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    CELIBATO, PURE TROPPO SEI DURATO – EMMANUEL SANTORO, IL PRETE PIÙ GIOVANE D’ITALIA: “HO LASCIATO IL MINISTERO, MI SONO INNAMORATO DI UNA DONNA, MA SE POTESSI SPOSARMI CONTINUEREI” – “FARE IL PRETE È SEMPRE STATA LA MIA VOCAZIONE. NON CREDO A CHI SOSTIENE CHE ESISTA UN AMORE TERRENO E UNO DIVINO” – OGNI ANNO LA CHIESA PERDE UN MIGLIAIO DI PRETI. E TUTTO NON PER UN DOGMA, MA PER UNA LEGGE DELL’ANNO MILLE CHE IL PAPA POTREBBE ABROGARE…


     
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    Francesca Del Boca per www.corriere.it

     

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    «Ho lasciato il ministero da sacerdote, mi sono innamorato di una donna». Emmanuel Santoro ha 29 anni ed è stato il più giovane prete d’Italia, ordinato con deroga a soli 24 anni. Fino a poco tempo fa si è trovato a capo di quattro grandi parrocchie del centro nobile di Milano, tra Brera e il futuristico quartiere di Porta Nuova: San Marco, San Bartolomeo, Santa Maria Incoronata, San Simpliciano.

     

    Amatissimo dai fedeli e dalla comunità intera, che poteva incontrarlo ogni mattina al bar per confidarsi o in oratorio a organizzare concerti. «Fare il prete è sempre stata la mia vocazione.

     

    Se potessi sposarmi continuerei. E lo farei accanto a lei, che ormai ha preso per sempre posto dentro di me. Ci troviamo in tutto, dalla musica alla fede». Un incontro folgorante che ha portato a una decisione importantissima, ovvero chiedere la dispensa papale per potersi sposare in chiesa.

    emmanuel santoro con la fidanzata emmanuel santoro con la fidanzata

     

    «Lei ha preso per sempre posto dentro di me. Ci troviamo in tutto, dalla musica alla fede». Ha chiesto la dispensa per poterla sposare in chiesa

     

    «Non credo a chi sostiene che esista un amore terreno e un amore divino. Per me l’amore per Dio è sempre stato amore umano e il sentimento che provo adesso è omaggio al Signore.

     

    Vivere una vita a due dovrebbe essere una scelta libera e soprattutto saggia: il celibato sacerdotale non può essere legato a questioni meramente pratiche, come il tempo da dedicare interamente alla vita parrocchiale. Sarà un lungo cammino che la Chiesa dovrà affrontare con profondità, senza polemiche e strumentalizzazioni. E quando l’avrà finalmente compiuto, io ci sarò. Non vedo questa mia scelta come un girare pagina».

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    «Cammino da affrontare senza polemiche»

    Le stesse polemiche che hanno reso l’ultimo sinodo sull’Amazzonia, tenutosi a ottobre dell’anno scorso e destinato a passare quasi inosservato, un appuntamento altamente mediatico.

     

    Al centro della discussione la richiesta dei vescovi dell’Amazzonia di poter ordinare uomini sposati, vista la grave carenza di ecclesiastici in un’area grande quasi il doppio dell’Europa: una terra con 35 milioni di abitanti, sparsi tra nove Paesi dell’America Latina, dove si celebra messa in media una volta all’anno. E dove esistono vicariati che con soli tredici preti coprono l’equivalente di un terzo dell’Italia.

     

    Il caso del libro co-firmato da Ratzinger

    benedetto xvi ratzinger e robert sarah dal profondo dei nostri cuori benedetto xvi ratzinger e robert sarah dal profondo dei nostri cuori

    Una questione che ha fatto discutere le alte sfere della Chiesa e titolare i giornali uno «scontro tra papi»: all’apice l’episodio del libro a doppia firma del cardinale Robert Sarah con il papa emerito Ratzinger (rinnegato dall’entourage di quest’ultimo), saggio teologico sul valore del celibato nel sacerdozio.

