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UN’ALTRA VITTORIA PER LOTITO - LA PROCURA GENERALE RICORRE IN CASSAZIONE CONTRO LE ASSOLUZIONI DEGLI EX CAPI ULTRAS BIANCOCELESTI IMPUTATI NEL PROCESSO SULLA SCALATA DELLA LAZIO CHE SAREBBE AVVENUTA A COMINCIARE DAL 2005 - LA PROCURATRICE CHIEDE DI ANNULLARE LA SENTENZA CON RINVIO “PER UNA NUOVA PRONUNCIA” - FRA GLI IMPUTATI C’ERANO I CAPI ULTRAS DEGLI IRRIDUCIBILI ACCUSATI DI TENTATA ESTORSIONE, FRA CUI FABRIZIO PISCITELLI, “DIABOLIK”, UCCISO NELL’AGOSTO 2019 - LA PROCURA CHIEDE ALLA CASSAZIONE DI ANNULLARE LA SENTENZA CON RINVIO “PER UNA NUOVA PRONUNCIA”
La procura generale della Corte di Appello di Roma ricorre in Cassazione contro le assoluzioni dello scorso maggio nei confronti degli ex capi ultras imputati nel processo sulla scalata della Lazio che sarebbe avvenuta a cominciare dal 2005. “Mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione” le ragioni per le quali la sostituta procuratrice generale Vittoria Bonfanti chiede alla Cassazione di annullare la sentenza con rinvio “per una nuova pronuncia”.
Lo scorso maggio i giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Roma avevano assolto con la formula perché il fatto non sussiste Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo, Paolo Arcivieri, Guidocarlo Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e Fabrizio Di Marziantonio. In primo grado, nel gennaio 2015 erano state comminate invece condanne da 4 anni e 2 mesi a 2 anni e due mesi. Fra gli imputati c’erano i capi ultras degli Irriducibili accusati di tentata estorsione, fra cui Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti.
Per la procura generale, che invece aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado, la sentenza "non ha dato conto in modo esauriente dei motivi per i quali ha ritenuto di sovvertire la sentenza di condanna emessa in primo grado, omettendo di confutare tutte le ragioni che sorreggevano l'iniziale valutazione del Tribunale e fornendo una motivazione apparente ed incongrua, non confacente ai principi della logica giuridica e agli indirizzi espressi più volte dalla giurisprudenza di legittimità in tema di prova indiziaria".
Secondo la procura generale, "la Corte omette di confrontarsi con le dichiarazioni rese da Claudio Lotito e Cristina Mezzaroma, già analiticamente riportate nella sentenza di primo grado, in particolare Lotito aveva collocato temporalmente la ricezione delle due lettere minatorie indicate nel capo di imputazione nel contesto di due episodi verificatisi nel settembre 2005 presso i suoi uffici di via di Porta Ardeatina: lo scarico di un camion di letame in data 5 settembre e lo scarico di una lavatrice in data 8 settembre.
Secondo quanto riportato nella sentenza di primo grado, il secondo episodio era stato pubblicamente rivendicato dagli Irriducibili e, quanto al primo, gli accertamenti di polizia giudiziaria avevano evidenziato che il furgone utilizzato per trasportare il letame era stato noleggiato da Yuri Alviti. Tali dati, costituiscono elementi di collegamento tra gli episodi materiali e il contesto di pressione descritto nell'imputazione" sottolinea il pg.
(…) Con il ricorso la procura generale chiede che la Corte di Cassazione annulli la sentenza "con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma per nuova pronuncia".
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