Estratto dell’articolo di Emanuele Bonini per “la Repubblica”
EMMANUEL MACRON THIERRY BRETON
Un commissario «di peso», con deleghe e compiti importanti in ambito economico. Nella nuova Commissione europea che verrà l'Italia cerca un posto di primo piano, in un negoziato tutt'altro che scontato per ragioni di politica e di concorrenza con i partner a dodici stelle. Il governo dovrà vedersela soprattutto con le analoghe ambizioni della Francia, desiderosa di un portafoglio come quello che vorrebbe il Belpaese. «Un incarico di serie A, che ci spetta come Paese fondatore» ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Una corsa a due appena cominciata, con Parigi che si presenta al nastro di partenza in condizione migliore. Il presidente francese, Emmanuel Macron, esce indebolito sul piano interno dalle elezioni europee del 9 giugno, un vero e proprio terremoto che ha costretto l'inquilino dell'Eliseo a sciogliere le Camere e indire elezioni anticipate.
raffaele fitto giorgia meloni
Ma sul piano europeo è dentro la grande coalizione, e ha già ufficializzato il nome di Thierry Breton, attuale commissario per il Mercato interno, per il prossimo collegio di commissari e sostenuto Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla testa dell'esecutivo comunitario. Una mossa con cui chiedere un commissario degno di uno Stato membro fondatore dell'Ue dalla grande forza economica.
Dall'altra parte la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ancora non ha sciolto la riserva sul nome da proporre per il collegio. Aleggia il nome di Raffaele Fitto, a differenza di Breton ancora da ufficializzare. La premier esce isolata dal vertice dei leader di pochi giorni fa. I conservatori europei di cui è esponente non fanno parte di quell'alleanza popolari-socialisti-liberali che è stata sancita dopo le elezioni europee, e a questo Meloni ha aggiunto la propria astensione nei confronti di un von der Leyn bis. Per sostenere la presidente uscente vorrebbe qualcosa in cambio, quella delega «di serie A» evocata dal suo vicepremier Antonio Tajani.
giorgia meloni e viktor orban con dietro emmanuel macron e klaus iohannis
[…] Allora ecco competitività, bilancio, Piani nazionali di ripresa (Pnrr), industria. Tutti temi che non disdegnerebbe l'Italia, ma che fanno gola anche alla Francia. […]
È qui che si dovrà mostrare abile Giorgia Meloni. Von der Leyen andrà a cercare i voti nell'Aula del Parlamento europeo, e solo dopo la sua elezione inizierà a lavorare per formare la squadra di commissari. Popolari (Ppe), socialisti (Pse) e liberali (Re) insieme dovrebbero garantire la maggioranza semplice richiesta per l'investitura, ma la presidente designata vorrebbe una maggioranza forte e anche un contrappeso contro i franchi tiratori che non digeriscono queste alleanze post-elettorali, e i voti dei 24 parlamentari di Fratelli d'Italia sono una dote non da poco.
Ma servirà anche il nome giusto, per evitare che si ripeta l'esperienza di Rocco Buttiglione, bocciato dal Parlamento nel 2004 per le sue posizioni troppo rigide su diritti Lgbtqia+ e parità di genere.
[…] Certamente dipenderà anche da come von der Leyen vorrà ridisegnare il collegio. Alcuni degli attuali portafogli potrebbero sparire, altri accorpati, e potrebbero comparirne di nuovi, legati alle nuove necessità. Allo stesso tempo l'Italia dovrà lavorare bene. Meloni dovrà negoziare personalmente con von der Leyen e, se vuole avere la meglio sulla Francia, farlo immediatamente, con Macron impegnato com'è a gestire le questioni di politica interna.
MEME SU EMMANUEL MACRON E GIORGIA MELONI AL G7 DI BORGO EGNAZIA, IN PUGLIA
A Bruxelles c'è chi ritiene che aver detto «no» alle figure proposte per gli incarichi di rilievo delle istituzioni europee sia stato un errore che ha indebolito Meloni da punto di vista politico e di immagine. Se così è c'è da ricucire uno strappo, ma il negoziato da condurre in porto comunque rimane.
giorgia meloni guarda in cagnesco emmanuel macron g7 2 giorgia meloni guarda in cagnesco emmanuel macron g7 1