     

    E sebbene Papa Francesco abbia messo in chiaro di non voler abolire il celibato, la discussione non è finita. Si calcola infatti che un migliaio di sacerdoti ogni anno (una cinquantina in Italia) abbandonino la tonaca, chiedendo la dispensa al vescovo. Senza contare quelli che non la chiedono, optando per il matrimonio civile: in tutto, negli ultimi decenni, dai 5 mila ai 7 mila solo in Italia.

     

    E il celibato è spesso il motivo per cui gli studenti di Teologia non entrano in seminario, accentuato negli ultimi tempi da un fenomeno di secolarizzazione che sta sempre più modellando il sentimento religioso delle giovani generazioni.

     

    david maria gentile david maria gentile

    «La mia vita è dentro questa chiesa. Qui mia madre stava per partorirmi e qui, rendendo onore a Dio attraverso la voce, trascorro le mie giornate». David Maria Gentile ha 33 anni ed è il Primo cantore della Basilica romana di Santa Maria Maggiore, particolarmente cara al pontefice. «Da tempo ho la tentazione di proseguire il percorso.

     

    Potrei diventare sacerdote con il cuore sull’altare o potrei incontrare una persona che condivida questo mio impegno così totalizzante? Per adesso rimango un cantore libero. Ma dico che per il clero diocesano, non per vescovi o monaci, potrebbe essere una scelta e non un obbligo: guardo alla Chiesa d’Oriente e ai suoi esempi illustri».

     

    BERGOGLIO RATZINGER BERGOGLIO RATZINGER

    Le Chiese di rito orientale del Sud d’Italia: ovvero l’unica deroga alla regola del celibato cattolico, insieme a quella approvata nel 2009 proprio da Ratzinger, rivolta ai ministri anglicani con famiglia che desiderassero convertirsi al cattolicesimo.

     

    Mentre il numero di sacerdoti continua a scendere, cresce quello dei diaconi permanenti, uomini sposati e allo stesso tempo ministri ordinati da un vescovo. Fabio Ripamonti di Lodi: «La decisione è sbocciata all’interno del mio matrimonio»

     

    Una legge ecclesiastica dell’Anno Mille

    Perché il celibato non è un dogma ma una legge ecclesiastica, istituita solo a partire dall’anno Mille, che in futuro il papa o un concilio ecumenico potrebbero abrogare.

     

    robert sarah papa ratzinger robert sarah papa ratzinger

    Intanto è un dato di fatto che la generazione dei sacerdoti sta invecchiando ( l’età media nazionale è 61 anni contro i 57 di trent’anni fa, mentre solo il 10% ha meno di 40 anni; dato che senz’altro ha pesato nella conta dei preti deceduti per coronavirus, 121 a fine maggio 2020) e riducendosi inesorabilmente, a tal punto che l’ultima Istruzione della Congregazione per il clero ha ricordato, in “casi eccezionali” autorizzati dal vescovo, la possibilità per i fedeli laici di ricoprire incarichi durante le celebrazioni di battesimi, matrimoni o funerali, e di guidare la Liturgia della Parola là dove scarseggiano i sacerdoti per la messa.

     

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    Dal 2010 al 2015 in Europa sono infatti diminuiti del 3%, a fronte di un tasso di vocazione (6 seminaristi per 100 mila cattolici) più basso al mondo, dal momento che le nuove reclute provengono perlopiù dall’Africa (+ 13% di seminaristi maggiori, con picchi di +65% in alcuni Paesi come il Madagascar, seguito da Tanzania, Camerun, Uganda).

     

     

    Da 43 mila a 29 mila parroci

    L’Italia conta oggi 29 mila parroci contro i 43 mila del 1970. Sempre meno e sempre più oberati, a capo di unità pastorali ogni anno più accorpate per mancanza di celebranti.

     

    don lorenzo romagna don lorenzo romagna

    «Mi occupo dell’amministrazione, della direzione del coro locale e persino della messa in sicurezza delle strutture». Don Lorenzo Romagna, classe 1985, è sacerdote di tre parrocchie e co-parroco di altre tre nella Diocesi di Orvieto-Todi in Umbria, cuore antico del messaggio francescano: Collazzone, Collepepe, Gaglietole, Ripabianca, Ammeto e Casalalta, per un totale di sei meravigliose pievi storiche. Zone distanti anche 10 km di strade di campagna, che solo fino a dieci anni fa disponevano di un parroco ciascuna.

