Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”
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La cerimonia doveva essere domenica pomeriggio. La comunione di una delle nipoti del boss Rocco Papalia, il «padrino» di Buccinasco scarcerato venerdì scorso dopo 26 anni trascorsi dietro le sbarre. Ma il boss rischiava di non poter assistere alla messa, a causa delle restrizioni imposte dai tre anni di sorveglianza speciale che gli sono stati inflitti e che lo obbligano a stare in casa dalle 19.30 alle 7 del mattino.
E così il 66enne originario di Platì ieri s' è presentato di persona dal sacerdote che avrebbe dovuto celebrare la cerimonia alle 16.30 di domenica per chiedere lo spostamento della celebrazione: non più al pomeriggio, ma al mattino, alle 11.30. A quell' ora erano previste altre comunioni e il sacerdote a quel punto ha deciso di inserire nell' elenco dei ragazzi che riceveranno per la prima volta l' eucaristia anche quello della nipote del boss.
Se si sia trattato di una semplice variazione nel calendario delle cerimonie o di una «cortesia» nei confronti del boss della 'ndrangheta non è dato saperlo. Il sacerdote per il momento preferisce non commentare. Si tratta di un sacerdote sempre presente alle iniziative antimafia. Impossibile nella «Platì del Nord», 27 mila abitanti alle porte di Milano, non conoscere il nome di Rocco Papalia, boss dei sequestri e della droga, arrestato negli anni Novanta assieme ai due fratelli Domenico e Antonio.I Papalia, assieme alla dinastia Barbaro, rappresentano il Gotha della 'ndrangheta d' Aspromonte. E sono la 'ndrina più influente tra quelle radicate al Nord fin dagli anni Settanta.
ROCCO PAPALIA
Giusto tre giorni fa, nella sua Platì, i carabinieri avevano arrestato il 51enne Rocco Barbaro, latitante da quasi due anni, soprannominato 'u Sparitu e figlio del patriarca Francesco Barbaro, 90 anni. Rocco Barbaro era «scomparso» proprio da Buccinasco dove fino al 2013 - dopo la scarcerazione avvenuta nel luglio 2012 - aveva lavorato come ex detenuto «affidato in prova» da un gommista.
Nel frattempo, assieme al figlio 27enne Francesco Barbaro, e a una selva di prestanome, aveva acquistato un bar a pochi metri dal Duomo: il «Vecchia Milano» del centralissimo corso Europa. Per questo il Tribunale di Milano aveva emesso un' ordinanza di custodia per intestazione fittizia di beni e associazione a delinquere. In un' intercettazione realizzata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, il boss viene indicato da due affiliati come «il capo di tutti i capi», ossia il referente (in quel momento) della 'ndrangheta in Lombardia.
La scarcerazione di Rocco Papalia, parente dello stesso Rocco Barbaro che ne ha sposato una nipote, è arrivata dopo 11 condanne a 124 anni di carcere complessivi grazie a una norma che ha previsto un ricalcolo (al ribasso) del cumulo pene. Ultima condanna quella a 30 anni per un omicidio del 1976. Un ritorno che preoccupa da un lato gli investigatori dell' antimafia che temono che Rocco Papalia possa così colmare il vuoto di potere che si era venuto a creare in questi anni.
rocco papalia
E dall' altro che impensierisce l' amministrazione comunale con il sindaco Giambattista Maiorano che non nasconde la sua «preoccupazione».
Dopo la scarcerazione, parenti e amici del boss Papalia avevano fatto visita alla casa di via Nearco 6 - metà palazzina è confiscata e affidata a un' associazione che si occupa di giovani profughi - portando pasticcini e champagne per festeggiare il ritorno in libertà. Il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno per chiedere ai cittadini di esporre lenzuola bianche contro la mafia nella giornata di domenica 28 maggio. Nella stessa data anche una biciclettata di associazioni ambientaliste farà tappa in via Nearco per visitare l' appartamento confiscato.
il clan di buccinasco in discoteca nel 1975 la casa del boss papalia confiscata negli anni novanta