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    E’ DURA CON IL GRANO DURO: I PREZZI SONO SALITI DELL’80% IN UN ANNO E STIME PREVEDONO UN CALO DELLA PRODUZIONE IN ITALIA DEL 2% - A OGGI È DIFFICILE IPOTIZZARE RIDUZIONI DI PREZZO SUPERIORI AL 15%, ANCHE PER LE CONDIZIONI SEMPRE PIÙ CRITICHE SUL GENERALE MERCATO DEI CEREALI - NON C’E’ SOLO LA GUERRA: IN EUROPA IL CLIMA SECCO STA METTENDO A RISCHIO IL RACCOLTO DI FRUMENTO DURO SOPRATTUTTO IN FRANCIA, MENTRE IN ITALIA LE RECENTI PIOGGE POTREBBERO NON ESSERE SUFFICIENTI A COMPENSARE LA SICCITÀ DEI MESI PRECEDENTI…


     
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     (ANSA) - Prezzi del grano duro superiori di circa il 70%-80% rispetto a un anno fa, con una produzione stimata in calo del 2% per la campagna 2022 in Italia. E' il quadro che emerge dal Durum Days 2022, l'evento che ogni anno chiama a confronto tutti gli attori della filiera a Foggia per fare il punto sulle prime previsioni della prossima campagna.

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    Un appuntamento molto atteso, con la partecipazione di Assosementi, Cia - Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Alleanza Cooperative Agroalimentari, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Crea, con Areté partner tecnico e la partecipazione in veste di sponsor di Syngenta. A maggio il prezzo della Camera di Commercio di Foggia si è attestato sui 544,50 euro/t, valore non distante dai picchi massimi toccati a gennaio 2022, fanno sapere dal Durum Days.

     

    LA GUERRA COLPISCE ANCHE IL GRANO 4 LA GUERRA COLPISCE ANCHE IL GRANO 4

    A oggi quindi è difficile ipotizzare riduzioni di prezzo superiori al 15%, anche per le condizioni sempre più critiche sul generale mercato dei cereali. In Europa il clima secco sta mettendo a rischio il raccolto di frumento duro soprattutto in Francia, mentre in Italia le recenti piogge potrebbero non essere sufficienti a compensare la siccità dei mesi precedenti, anche alla luce dei ritardi delle semine e dell'ondata di caldo che sta investendo il Paese.

     

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    Le prospettive di un calo dei prezzi per il grano duro, peraltro modeste, restano quindi subordinate ai rischi di un ulteriore deterioramento delle produzioni per via dell'impatto climatico. La produzione nazionale, secondo le stime, faticherebbe a raggiungere i 4 milioni di tonnellate, facendo registrare un leggero calo rispetto alla campagna precedente.

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