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    IL TENNIS CHE VERRA' - DA OGGI A MILANO “NEXT GEN”, IL TORNEO RISERVATO AI MIGLIORI UNDER 21 CON ALCUNE NOVITÀ: SI GIOCHERÀ AL LIMITE DEI 5 SET DI SOLI 4 GAMES. NON CI SARANNO I VANTAGGI, NON CI SARANNO GIUDICI DI LINEA UMANI SOSTITUITI DALL'OCCHIO DI FALCO – CLERICI: "C'ERA PROPRIO BISOGNO DI SIMILI MUTAMENTI ? MA CERTO, RISPONDE LA TELEVISIONE..."


     
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    Gianni Clerici per la Repubblica

     

     

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    ORA che un gruppo di giovanotti under 21 stanno per iniziare un torneo chiamato Next Generation, mi viene in mente che nel 1555, nemmeno il più grande scrittore di tennis, il filosofo tomista Antonio Scaino da Salò, poteva immaginare qualcosa di simile.

     

    Alla corte di Ferrara, Scaino era solito dilettarsi in quello che era conosciuto allora come "Gioco della Palla con Rachetta" e un giorno, come succede in campo anche oggi, non si trovò d' accordo con il suo benefattore Alfonso II ed ebbe l' idea di mettere per iscritto le regole di un gioco che già esisteva da almeno duecent' anni, se devo credere alla prima immagine che sono riuscito a rintracciare nella Cattedrale di Barcellona, un bassorilievo in legno scolpito tra il 1394 e il 1399 da Pere Sanglada.

     

    Secondo Scaino il punteggio del gioco era diverso da quello che siamo abituati a vedere attualmente, da quando un astuto inglese - il maggiore Wingfield - lo brevettò nel 1874, quasi l' avesse inventato lui e non gruppi di giocatori greci e romani. Il campo aveva dimensioni non molto dissimili da quelle di adesso (23,77 x 8,23) a seconda se ci si giocasse in singolo, in doppio e anche in triplo. Scaino ne cita uno a Ferrara di metri 19,47 x 6,49, mentre quello del Louvre, a Parigi, era addirittura 36,93 x 10,37.

     

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    Di diverso c' era il punteggio, che consisteva nell' avvicendarsi da un mezzo campo all' altro, dove l' arbitro aveva segnato i luoghi chiamati cacce (chase in inglese, chasse in francese) i luoghi cioè dai quali un giocatore, o una squadra, non fosse riuscito a rimandar la palla.

     

    Se non son stato chiaro, come temo, ecco le parole di Scaino: «In quel luogo, nel quale la palla termina il suo moto, e mentre ruota per terra, si costituisce un certo segno che si chiama volgarmente caccia, e segnate che siano le cacce, o palle cacciate, allora i giocatori fanno insieme una mutazione di luoco a luoco, andando i battitori al luoco dei ribattitori, e questi al loro. E cade la vittoria in quelli che si trovano aver più vicina dal canto loro la caccia già segnata che la palla di nuovo segnata».

     

    Una palla più lunga, in direzione della riga di fondo, assegnava il quindici, e così via, sino al 45, dopo il quale si aveva diritto al gioco.

     

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    Va ricordato che, sino al giorno ottocentesco nel quale la gomma fu importata dal Sudamerica in Gran Bretagna, la palla fu «soda, ripiena di pelo di lana », oppure «palla a vento, di spirito dentro piena, con mirabile artificio». E, dopo la recente scoperta, a Jesi, quelle ritrovate in Italia fanno sì che le nostre assommino a quindici, mentre in Francia il Tenniseum del Roland Garros non ne detiene nemmeno mezza. Così come il museo di Wimbledon.

     

    Va anche ricordato che, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e addirittura in Australia, esistono tuttora campi del gioco che ho tentato di descrivere chiamato Real Tennis, mentre in Francia temo che siano ridotti a tre quelli detti Jeux de Paume, e cioè Gioco del Palmo (della mano, tipico dei tempi precedenti la racchetta). Il punteggio del cosiddetto Lawn Tennis, re-inventato dagli inglesi nel 1874 non è mutato, sinché un dirigente del museo di Newport, Jimmy Van Alen, si disse che le partite erano troppo lunghe, nel 1965, ed iniziò ad applicare quello che definì tie-break (rottura di equilibrio) ai campionati universitari.

     

    Gianni Clerici Gianni Clerici

    Visti i buoni risultati, il tiebreak venne esteso ai campionati Usa 1970, e ricordo ancora le bandierine rosse che gli arbitri alzavano non appena il tiebreak iniziava. Il tie-break non si disputa ancora nel set finale di Roland Garros e Wimbledon, mentre ne è stata introdotta una variante al terzo set dei doppi, una fine affrettata ai dieci punti.

     

    Ora assistiamo a Milano a quello che spero non sarà il futuro del tennis. Si giocherà al limite dei cinque set di soli quattro games, con un tie-break nel caso di tre games pari. Non ci saranno i vantaggi, non ci saranno battute ripetute quando la palla sfiorerà il nastro della rete, non ci saranno giudici di linea umani sostituiti dall' Occhio di Falco, invenzione del predestinato di Mr Hawk.

     

    C' era proprio bisogno di simili mutamenti ? Ma certo, risponde la televisione, per aumentare la pubblicità.

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