluto che una delle amiche, quasi tutte milanesi, avesse un cellulare impermeabile. «È stata lei a dare l’allarme: ha chiamato il padre di un’altra che era rimasto sulla spiaggia (il gruppo è di 11 persone, 9 donne e due uomini) e lui ha avvertito l’albergo. Siamo rimaste in acqua tre quarti d’ora... ». E il capitano? «Lui era sul tetto della barca che affiorava dall’acqua. Ma devo dire che noi siamo state molto più intraprendenti di lui. Era un giovane, secondo me non sapeva andare per mare».
L’odissea è durata tre quarti d’ora. Fino a che è spuntato lo scafo di una barca mandata dall'albergo e tutte hanno tirato un sospiro di sollievo. La vicenda si conclusa felicemente, dunque. «Comunque, qualcosa di sconvolgente anche perché non sapevamo se ci avrebbero localizzato e per noi non era semplice far capire dove fossimo». [...]
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