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    IL CINEMA DEI GIUSTI - CURIOSO CHE ''DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES'' ESCA PROPRIO NEI GIORNI IN CUI NELLA CAPITALE BELGA SI CERCA IL DIAVOLO - UNA COMMEDIA NERA SULLA RELIGIONE E SUL MOMENTO IN CUI MORIREMO, PURTROPPO ARRIVA IN SALA NEL MOMENTO SBAGLIATO


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

    Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Von Dormael.

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    Certo, è curioso che proprio mentre la polizia e l’esercito stanno cercando il diavolo a Bruxelles, mettendo il coprifuoco all’intera città alla ricerca dei terroristi dell’Isis, esca un film che si intitola, ma solo da noi, Dio esiste e vive a Bruxelles. Inoltre, una commedia bizzarra e divertente che ironizza un po’ su tutto e che il Belgio ha candidato agli Oscar.

     

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    Presentato a Cannes lo scorso maggio alla Quinzaine des Realisateurs, anche se meritava molto di più, Dio esiste e vive a Bruxelles, che in originale si chiama Le tout nouveau Testament, si segnala come il grande ritorno di un regista bislacco ma talentuoso come Jaco Van Dormael, autore di opere clamorose come Toto le heros, L'ottavo giorno e dello sfortunato Mr. Nobody, il cui costo eccessivo e il cui insuccesso lo aveva un po' segnato.

     

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    Von Dormael torna quindi sulla scena dopo cinque anni con con quest’opera ironica e profondamente belga, che prende un po’ in giro le Sacre Scritture. "Dio esiste e vive a Bruxelles", è la frase che ci dice da subito la piccola protagonista del film Ae, Pily Groyne. Ci dice anzi che Dio si annoiava, per questo creò Bruxelles, e dopo gli animali. E infine gli uomini.

     

    Se Dio, in canotta, ciavatta e mutandoni ha le sembianze bonarie di una star francofona come Benoit Poelvoorde, che sta tutto il giorno al computer chiuso in una grande stanza da dove controlla il mondo, sua moglie è la grossa Yolande Moureau e la piccola Ae è sua figlia, sorella proprio di Gesù.

     

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    Dio è odioso e impossibile sia con la moglie che con la figlia, stressato dal troppo lavoro, al punto che la ragazzina non ne può più. L'ha fatta grossa, però. Entrando di nascosto nell'ufficio del padre ha rivelato a tutti gli esseri umani la data della loro morte, scatenando le situazioni più assurde.

     

    C'è quello che scopre di morire dieci secondi dopo, e viene investito in auto mentre legge il messaggio (lo interpreta lo stesso regista). C'è quello che forte della data molto in là della sua morte si butta dalla finestra e si salva. E poi ci riprova.

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    C'è la badante che scopre che morirà molto prima del vecchio che sta seguendo. Dio si infuria, ma Ae è già scappata attraverso la lavatrice (è così) che porta nel cuore di Bruxelles e sta cercando sei strani personaggi come apostoli per riscrivere un Nuovo Testamento. Della squadra fanno parte una ragazza bellissima che ha perso una mano in un incidente,

     

    Laura Verlinden, ma la mano può ballare magicamente da sola su un tavolo, un maniaco sessuale che ricorda il suo primo amore, Serge Lariviere, un serial killer, Francois Damiens, un tizio che sogna di diventare una ragazza, Romain Gelin, uno che parla con gli uccelli, Didier De Neck e Catherine Deneuve che ha una storia con un gorilla. Vi basta?

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    Il film sarebbe stato, ovviamente, molto più divertente se non si fosse scatenata la bufera che si è scatenata in questi giorni su Bruxelles che rende qualsiasi ironia sulla religione e su quando moriremo non così comici. Dovremmo solo avere la forza di vederlo al di fuori di questo preciso contesto storico. In sala dal 26 novembre.

     

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