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“NON ESISTONO CIBI BUONI O CATTIVI: LE DIETE MIGLIORI SONO QUELLE CHE NON ESCLUDONO NULLA” – PAROLA DEL NUTRIZIONISTA VALERIO MANCINI CHE SUI SOCIAL SMONTA FAKE NEWS GASTRONOMICHE E MODE SPESSO PERICOLOSE: “A TAVOLA BISOGNA MODULARE LA QUANTITÀ E LA FREQUENZA DEGLI ALIMENTI. I FALSI MITI PIÙ COMUNI? RIGUARDANO LA FRUTTA DOPO I PASTI CHE GONFIA. O ANCORA CHE IL GLUTINE INFIAMMA E FA MALE ANCHE A CHI NON È CELIACO. POI C'È L'EVERGREEN: IL METABOLISMO LENTO. BASTEREBBE CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE PRATICASSE PIÙ SPORT...” - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Tecla Biancolatte per “la Repubblica”

 

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[...] Sui social proliferano avvertimenti di sedicenti esperti che offrono diete "perfette", mettendo in guardia dal nemico alimentare di turno. Valerio Mancini, biologo nutrizionista, su Instagram cerca di fare ordine nel caos di mode, divieti e promesse di benessere, smontando le fake news più diffuse sul cibo. E da sportivo ricorda che per perdere grasso occorre ingerire meno calorie di quelle che si bruciano. E che nelle moderate quantità non c'è ingrediente che vada demonizzato.

 

Dottor Mancini, perché abbiamo così bisogno di dividere il cibo tra "buono" e "cattivo"?

«Me lo sono spesso chiesto anch'io. [...] Cibi buoni e cattivi non esistono, il cibo è convivialità e la convivialità è una componente fondamentale della nostra salute. Le diete migliori sono quelle che non escludono nulla, ma modulano quantità e frequenze degli alimenti».

 

Sono temi di cui parleremo a lungo a Bologna. Ci spieghi quanto siamo davvero liberi nelle nostre scelte alimentari?

«Molto poco [...] Soprattutto oggi coi social, dove chiunque può improvvisarsi esperto e darci la sua personale e distorta versione di quello che si dovrebbe mangiare. È una giungla che condiziona tutti, persino i professionisti della salute, perché neanche noi siamo immuni, spesso, da fraintendimenti o informazioni fuorvianti. [...] un video o un articolo che crea allarmismo, insomma una fake news, viaggia molto più rapidamente di una sua stessa correzione».

 

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Il tema del Festival è "Responsabilità e libertà". Come si concilia questo binomio?

«Studiando e affidandoci sempre in primis a professionisti abilitati. C'è bisogno di studiare una materia per comprenderla, e studiarla da fonti ufficiali. Per questo la nutrizione andrebbe inserita come materia nelle scuole».

 

Quali sono le false convinzioni alimentari più difficili da scardinare?

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«Occupandomi principalmente di disturbi gastrointestinali e metabolici, i falsi miti più comuni riguardano la frutta dopo i pasti che gonfia, o i legumi che gonfiano a prescindere. O ancora che il glutine infiamma e fa male anche a chi non è celiaco. Sono tanti quelli che eliminano il glutine e il lattosio senza nessuna diagnosi. Poi c'è l'evergreen: il metabolismo lento. Basterebbe che la maggior parte delle persone praticasse più sport».

 

Con lei sul palco di Bologna ci sarà la campionessa olimpica Antonella Palmisano: cosa cambia nell'alimentazione fra un atleta e uno sportivo della domenica?

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«Per il professionista l'alimentazione serve a massimizzare le prestazioni. Per esempio nel periodo pre-gara, la nutrizione e la dieta diventano molto più precise, alcuni atleti magari restringono la rosa degli alimenti per ridurre il rischio di problemi gastrointestinali. Per il non professionista, anche se magari le raccomandazioni di base rimangono le stesse, c'è ovviamente molta più flessibilità».

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Ci dia una sola indicazione per orientarci nel mare di informazioni sulla nutrizione.

«Tre step. Informarsi sul curriculum e sul percorso accademico di chi ci sta fornendo le informazioni, puntare su quelle scientifiche, cercare le fonti in ciò che si legge o si guarda, evitando le estremizzazioni [...] ».

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