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    “I MANDANTI DI QUESTO SCHIFOSO LINCIAGGIO MEDIATICO CHE STO SUBENDO SONO FABRIZIO (IL DELINQUENTE CON IL CULTO DI SÉ), IL SUO LACCHÈ GABRIELE (IL SERVO) E FRANCESCO (IL ‘ROSICONE UNCINO’)” - DIACO MANDA UN MESSAGGIO MOLTO CHIARO A CHI LO INDICA COME IL “COLLEGA” CHE LANCIÒ UNA SEDIA A GEORGIA LUZI, CON CUI HA CONDOTTO “UNO MATTINA ESTATE” NEL 2010 (SE NE RICORDA DOPO 10 ANNI?). NON E' STATO LUI E CHI LO INSINUA SARA' QUERELATO...


     
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    Da www.liberoquotidiano.it

     

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    Pierluigi Diaco fa i nomi delle persone che ritiene i mandanti di “questo schifoso linciaggio mediatico” che sta subendo negli ultimi giorni. Il conduttore di Io e Te aveva minacciato di passare alle azioni legali dopo che qualcuno ha messo in giro una voce secondo cui avrebbe tirato una sedia ad una conduttrice con cui ha condiviso l’esperienza di Uno Mattina Estate nel 2010.

     

    Poi nella serata di ieri il post di fuoco, che è stato poi rimosso quando ormai era però stato già immortalato. E così tutti hanno letto le parole di Diaco: “I mandanti del linciaggio mediatico ai miei danni - ha scritto il presentatore di Rai1 - sono Fabrizio (il delinquente con il culto di sé), il suo lacchè Gabriele (il servo) e Francesco (il ‘rosicone uncino’). Come scriveva Pasolini ‘io so. Ma non ho le prove. Io so perché sono un intellettuale’. Non mi fate paura”.

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    “SE MI SI SONO RIVOLTO IN MANIERA SGRADEVOLE È PERCHÉ CHIEDEVO AIUTO” – PIERLUIGI DIACO NON CI STA A PASSARE DA STRONZO E PIANGE IN DIRETTA A “IO E TE” DURANTE L’INTERVISTA A FLAVIO INSINNA: “SE AVETE VISTO IN CIRCOLAZIONE, IN QUESTI ANNI, DEGLI AUDIO O DEI VIDEO, NON PENSATE CHE QUELLE REAZIONI ASSOMIGLINO AL COMPORTAMENTO E AL CARATTERE DEI PERSONAGGI TELEVISIVI…” - VIDEO

    https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/ldquo-se-mi-si-sono-rivolto-maniera-sgradevole-perche-241221.htm

     

    GEORGIA LUZI GEORGIA LUZI

    DIACO E IL CASO DELLA SEDIA LANCIATA A GEORGIA LUZI: PARLA IL CONDUTTORE

    Mirko Vitali per https://www.gossipetv.com/

     

    Nelle scorse ore, la conduttrice e attrice Georgia Luzi ha scritto su Instagram un lungo post di denuncia nei confronti di alcuni colleghi con cui ha lavorato. Tra le righe ha anche fatto espressamente riferimento a un “collega” che le “lanciò una sedia” in passato. Nessun nome fatto, però. I rumors hanno subito messo nel mirino Pierluigi Diaco, conduttore attuale di ‘Io e Te’ (Rai Uno), che con la Luzi guidò l’edizione 2010 di ‘Uno Mattino Estate’. Ora il giornalista del servizio pubblico interviene in prima persona sulle voci sul suo conto, difendendosi e smentendo in modo categorico che la persona a cui fa riferimento Georgia sia lui. Diaco ha inoltre minacciato le vie legali laddove qualcuno accosterà in futuro il suo nome all’episodio.

    PIERLUIGI DIACO E GEORGIA LUZI PIERLUIGI DIACO E GEORGIA LUZI

     

    Diaco minaccia via legali: “Nessuno dica che ho tirato una sedia a Georgia Luzi”

    “Resisterò a questo schifoso linciaggio mediatico. Se qualcuno osa sostenere che avrei tirato una sedia ad una conduttrice con cui ho condiviso l’esperienza di #unomattinaestate nel 2010, passo alle azioni legali. Ora basta.” Così su Twitter Pierluigi Diaco. Il polverone si è scatenato, come sopra accennato, dopo che la Luzi ha scritto un post di denuncia su Instagram (qui sotto). Per quel che riguarda invece il “linciaggio mediatico” di cui parla Diaco, da sottolineare come in questi giorni il conduttore di ‘Io e Te’ sia finito al centro di parecchie polemiche, per via di alcune sue escandescenze. Escandescenze per le quali ha chiesto scusa in diretta tv. Tuttavia le voci critiche non si sono placate. Selvaggia Lucarelli, ad esempio, ha scritto un lungo editoriale al vetriolo contro il collega, definendolo una persona con poco talento, antipatica e autoreferenziale.

    GEORGIA LUZI GEORGIA LUZI

     

    IL POST INSTAGRAM DI GEORGIA LUZI

    C’è chi sceglie il silenzio.

    E chi decide di esporsi.

    E ad entrambi va il mio rispetto.

    Nella mia vita lavorativa ci sono stati periodi in cui ho accettato e subìto parole (e non solo) che forse avrei dovuto combattere ancor più energicamente di quanto abbia fatto. Anche se 1 metro e 60 di “bionditudine” non avrebbe spaventato nessuno.

     

    In quel momento...ho scelto di non “denunciare” almeno pubblicamente (ho continuato a lottare ogni giorno in silenzio, la testa non l’ho mai piegata). Sapevo a cosa sarei andata incontro e ho avuta paura. Paura di perdere il lavoro, di non essere creduta, di essere donna in un mondo di uomini. Perchè alle donne che scelgono di dire di “no” vengono fatte le pulci, ne vengono contestati i tempi e i modi (“come mai hai scelto di parlarne adesso e non prima?” “Ma non lo sai che i panni sporchi si lavano in casa???”) e così da vittime passiamo a carnefici.

     

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    Queste persone sono le stesse che giustificano la propria condotta (meschina) con il “troppo amore” che mettono nelle cose che fanno. Il troppo amore...(un po’ come quelli che ti picchiano perché ti amano troppo). Quindi, quelli educati e perbene per far capire quanto ci tengono al proprio lavoro, devono insultare qualcuno. Quindi, vale tutto?! Eh no.

    Minacce, urla, parolacce non valgono. Arroganza, presunzione, violenza verbale, non valgono.

     

    E allora mi viene in mente quando un “collega” mi lanciò una sedia. E solo per aver espresso il mio parere. Fortunatamente il "caro collega" aveva sì un ego spropositato, ma anche una mira scarsissima.

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    Mi ribellai… e nel tempo ho pagato le conseguenze anche di quello.

    Ancora oggi dà fastidio e fa paura che una donna abbia una testa pensante, abbia un’opinione e le sia data anche la libertà di poterla esprimere.

    Non permettete a nessuno di dirvi cosa potete o non potete dire, abbiate coraggio e siate gentili. Il loro “potere” è nulla di fronte alla vostra fierezza.

    E invece delle lacrime di coccodrillo, basterebbe portare rispetto. Perché siamo tutti UGUALI.

    P.s. ora direte che sto a rosicà in quanto attualmente non sto lavorando ad un programma; lo aggiungerò alla lista dei motivi per cui rimanere in silenzio.

     

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