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    IN MISSIONE PER CONTO DI DIO - IL LIBRO "THE BLUES BROTHERS", DI DANIEL DE VISÉ, RIVELA I SEGRETI DIETRO AL FILM CULT CHE HA FATTO LA STORIA DI HOLLYWOOD - IL COPIONE ORIGINALE FU SCRITTO DA DAN AYKROYD - LA PRODUZIONE DEL FILM FU CATASTROFICA, TRA COSTI ESORBITANTI E JOHN BELUSHI CHE A UN CERTO PUNTO SPARÌ NEL NULLA: ERA ANDATO A CASA DI UN UOMO CHE VIVEVA VICINO AL SET PER SVUOTARGLI IL FRIGO - IL PRIMO INCONTRO TRA BELUSHI E JOHN LANDIS, I PIEDI PALMATI DI AYKROYD E IL RIFIUTO DI LITTLE RICHARD… - VIDEO


     
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    Estratto dell'articolo di Alberto Crespi per "la Repubblica"

     

    john landis blues brothers john landis blues brothers

    John Landis, regista di Animal House e The Blues Brothers , racconta così il suo primo incontro con John Belushi, star dei due film: «Belushi era a New York per il Saturday Night Live . Io arrivai da Los Angeles e la Universal mi mise in un albergo di lusso. John entrò nella mia stanza e, prima di presentarsi, mi chiese: “C’è il servizio in camera in questa topaia?”. Senza aspettare risposta alzò il telefono, chiamò il ristorante e ordino una cena per dieci persone. Poi mi disse: “Ok, cos’è questo film?”. Gli raccontai Animal House e il personaggio di Bluto Blutarsky.

     

    The Blues Brothers di daniel de vise The Blues Brothers di daniel de vise

    Non mi lasciò finire: “Fantastico, lo faccio”, mi strinse la mano e se ne andò. Mentre usciva, con un tempo comico degno dei fratelli Marx, entrarono quattro o cinque camerieri con il cibo che aveva ordinato. Mi ritrovai da solo in camera, con non so quanti cocktail di gamberi che non sarei mai riuscito a mangiare».

     

    È una storia che Landis ci ha raccontato tanti anni fa. Un aneddoto di prima mano. Tutto ciò che stiamo per dirvi viene invece dal libro The Blues Brothers , scritto da Daniel De Visé e appena uscito in Gran Bretagna (edizioni White Rabbit). […]

     

    Ricostruisce le biografie di Belushi e Aykroyd, e ripercorrerle è interessante, […] Belushi veniva da una famiglia albanese piccolo-borghese che a Chicago si faceva passare per italo-americana perché sembrava più rispettabile. Studiò al college, avrebbe potuto condurre una vita “normale”. Ma era un formidabile imitatore e il suo primo cavallo di battaglia fu l’imitazione di Joe Cocker a Woodstock. Era un poderoso fumatore di erba ma tutto andò a rotoli quando incontrò la cocaina.

    the blues brothers the blues brothers

    Invece Dan, in Canada, era un vero freak. Aveva la sindrome di Tourette, un quoziente intellettivo altissimo, un occhio castano e un occhio verde ed era nato con la sindattilia, una malformazione alle dita dei piedi, unite da una membrana: insomma, aveva le pinne.

     

    Amava visitare le agenzie di pompe funebri e pensò a lungo di farsi prete. La sua vita cambiò quando per puro caso si trovò a suonare la batteria per Muddy Waters, leggenda del blues. Era lui il musicista “in missione per conto di Dio”: ideò e scrisse The Blues Brothers per ridare ai musicisti afroamericani la popolarità che il rock e la disco avevano loro sottratto. Il film fu una specie di anti Febbre del sabato sera .

    ray charles the blues brothers ray charles the blues brothers

    […] Fu sempre Aykroyd a coinvolgere i grandi del r’n’b, da Ray Charles ad Aretha Franklin. Per il ruolo del predicatore voleva Little Richard, che rifiutò: la scelta cadde su James Brown, una manna dal cielo. Il primo copione di Aykroyd si intitolava The Return of the Blues Brothers ed era di 342 pagine, che Landis ridusse a 120. La lavorazione fu catastrofica (il budget si impennò a livelli stratosferici) e tragicomica.

     

    aretha franklin the blues brothers aretha franklin the blues brothers

    Basterà sapere che l’inseguimento automobilistico nel centro commerciale fu girato in un mall abbandonato, e riarredato dalla produzione con costi iperbolici. La sera in cui dovevano girare, con migliaia di persone e tecnici in attesa, Belushi sparì. Aykroyd andò a una casa lì accanto e suonò il campanello.

     

    Un uomo gli aprì. «Stiamo girando un film», disse Dan. «Sì, me ne sono accorto», rispose l’uomo, un po’ scocciato. «Sto cercando l’attore protagonista»; «È un tizio tarchiato con gli occhiali scuri?»; «Sì, l’ha visto? »; «È entrato in casa mia due ore fa, ha svuotato il frigorifero e adesso dorme sul mio divano». The Blues Brothers non fu un successo, ma nel tempo è diventato un film “cult” e irripetibile: oggi nessuno, a Hollywood o altrove, produrrebbe un film così pazzo, costoso, logisticamente impossibile, scorretto. […]

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