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    TIRA PIÙ UN PELO DI TWIGA – L’EPICENTRO DELLA POLITICA AGOSTANA SI È TRASFERITO DAL PAPEETE DI MILANO MARITTIMA, A FORTE DEI MARMI, NEL LOCALE DI BRIATORE E DANIELONA SANTANCHÈ, DOVE TUTTI SI RISCOPRONO MELONIANI, IN UN’EPICA SALDATURA TRA LA RICCA BORGHESIA DEL NORD, CHE SVACANZA IN VERSILIA, E I BALNEARI ANTI-BOLKESTEIN – E LA PITONESSA A FARE DA TRAIT D’UNION…


     
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    Giuseppe Salvaggiulo per www.lastampa.it

     

    Notte senza la sera. Poche stelle. Afa. Twiga. «Purtroppo stasera Daniela Santanchè non è potuta venire. Doveva andare a cena con Fratoianni! Pare che l’accordo sia fatto! Tutti insieme! Notti magiche... inseguendo un gol!».

    il twiga di flavio briatore 4 il twiga di flavio briatore 4

     

    Esordio stagionale di Umberto Smaila. Compleanno del figlio Rudy che ne segue le tracce canore. Ora inoltrata quanto le scollature. Delle lussureggianti barche di sushi, solo sparuti amarcord di riso. Magnum malinconicamente rovesciate nelle glacette. Bollicine dissolte nell’aria appiccicosa. Carni dorate. Sandali smaltati. Mocassini scamosciati. Smaila duetta con lo scatenato ex campione di tennis Paolo Bertolucci, anch’egli in preda a bagordi genetliaci. Assurto al rango di tipo italiano su tv e social, si concede ai selfie dei clienti gorgheggiando brani di Renato Zero tra uno scampo bollito e variopinte crudités.

     

    santanche' twiga santanche' twiga

    «Sai Paolo, ho scoperto di essere l’unico italiano che ha gli stessi occhiali di Calenda! Vabbè, dai, sparami gli 883! Solita notte da lupi nel Bronx...». E così, inaspettatamente, tra un uomo ragno assassinato e gli anni d’oro del grande Real, la campagna elettorale agostana fa capolino anche nel tempio del disimpegno versiliano: il disco-bar-risto-bagno del duo Briatore-Santanchè oltre che del di lei nuovo compagno Dimitri, che gli altri balneari della zona chiamano, non senza riverenza, «il principe» per via del sangue blu.

    flavio briatore e elisabetta gregoraci al twiga flavio briatore e elisabetta gregoraci al twiga

     

    Notte conservatrice. Purtroppo Daniela se l’è persa, ma ubi maior: ospitava in villa Giorgia Meloni, reduce dagli osanna alla Versiliana. La veranda della villa ha fatto anche da location al collegamento intercontinentale con la trumpiana Fox Tv. Mentre Salvini diserta il Papeete, la papabile prima premier donna della Repubblica è tipa da spiaggia, ma con discrezione. E infatti al Twiga si fa vedere l’indomani, in pieno giorno come l’anno scorso e a riflettori spenti, sotto la fastosa tenda arabeggiante fronte mare della Santanché: più grande di un bilocale, divaneria e cuscineria assortita in pompa gheddafiana. Acqua frizzante. Niente superalcolici né balli proibiti.

    il twiga di flavio briatore 3 il twiga di flavio briatore 3

     

    Giorgia non ha trovato il tempo di incontrare i balneari della zona. Ma declinando l’invito ha assicurato un appuntamento romano a settembre. Non può deluderli. Nelle chat di categoria, il sostegno alla leader di Fratelli d’Italia è unanime: «Andremo a parlare con l’unica che ci difende».

     

    «Legga qui», sguaina lo smartphone Francesco Verona, titolare del King e presidente dell’associazione di Marina di Pietrasanta che conta 107 stabilimenti in 4 chilometri. Scorrendo sul telefono, emergono accuse di «tradimento» alla volta di Berlusconi e Salvini, rei di «averci pugnalati alle spalle votando il ddl concorrenza di Draghi» che impone la decadenza delle concessioni a fine 2023 e l’obbligo di gara. «Prima ci hanno chiesto i voti, poi hanno fatto di noi carne da macello, svendendo l’Italia all’Europa e alle multinazionali». Spuntano anche apprezzamenti per Paragone e Fassina, contrari da sponde opposte alla liberalizzazione, ma in definitiva il 25 settembre i balneari saranno tutti patrioti.

