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    QUI RADIO COLLE - DA DI MAIO MATTARELLA SI ASPETTA DETERMINAZIONE NEL CREARE UN ACCORDO CON IL PD (E ANCHE UN NOME PER PALAZZO CHIGI) - SE LUIGINO SI MOSTRASSE TITUBANTE, IL QUIRINALE METTERÀ IN PIEDI UN GOVERNO SUPER PARTES, E QUESTO GOVERNO PORTERÀ L' ITALIA AL VOTO FORSE IL 27 OTTOBRE…


     
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    Ugo Magri per “la Stampa”

     

    CONTE SALVINI DI MAIO MOAVERO MATTARELLA CONTE SALVINI DI MAIO MOAVERO MATTARELLA

    Alle cinque della sera, Sergio Mattarella guarderà negli occhi Luigi Di Maio, e quello che vi leggerà sarà forse più importante delle parole. Perché se il capo politico dei Cinque stelle gli sembrerà titubante o poco convinto, a quel punto il presidente della Repubblica prenderà atto che con le incertezze non si va da nessuna parte.

     

    Chiuderà l' ultimo colloquio della giornata senza neppure consentire un breve supplemento di negoziati con il Pd; chiamerà a stretto giro una personalità al momento ignota per mettere in piedi un governo super partes, e questo governo porterà l' Italia al voto forse il 27 ottobre, salvo levare subito dopo il disturbo. Insomma, qualora in Di Maio il presidente non riscontrasse la giusta convinzione, andremmo di corsa alle urne.

     

    sergio mattarella luigi di maio sergio mattarella luigi di maio

    Corollario: se il leader grillino vorrà farsi dare un altro paio di giorni, per tentare sul serio l' accordo con il Pd, dovrà mostrarsi lì, seduta stante, intenzionato a stipulare non un accordo qualsiasi ma un patto solido, di respiro e destinato (dicono dalle parti del Colle) a durare per tutto il resto della legislatura.

     

    Di soluzioni abborracciate l' Italia non ha bisogno. Per giunta, Di Maio dovrà impegnarsi a indicare entro lunedì prossimo - come termine ultimo - il nome del possibile premier, che però non potrà essere Giuseppe Conte. Già, perché alle 11 di stamane la delegazione Pd renderà ufficiale il suo no all' Avvocato del popolo, dunque sarebbe inutile riproporlo.

     

    MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA

    Ipotesi inesistenti Tante altre cose accadranno nella giornata odierna, la seconda di consultazioni presidenziali. A mezzogiorno, quando Nicola Zingaretti e i dem avranno lasciato lo studio «alla Vetrata», entrerà Silvio Berlusconi che (lo anticipa la sua stretta collaboratrice Licia Ronzulli) taglierà corto con le fantasie di un ipotetico «governo Ursula», che FI sosterrebbe insieme con Pd e Cinque stelle.

     

    «Mai con quelli là», dirà il Cav. E quando scoccheranno le 16, sarà Matteo Salvini a formalizzare che la Lega vuole solo le elezioni, a tornare sui suoi passi non ci pensa nemmeno, dunque nessun «governo Canossa» si profila all' orizzonte. Se Di Maio ci sperava, resterà deluso. Il cerchio si stringe intorno a lui: o un governo M5S-Pd, oppure il voto. Tertium non datur, in particolare non si prospettano governi «del presidente» destinati a rinviare di pochi mesi le elezioni.

    Di Maio Mattarella Di Maio Mattarella

     

    Quando Maurizio Lupi, del Gruppo misto alla Camera, ha chiesto a Mattarella come mai non ne mette in piedi uno, il presidente nemmeno l' ha lasciato finire: «Assolutamente no, questa ipotesi non esiste», ha scandito. Aggiungendo: «O i partiti si assumono in modo chiaro le responsabilità, oppure si va alle elezioni rapidissimamente».

     

    Poco prima aveva gelato, nonostante il caldo, la delegazione delle Autonomie al Senato che immaginava una trattativa Pd-M5S destinata a durare due mesi come in Germania tra Spd e Cdu: «Quel tempo non ce l' abbiamo». Ci sono da rispettare le scadenze della legge di Bilancio per evitare l' esercizio provvisorio, okay; ma c' è pure dell' altro, molto più inquietante, che qualche frequentatore del Quirinale sintetizza così: «Mattarella ha urgenza di voltare pagina perché siamo totalmente privi di governo.

    NICOLA ZINGARETTI NICOLA ZINGARETTI

    Pensiamo a cosa potrebbe accadere se scoppiasse un' emergenza di qualunque tipo e si trovassero a gestirlo Conte, Salvini e la Trenta che nemmeno si rivolgono più la parola». In quel caso non basterebbero gli scongiuri.

     

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