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    IL "MAGO" HAMILTON E LO SCACCO MATTO A VERSTAPPEN – IN UNGHERIA TRIONFO DI LEWIS GRAZIE ALLA STRATEGIA MERCEDES: AL 60° GIRO LE GOMME DELL’OLANDESE SONO CROLLATE E IL CAMPIONE DEL MONDO,CHE AVEVA FATTO DUE SOSTE AI BOX, L'HA DIVORATO- LA FERRARI? NON PERVENUTA, SCARTI DA UN MINUTO. IMBARAZZANTE. LECLERC AMMETTE L'INESPERIENZA. VETTEL FA LUCIDA PROFESSIONE D'IMPOTENZA – VIDEO


     
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    Flavio Vanetti per il “Corriere della sera”

     

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    Un ragionamento da scacchista e un colpo di magia. Solo così sarebbe stato possibile smontare Super Max Verstappen, la sua pole position, potenzialmente magnetica per la vittoria in Ungheria, e l' attitudine da duro con cui il ragazzo terribile della F1 regola i rivali.

     

    James Vowles, 40 anni, britannico, che siede al muretto dal 2009 e dai giorni in cui la Mercedes era ancora Brawn Gp, è lo scacchista. Al giro numero 48 ha ordinato il rientro a Lewis Hamilton, che stava ritentando l' attacco all' olandese: due soste, non una; si ricomincia da capo. È parsa una follia perché la Red Bull pareva ormai cotta, Lewis stesso ha dubitato della chiamata: «Ma devi avere fiducia nel team».

    La Mercedes era nel giusto.

     

    Le gomme dure - cavallo di battaglia della Freccia d' argento numero 44 - avrebbero tenuto. Però forse non avrebbero permesso il sorpasso, anche perché i freni si surriscaldavano troppo.

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    E poi c' era Max, idealmente trascinato dall' onda arancione dell' esercito dei tifosi - un fenomeno mediatico e cromatico, visto quanto colorano le tribune -, risoluto a fare sì che la prima partenza al palo della sua giovane storia fosse il trampolino per il terzo successo negli ultimi quattro Gp. Difficile levarlo dal comando.

     

    E lui l' ha sottolineato: «Se Hamilton fosse rimasto con quelle coperture ce l' avrei fatta a tenerlo dietro. Invece con la seconda sosta (e con il passaggio alla mescola media, ndr ) il mio destino era segnato: quando mi è piombato addosso non ero sorpreso, era semplicemente inevitabile».

     

    Però oltre alla cattiveria dello squalo serviva il mago. Ovvero un pilota giunto a 81 successi, 10 in meno rispetto al record di Michael Schumacher; il veterano campionissimo che accetta e vince la sfida con il talento emergente. Hamilton s' è ritrovato a 19 secondi, con 18 giri residui. E quando la sua rimonta pareva incagliata (per tre giri non s' è schiodato da -15), ha dubitato di nuovo: «Ragazzi, sicuro che ce la faccio?».

     

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    Risposta calmissima: «Tranquillo, siamo in linea con il piano». Lo scacchista aveva di nuovo visto giusto - al 60° giro le gomme di Verstappen sono crollate e il pescecane l' ha divorato -, ma il mago ha dovuto metterci del suo, con una serie mozzafiato di giri da qualifica: «È stata la sequenza più intensa della mia carriera, mi sento come se avessi scalato un muro altissimo. Max è stato però fenomenale e la Red Bull è migliorata. Mi auguro che cresca ancora e spero che pure la Ferrari torni vicina».

     

    Grazie, Lewis, per averci ricordato la Rossa. C' era anche lei in pista ed è salita sul podio con Sebastian Vettel, che nel finale ha passato Charles Leclers sfruttando una strategia diversa, basata sulla chiusura con mescola morbida.

     

    Ma di fatto la Ferrari non è mai pervenuta: al termine, scarti da un minuto. Imbarazzante. Leclerc ammette l' inesperienza («Devo imparare a gestire meglio le gomme»), Vettel fa lucida professione d' impotenza («La qualifica ha spiegato i nostri limiti in curva, la gara li ha confermati.

     

    Non sono contento, ma dobbiamo rimanere positivi»), Mattia Binotto prova a non disarmare: «Non smettiamo di lavorare su questa macchina per puntare a quella del 2020.

    Ci sono gare da onorare e, magari, da vincere».

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    Spa e Monza, piste più adatte a una monoposto problematica, sono la linea del Piave di un Cavallino azzoppato .

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