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    ECCO PERCHE’ IL GOVERNO DRAGHI DURERA’ FINO AL 2023 – “QUESTO GOVERNO DA’ RISORSE: NESSUNO PRIMA CI ERA RIUSCITO” – LETTA E SALVINI SONO COSTRETTI A STARE INSIEME. ENTRAMBI SANNO CHE QUELLA DI “MARIOPIO” NON E’ UNA PARENTESI. IL NODO QUIRINALE: TUTTE LE FORZE POLITICHE ATTENDONO DI CAPIRE COME (E SE) SI MUOVERÀ DRAGHI, QUANDO A FEBBRAIO INIZIERÀ LA CORSA AL COLLE…


     
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    Francesco Verderami per il Corriere della Sera

     

    mario draghi al senato mario draghi al senato

    Condannati a stare insieme, Letta e Salvini iniziano a capire che la loro coabitazione potrebbe non essere breve. Iniziano a capire che per una serie di motivi la larga maggioranza in cui si sentono imbrigliati potrebbe durare fino al termine della legislatura. E avendolo intuito, iniziano a dirlo.

     

    Alcune settimane fa il leader della Lega, per spegnere le speranze di chi a sinistra sogna un secondo Papeete, aveva spiegato che «noi sosterremo Draghi finché lui deciderà di restare a Palazzo Chigi». L' altro giorno il segretario del Pd - durante un forum all' Ansa - ha auspicato che Draghi arrivi «fino al 2023, perché l' attuale quadro politico in Italia è considerato una garanzia in Europa». Certo c' è una sostanziale differenza tra le due posizioni, siccome di qui al termine della legislatura c' è lo snodo del Quirinale che potrebbe far mutare radicalmente lo scenario.

    ENRICO LETTA MATTEO SALVINI ENRICO LETTA MATTEO SALVINI

     

    In ogni caso né Letta né Salvini scommettono su un immediato ritorno alle urne, condividendo di fatto la teoria sostenuta un mese fa da Giorgetti durante un tour a Bruxelles, dove incontrò alcuni rappresentanti delle istituzioni europee: «Se Draghi dovesse diventare capo dello Stato - spiegò il ministro leghista - le elezioni non sarebbero automatiche. In Parlamento s' inventerebbero una soluzione pasticciata per evitare il voto». Ed è chiaro che una risposta al quesito può arrivare solo dall' inquilino di Palazzo Chigi: tutte le forze politiche attendono di capire come (e se) si muoverà, quando a febbraio inizierà la corsa al Colle.

     

    Nel corso di una riunione di partito, Salvini ha avvisato il suo gruppo dirigente che «se Draghi decidesse di andare al Quirinale, noi lo sosterremo e poi dichiareremmo esaurito il nostro compito al governo. Altrimenti si cercherebbe per la presidenza della Repubblica un' altra soluzione e andremmo avanti».

    mario draghi al senato mario draghi al senato

     

    Il capo del Carroccio sa che Giorgetti teorizza, e non da oggi, la rielezione di Mattarella. E se ha accennato al piano B, è perché lo ritiene realistico: «Come vedete - ha specificato - il mio lavoro è tutto calibrato sul 2023». Lo snodo è Draghi, il suo gabinetto e le missioni che deve portare a compimento: un' operazione complessa che - in via riservata - porta ministri tecnici di altissimo rango a sostenere «plausibile» il proseguimento dell' azione di governo oltre il 2022.

     

    La sortita di Letta parte da presupposti diversi da Salvini ma arriva alle stesse conclusioni. Il leader del Pd intanto ha voluto mettere in guardia quei compagni di partito che ancora soffrono per la fine del governo Conte. Sarà stato un caso, ma la sua intervista è arrivata il giorno dopo quella di Bettini, che sul Foglio prevedeva «l' inevitabile» crisi della larga maggioranza «ben prima del 2023». «Dietro questa tesi - secondo un membro della segreteria dem - si cela l' idea che Draghi sia solo una parentesi per il sistema politico. Mentre rappresenta la cesura del sistema politico: nessuno immagini che dopo potrà tornare tutto come prima».

     

    mario draghi alla camera mario draghi alla camera

    Il «prima» è finito con la caduta del Conte 2, con l' ultimo tentativo della precedente segreteria di andare subito al voto. Il ministro grillino D' Incà ha raccontato che «allora Zingaretti ci prospettò la strada delle elezioni anticipate. Ma noi gli spiegammo che era impossibile, che i parlamentari del Movimento non l' avrebbero accettato, anche perché avrebbero perso la pensione». Oggi il partito trasversale dei «quattro anni sei mesi e un giorno» - che è appunto la scadenza utile per aver diritto all' indennità - resta forte. Però non influenza le sorti della legislatura.

     

    Sono le scelte politiche a dettare i tempi. E le scelte di Letta e Salvini, cioè le loro convenienze, coincidono. Per certi versi il leader dem può riconoscersi nel ragionamento con cui il capo del Carroccio ha sottolineato ai dirigenti di partito che «non è il caso di preoccuparsi dei sondaggi in questa fase. Mi interesseranno piuttosto quelli che si faranno magari fra due anni a marzo. Perché se nel frattempo l' Italia si sarà risollevata, allora ci verrà riconosciuto elettoralmente il contributo che abbiamo dato alla ripresa del Paese. E io sono ottimista: l' economia sta ripartendo a un ritmo superiore alle attese».

    letta salvini letta salvini

     

    Condannati a stare insieme, insieme potrebbero staccare i dividendi politici di un governo che - ricorda un autorevole ministro dem - «per la prima volta può fare quanto non hanno mai potuto fare Prodi, Berlusconi, Renzi: cioè distribuire risorse». Il Recovery plan è il volano, «è la sfida - come ha detto l' altro ieri Mattarella - che richiederà un impegno destinato a non esaurirsi a breve. Ma per il quale occorrerà il massimo della continuità nella realizzazione». E parlando di «continuità» ha citato per primo il governo.

    mario draghi alla camera mario draghi alla camera

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