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    È PIÙ FACILE VINCERE UN MONDIALE DI F1 CHE BATTERE I VICINI ROMPIPALLE - LEWIS HAMILTON FORSE CE L'HA FATTA A SPUNTARLA NELLA "BATTAGLIA DELL’ALBERO" CONTRO GLI ABITANTI SNOB DELLA CASA A FIANCO CHE VOGLIONO IMPEDIRGLI DI ENTRARE NELLA VILLA DI LONDRA COMPRATA NEL 2017 PER 20 MILIONI - IL 7 VOLTE CAMPIONE DEL MONDO HA OTTENUTO DI POTER ELIMINARE UN SUSINO PER CONTINUARE A METTERE A POSTO IL GIARDINO DELL’ABITAZIONE CHE NON RIESCE A FINIRE DI RISTRUTTURARE DA 5 ANNI...


     
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    Salvatore Riggio per www.corriere.it

     

    La «battaglia» dell’albero

    albero conteso albero conteso

    Ha vinto la nuova battaglia di una lunga guerra. Ma ancora non è riuscito a mettere piede nella casa di Londra comprata per circa 20 milioni di euro nel 2017. Lewis Hamilton, 7 volte campione del mondo di F1, in 4 anni infatti non è ancora riuscito a mettere a posto il giardino, ultimo tassello che manca a quella che si è rivelata una ristrutturazione molto più complessa del previsto.

     

    la villa di hamilton 1 la villa di hamilton 1

    Proprio sul giardino infatti si è concentrato il fuoco di sbarramento (fatto di ricorsi, cause e carte bollate) dei vicini di casa, in larga parte celebrità del mondo dell’economia della finanza e persino artisti, tutti preoccupati che l’attenzione dei mass media possa concentrarsi su quello spicchio di Londra rovinando un «basso profilo» che dura da decenni se non da secoli.

     

    Ma Lewis finora ha avuto sempre ragione in tribunale. Ultima vittoria legale quella che gli permetterà di tagliare un albero di prugne, che lui ha dimostrato essere malato, contro il parere dei suoi vicini che lo avevano denunciato ai consigli di quartiere di Kensington e Chelsea, per violazione del paesaggio urbano.

     

    Vicini preoccupati

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    La vittoria nel duello legale per l’abbattimento dell’albero fa seguito a quella ottenuta nel 2020 per poter costruire un capanno, sempre nel giardino «incriminato». Il via vai degli operai nell’estate di due anni fa aveva preoccupato i vicini: «Non ha certo bisogno di costruire qualcosa sul retro del suo giardino. Se il proprietario si trasferisce qui, sarà senza dubbio usata come un luogo per i party, a causa del suo stile di vita» spiegava uno di loro. Questa casa è stata acquistata dal pilota britannico nel 2017, ma – come ha sottolineato un altro vicino qualche settimana fa– è «rimasta di fatto vuota fino a oggi».

     

    la villa di hamilton 4 la villa di hamilton 4

    La petizione

    Appena nel 2018 si è saputo dei lavori che voleva fare Hamilton nella sua proprietà, i vicini di casa si erano riuniti e avevano fatto una petizione nel tentativo di rallentare, se non fermare, il progetto del pilota della Mercedes. Ma almeno per quanto riguardava l’interno non c’erano riusciti. La ristrutturazione era infatti stata portata a compimento seppur più lentamente del previsto. Si erano così concentrati sull’esterno con i primi due ricorsi, entrambi persi, uno del 2020 (relativo al capanno in giardino) e uno del 2021 (relativo al susino da abbattere e che ha visto anche in questo caso vincere Hamilton).

     

    La proprietà

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    Nella sua casa, Hamilton ha ben sei camere da letto. Ma con la famiglia finora lo si è visto solo mentre seguiva i lavori. Dal 2017 a oggi infatti non l’ha mai abitata.

     

    Dimora prestigiosa

    Ovviamente la casa non è costituita però solo dalle sei camere da letto. C’è anche un soggiorno vasto (con tanto di camino), una cucina ben attrezzata e, appunto, il giardino che abbraccia l’intera proprietà.

     

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    Proprietari famosi

    L’acquisto della dimora da parte del campione del mondo era stato motivato anche dal passato prestigioso dell’abitazione. In passato questa casa è infatti stata di proprietà dello stilista britannico Christopher Bailey e successivamente del finanziere e ambientalista inglese, Benjamin James Goldsmith, a capo di una società che si concentra sul tema dell’energia e dell’efficienza delle risorse. I vicini poi sono persone enormemente facoltose ed appartenenti alla «high society» di Londra. E forse è proprio questo il problema.

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