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    GLI OSCAR DEI GIUSTI - LA COSA PIÙ IMPORTANTE DA SEGNALARE È LA SCONFITTA DI NETFLIX NELLA GUERRA DELLE NOMINATION DOPO TRE ANNI DI ASSOLUTO DOMINIO. DISNEY VINCE CON 22 NOMINATION, MENTRE NETFLIX NE HA SOLO 17 CONTRO LE 27 DI UN ANNO FA - IL PROBLEMA È IL TOTALE FIASCO DEI DUE GROSSI, COSTOSI FILM DA OSCAR PRODOTTI DA NETFLIX, “WHITE NOISE”/”RUMORE BIANCO” DI NOAH BAUMBACH E “BARDO” DI ALEJANDRO INARRITU, LANCIATI A VENEZIA E TORNATI SENZA NULLA IN MANO. DUE FILM CHE NON HANNO FUNZIONATO PER NULLA… - VIDEO


     
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     Marco Giusti per Dagospia

     

    le pupille di alice rohrwacher 2 le pupille di alice rohrwacher 2

    Torniamo sugli Oscar. Perché dalle nominations di quest’anno c’è qualcosa da imparare. Intanto trovate su Disney+ il delizioso corto di Alice Rohrwacher “Le pupille”, già presentato a Cannes, dove mi era sfuggito. Uno sbaglio. Perché dimostra quanto la Rohrwacher sia in sintonia, per novità e freschezza di messa in scena, con i migliori registi internazionali e quanto la sua favoletta, tratta da una lettera di Elsa Morante al suo amico Goffredo Fofi, tutta ambientata in un piccolo orfanotrofio di suore nel pieno della guerra tenuto da Alba Rohrwacher, abbia da dire sulle torte da dividere tra i poveri del mondo. Guardatelo, sono solo 39’.

     

    PINOCCHIO DEL TORO GUSTAFSON PINOCCHIO DEL TORO GUSTAFSON

    Su Disney+ trovate anche il cartone animato “Red”, quello col gattone che sfida il “Pinocchio” di Guillermo Del Toro su Netflix, e trovate soprattutto il meraviglioso documentario di Werner Herzog “Fire of Love”, sulla folle storia d’amore e di fiamme di una celebre coppia di vulcanologi. “Fire of Love” sfiderà agli Oscar il potente documentario di Laura Poitras su Nan Goldin, “All the Beauty and the Bloodshed”, che forse maldestramente ritenevo che avesse già vinto.

    colin farrell the banshees of inisherin colin farrell the banshees of inisherin

    Il film di Herzog è molto più bello, perché è totalmente cinema. Come avrete capito la battaglia è proprio sotto i nostri occhi. Non è in sala. E vede Disney+ contro Netflix. Ma la cosa più importante da segnalare, come fanno notare oggi tutti i giornali americani, è la sconfitta di Netflix nella guerra delle nominations dopo tre anni di assoluto dominio. Disney, infatti, vince con ben 22 nominations grazie a “The Banshees of Ineasherin”, a “Avatar”, “Fire of Love”, “Red”, mentre Netflix, che negli scorsi tre anni ha sempre vinto dominando la scena, ha solo 17 nominations contro le 27 di un anno fa.

    leone doro a all the beauty and the bloodshed leone doro a all the beauty and the bloodshed

    Non solo. Ben 9 di queste nominations vanno a “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Edward Berger che trovate da mesi sulla piattaforma e le altre sono sparse tra “Pinocchio” di Del Toro, il cartone animato “The Sea Beast”, il mystery “Glass Onion”, “Blonde”, “Argentina, 1985” e “Causeway”. Tutti film che trovate già sulla piattaforma. Il problema, perché un problema c’è stato, è il totale fiasco dei due grossi, costosi film da Oscar prodotti da Netflix, “White Noise”/”Rumore bianco” di Noah Baumbach e “Bardo” di Alejandro Inarritu, lanciati a Venezia e tornati senza nulla in mano. Due film che trovate sulla piattaforma, e che non hanno funzionato per nulla.

    everything everywhere all at once 8 everything everywhere all at once 8

    Al punto che tutti i voti Netflix, come si faceva anche ai David riguardo agli autori di una certa produzione, sono stati dirottati verso un altro candidato, che è appunto il film di Berger, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, che si ritrova premiato incredibilmente 9 nominations agli Oscar e 11 ai Bafta. Ma Netflix viene superato anche dalla A24, piccola società che produce solo film per la sala, premiata quest’anno con 18 nominations grazie alle 11 nominations di “Everything Everywhere All At Once” dei Daniels, il film più indie dell’anno e più fortunato (104 milioni di incasso).

    the whale di darren aronofsky the whale di darren aronofsky

    Le altre nominations della A24 vanno a “The Whale”, “Aftersun”, “Close”, “Marcel”, tutti piccoli film intelligenti da festival. Niente macelleria da piattaforma. Non so se il crollo di Netflix nelle nominations agli oscar porterà a un cambiamento di politica dello studio che, grazie anche all’appoggio di Venezia, aveva dominato la scena gli scorsi anni. Certo non si potranno più permettere grossi sbagli come quest’anno. E non credo proprio che Netflix abbia quest’anno un film in grado di battere i campioni di Disney e di A24, cioè “The Banshees of Inesherin” e “Everything Everywhere All At Once”. 

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