     

    «Non è facile. Oggi il prete deve correre: il tempo per lo spirito a volte è davvero poco, anche se è uno spazio indispensabile che bisogna trovare. Per questo il parroco non può essere al pari di un impiegato, che dopo otto ore di lavoro può staccare e tornare a casa dalla famiglia».

    il dettaglio del colletto del clergyman di emmanuel santoro quando era prete aveva il vezzo di tenerlo slacciato il dettaglio del colletto del clergyman di emmanuel santoro quando era prete aveva il vezzo di tenerlo slacciato

     

    La solitudine del prete... non durerà ancora molto

    «La nostra è una missione, un modo di vivere interamente dedito alla comunità. La scelta del celibato per me è sempre stata serena: è un pilastro della Chiesa, e la speranza del divino che noi offriamo ai fedeli».

     

    Ma esiste una solitudine del prete? «Un prete che ama ciò che fa non è mai solo. È la forza di un affetto grande, quello della collettività, che non ti fa accontentare del singolo: io l’ho realizzato proprio innamorandomi di una ragazza, da giovane».

     

    don armando zappolini don armando zappolini

    Don Armando Zappolini, parroco di Ponsacco (Pisa), è un prete di strada. Interprete da decenni di una Chiesa sociale fatta di battaglie per gli ultimi, lotta a mafie e dipendenze, missioni umanitarie. Come di iniziative per i giovani del territorio, dai campeggi alle messe con aperitivo. «Credo che prima o poi la Chiesa aprirà sul celibato.

     

    Certo io non potrei avere una compagna: dedico anima e corpo a cambiare le ingiustizie, incidere sulla mia gente e riempire di senso le loro vite. Forse il vero problema è che le parrocchie non scaldano il cuore, non fanno sentire i fedeli come parte di un tutto. Ci vogliono preti in prima linea, a dimostrare con l’esempio che la vita cristiana è meravigliosa».

     

    La pandemia e le preghiere social

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    E chissà se le distanze imposte dalla pandemia, che hanno obbligato tanti parroci a riempire il deserto delle chiese con preghiere social e nuove forme di comunicazione, comporteranno una rivoluzione pastorale e un ritorno alla comunità religiosa.

     

    Ose, al contrario, daranno un’accelerata alla disaffezione dei battezzati: nel 2018, infatti, coloro che non si recano mai in un luogo di culto hanno superato chi li frequenta regolarmente (un quarto degli italiani; solo vent’anni fa era un terzo). In tutto questo una sola categoria di chierici cattolici, l’unica che non contempla l’obbligo del celibato, sta crescendo in tutto il mondo (+ 14% dal 2010 al 2016): i diaconi permanenti, uomini coniugati e allo stesso tempo ministri di Cristo ordinati da un vescovo.

     

    don emmanuel santoro don emmanuel santoro

    Il caso dei diaconi permanenti

    Nel nostro Paese sono circa 5.000, numero più alto d’Europa, di cui il 90% ha famiglia. Possono battezzare, benedire le nozze, accompagnare i defunti, tenere l’omelia e insieme avere un lavoro e dei figli. Ognuno con la propria veste liturgica e il proprio posto sull’altare accanto al sacerdote che rimane, come ribadito da Papa Francesco, l’unico legittimato a celebrare l’Eucaristia e assolvere dai peccati.

     

    robert sarah papa ratzinger robert sarah papa ratzinger

    «Dopo l’ordinazione mi hanno detto: il tuo matrimonio si colmerà di grazia. È stato anche vero il contrario perché la mia famiglia è un sostegno per il ministero, un posto dove trovo l’energia per aiutare chi soffre», sono le parole di Fabio Ripamonti, diacono a Lodi dal 2005 e sposato dal 1986.

     

    «La decisione è sbocciata all’interno del matrimonio, non vedo scissione tra i due ruoli. Però, a mio parere, la questione del celibato è un falso problema: anche le confessioni più libertarie, tra donne vescovo e preti sposati, risentono della crisi contemporanea. È che ci siamo allontanati troppo da Gesù e dallo spirito. Oggi corriamo verso valori vuoti come soldi, poche responsabilità, eterna giovinezza. Occorrerà un pensiero molto ampio. E pregare che la tempesta finisca».

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