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    “SOLO PER I BUROCRATI SAN SIRO È PRIVO DI INTERESSE CULTURALE” – FACCI: "LA SOVRINTENDENZA HA SCRITTO UNA CORRIVA CAZZATA DATO CHE MIGLIAIA DI TURISTI VISITANO LA SCALA DEL CALCIO E IL MUSEO. ORA L’IMPIANTO SI POTRA’ IN PARTE ABBATTERE. RESTA IL FATTO CHE UN SINDACO SAREBBE LIBERISSIMO DI FAR SALTARE SAN SIRO CON IL TRITOLO E SPAZZOLARE POI TUTTO CON LE RUSPE"


     
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    Filippo Facci per “Libero quotidiano”

     

    san siro san siro

    Detto in francese, la Sovrintendenza ha scritto una corriva cazzata che poteva esprimere con un lessico più felice. Per essere superficiali e sbrigativi ci siamo già noi giornalisti, coadiuvati da una classe politica (questa) che per vacuità pare inarrivabile: non c' era bisogno che ci si mettesse anche la commissione regionale per il patrimonio culturale (noi superficiali la chiamiamo Sovrintendenza) secondo la quale «lo stadio di San Siro non presenta interesse culturale e come tale è escluso dalle disposizioni di tutela». È orribile, letta così.

     

    Ma è la risposta che la Sovrintendenza ha dato al Comune di Milano che il 13 novembre scorso aveva chiesto di verificare se pendesse appunto un interesse culturale sullo stadio, visto che da tempo si paventa la possibilità di abbatterlo per far posto a una più modesta struttura per Milan e Inter. Significa, in concreto, che il glorioso Meazza potrebbe essere tranquillamente abbattuto: questo si legge nel documento secondo il quale «le persistenze dello stadio originario del 1925-'26 e dell' ampliamento del 1937-'39 risultano residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento e ampliamento, realizzati nella seconda metà del Novecento e non sottoposti alle disposizioni perché non risalenti ad oltre settanta anni».

     

    facci facci

    Quali interventi? Quelli del 1953-'55 e quelli del 1989-'90, più qualche intervento successivo al Duemila. In altre parole, sono gli interventi che servivano per poter continuare a giocare mantenendo standard di sicurezza in continua evoluzione. Viceversa - si arguisce - l' unica maniera di mantenere un «interesse culturale» sarebbe quella di abbandonare a se stessa una struttura per oltre settant' anni: lasciarla marcire, soprattutto non usarla perché sennò non diventa decrepita, e quindi non culturalmente interessante.

     

     

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    PARCO PER LO SPORT Il parere della Sovrintendenza ha un che di irritante ma va detto che probabilmente non farà danni: in Comune ha già preso forza l' idea di «rifunzionalizzare» il Meazza (speriamo) per farlo diventare un parco per lo sport e che perciò vengano salvati almeno il primo e secondo anello dello stadio. L' ha ripetuto, ieri, anche l' assessore all' urbanistica Alessandro Maran. Resta il fatto che il primo sindaco che passi, un domani, in teoria anche oggi, sarebbe liberissimo di far saltare San Siro con il tritolo e spazzolare poi tutto con le ruspe.

     

    Non accadrà, a meno che siano davvero scemi. Il perché è semplice.

    Qui non si tratta ovviamente di ridiscutere che cosa possa definirsi «culturale» o di ridefinire una pedante differenza tra «interesse culturale» e «interesse storico»: si tratta di osservare una realtà che prescinde dalle opinioni personali e persino dalla passione per il calcio. Ed è questa: centinaia di migliaia di persone (chiamasi turisti) ogni giorno passano da Milano e, dopo aver visitato quello che c' è da vedere o che vogliono vedere (che è moltissimo), a un certo punto passano in gran parte anche allo stadio di San Siro, magari dopo aver visitato, chessò, il museo del Teatro alla Scala.

     

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    Forse non è un caso che il San Siro-Meazza sia anche chiamato «La Scala del calcio». È uno stadio che ogni giorno viene visitato attraverso il «San Siro Museum» (biglietto 18 euro, un po' caro) che assicura un tour, la visione di una selezione delle maglie dei più importanti calciatori che hanno calcato quel terreno di gioco, i dietro le quinte dello stadio, gli spogliatoi, e il tunnel d' accesso in fondo al quale si apre la magica vista sul campo: la più grande emozione per tanti tifosi di calcio di tutto il mondo.

     

    Si va da soli, a gruppi, con guide che parlano anche Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Portoghese, Indonesiano, Cinese, Giapponese, Arabo e Russo. E se credete che siano tifosi fanatici che prendono un aereo dal Giappone solo per visitare uno stadio, beh, vi sbagliate: non è un luogo o un museo per impallinati, è parte integrante delle attrazioni storiche e culturali di Milano, parte di un percorso, dopodiché se la sovrintendenza gli rifiuta il patentino di «interesse culturale» ce ne faremo una ragione: basta che nessun cretino culturale o storico o semplicemente demente pensi di abbattere lo stadio più famoso del mondo (questo sostengono alcuni) come si abbatterebbe un eco-mostro.

     

    san siro vuoto san siro vuoto

    LE PARTI VINCOLABILI Dall' infelicissima espressione della Sovrintendenza («San Siro non presenta interesse culturale») per fortuna possiamo emanciparci per volgerla in positivo: perché significa, in concreto, che lo stadio non è integralmente «intoccabile» e che quindi si può aprire la strada a un progetto semi-conservativo che sia compatibile con la parallela costruzione del nuovo stadio per Milan e Inter. Purché il tutto sia fatto bene: il paradosso, infatti, è che le uniche parti vincolabili sono proprio quelle che non interessano a nessuno: quelle cioè risalenti alle origini architettoniche (1926) e al primo ampliamento (anni '30-'40)

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    mentre a non essere vincolabili, perché più recenti, sono paradossalmente proprio quelle che interessano di più, le più recenti: le rampe elicoidali e le torri perimetrali che sono pura avanguardia architettonica firmata Ragazzi e Hoffer. È quella la parte famosa in tutto il mondo, ed è quella che l' amministrazione - che sia, o che sarà - deve salvaguardare: pena dissensi che probabilmente sarebbero corali, anzi, veri e propri cori da stadio.

    lo stadio di san siro chiuso per l'emergenza coronavirus 11 lo stadio di san siro chiuso per l'emergenza coronavirus 11

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