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    IL CINEMA DEI GIUSTI - DEVO DIRE CHE QUESTO BUFFO “DRIVE-AWAY DOLLS” È MOLTO DIVERTENTE E NON CAPISCO PERCHÉ NON STIA FUNZIONANDO AL BOX OFFICE - MI FANNO MOLTO RIDERE QUESTE SCATENATE RAGAZZE LESBICHE, SCIROCCATE E STRAFATTELLE, IN FUGA DAL TEXAS ALLA FLORIDA, CHE SI FERMANO IN OGNI ASSURDO LESBO-BAR DURANTE IL TRAGITTO PER UNA SCOPATA RAPIDA, SENZA SAPERE NÉ DI TRASPORTARE LA TESTA DI UN MORTO IN UNA CAPPELLIERA E UNA MISTERIOSA VALIGETTA CHE CONTIENE… - VIDEO


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

    drive away dolls drive away dolls

    Diciamolo subito. In quale altro film trovi un’apparizione di una scatenata Miley Cyrus nei panni della mitica Cynthia Plaster Caster, l’artista che negli anni ’60 si era specializzata nei calchi di peni eretti di rockstar celebri, come quello gigantesco di Jimi Hendrix? O trovi un personaggio, Curlie dello straordinario Bill Camp, odioso con tutti (“Non chiamarmi Curlie”), che si rende conto che nessuno verrà a salvarlo proprio perché è così odioso. E per questo sogniamo un film tutto su di lui. O sei travolta da un inizio tutto leccate e scopate tra ragazze texane che ti portano proprio in un altro mondo. Insomma.

     

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    Anche se per tutto il tempo mi sono chiesto, da vecchio e noioso cinéphile, chi fosse il vero regista e chi il vero sceneggiatore tra i fratelli Coen e perché diavolo si siano divisi dopo una vita passata assieme e ben quattro Oscar vinti, ma vabbè…, devo dire che questo buffo “Drive-Away Dolls”, pur non all’altezza dei capolavori scritti e diretti a quattro mani, ma diretto dal solo Ethan alla sua prima uscita da solista, che lo ha scritto con la moglie Tricia Cooke, è comunque molto divertente e pieno di musica anni ’60 e ’90. E perfettamente in linea con un percorso di comedy-murder-thriller che va da “Blood Simple” a “Fargo”.

     

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    E non capisco perché non stia funzionando al box office. Mi fanno molto ridere queste scatenate ragazze lesbiche, le strepitose Margaret Qualley, che è la texana Jamie, che deve scordare la relazione focosa con la poliziotta Sukie, e Geraldine Viswanathan, che è l’indiana Marian, più riservata, continuamente assorta nella lettura di “The Europeans” di Henry James. Le due sono in viaggio (fuga) dal Texas a Tallahasse in Florida su una macchina ottenuta col drive-away, cioè un noleggio limitato solo per un viaggio.

    drive away dolls. drive away dolls.

     

    Ma, sciroccate e strafattelle, si fermano in ogni assurdo lesbo-bar o lesbo-locale durante il tragitto nel profondo sud omofobo per una scopata rapida, senza sapere né di trasportare la testa di un morto, Pedro Pascal, in una cappelliera, e una misteriosa valigetta che contiene chissà cosa, né di essere inseguiti da due brutti pericolosi figuri, alla Fargo, Joey Slotnik e C.J. Wilson, agli ordini di un sulfureo Colman Domingo, anche lui legge Henry James, che deve assolutamente recuperare la valigetta e la capoccia del morto.

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    Per tutto il film, ambientato nel 1999, magari anche scritto una ventina d’anni fa, passano dei filmati da film psichedelico anni ’60, alla The Trip di Roger Corman tanto per capirsi, per ricollegarsi alla gioventù sbandata di un politico di destra in carriera, Matt Damon, e al mitico personaggio di Cynthia Plaster Caster, che già Carlo Verdone trattò in “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, che è morta un paio d’anni fa. Alla fine si vede volentieri. In sala.

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