     

    In questi giorni la discussione via chat è su come organizzare la festa-protesta di Ferragosto, con striscioni tipo «Ingresso gratuito solo per Giorgia Meloni» e un simpatico «Cari ladri» rivolto a tutti gli altri politici. «Giorgia è la nostra ultima spiaggia», ragiona qualche chilometro più a Nord Martino Barberi, titolare del bagno La Bonaccia e presidente dei balneari di Forte dei Marmi (98 in 4 chilometri).

    il twiga di flavio briatore 2 il twiga di flavio briatore 2

     

    Non c’è discontinuità tra i due paesi, se percorri in bici il lungomare a stento vedi il cartello di confine. Ma sono due mondi diversi. Al Forte niente discoteche in spiaggia e aperture serali dei bagni contingentate, in accordo con commercianti e ristoratori del centro. A Marina di Pietrasanta discoteche sul mare, movida adolescenziale, bagni costretti a ingaggiare vigilantes privati per scongiurare vandalismi notturni. Anche i prezzi sono diversi. Hotel, mare, cibo: tre, quattro volte tanto. «Per questo motivo il Twiga, che pure è a Marina di Pietrasanta, si presenta su internet come se fosse a Forte dei Marmi», racconta infastidito Barberi.

     

    Nemmeno il Covid ha depresso l’economia turistica della Versilia. Al Forte, che è un brand mondiale, i prezzi delle case superano i 20 mila euro al metro. Quest’anno sono tornati americani e arabi. Persino i russi si vedono (la hostess del Twiga è madrelingua), ma con riservatezza sconosciuta ante guerra. Arrivano con triangolazione aerea da Istanbul, molti hanno ormai anche un passaporto europeo.

    daniela santanche' protesta contro conte ballando al twiga 3 daniela santanche' protesta contro conte ballando al twiga 3

     

    Lo smart working ha allungato la stagione e consolidato anche le presenze italiane, in una sorta di riscoperta del mare di casa. Nei bagni è prenotato da giugno a settembre l’80% delle tende, che hanno sostituito quasi ovunque gli ombrelloni: 5 o 6 posti tra sdraio, sedie e lettini, più ombra, più relax, più consumi aggiuntivi. Quelle del Twiga sono di 16 metri quadri, con distanziamento sconosciuto alla riviera romagnola. I prezzi giornalieri, a seconda dei bagni, variano da 100 a 800 euro, compresi asciugamani, cabina doccia, piscina, bagnini privati.

     

    Il business vola. Negli ultimi anni hanno comprato bagni Bocelli, Armani, Barilla e Alessia Berlusconi. Un tour operator tedesco sta facendo sondaggi per un cospicuo investimento. Briatore ha trattato nei mesi scorsi un locale non lontano dal mare per insediare la sua catena Crazy Pizza. Nell’attesa, anche quella del Twiga è abbastanza crazy: margherita 18 euro, focaccia bianca con mozzarella e prosciutto 22. Acqua e coperto altri 10 euro. I bagni stile Twiga lavorano h24 e ormai gran parte del fatturato non viene dalla spiaggia, ma dal food grazie a 500-600 coperti giornalieri con media conto da 70 euro a persona.

    nek canta e si assembra al twiga 11 nek canta e si assembra al twiga 11

     

    I vecchi hotel faticano a stare al passo. Racconta Paolo Corchia del President: «L’altra sera un gruppo di amici stranieri è venuto a trovare mia nipote. Portali al Twiga, le ho detto». Cena e discoteca per sette adolescenti. «La mattina dopo ho guardato la strisciata della carta di credito: 2000 euro. Intanto io mi domando se ha ancora senso, con i coperti dimezzati e le bollette quintuplicate, aprire il ristorante del mio hotel a pranzo e cena».

     

    «Ma non siamo tutti come il Twiga», spiega Verona del Bagno King. I balneari difendono il loro modello tradizionale: gestione familiare, storia (un bagno si chiama Pace perché fu dato come indennizzo a un reduce della grande guerra), rapporto personale con i clienti, servizi di qualità ma a prezzi per ogni tasca. E il mantra è «tutti con Giorgia», nella trincea delle concessioni.

     

    Anche la borghesia milanese che affolla la Versiliana è «tutta con Giorgia», dopo esserlo stata, negli ultimi anni, con Silvio e con i due Matteo. «È donna, giovane, ci rassicura e sprigiona affidabilità», commenta un gruppo di eleganti signore che, non avendo prenotato il posto a sedere, si è rifugiata al bar, davanti a un Martini e al maxischermo che dirama il verbo di Giorgia.

    daniela santanche' protesta contro conte ballando al twiga 2 daniela santanche' protesta contro conte ballando al twiga 2

     

    «Li capisco - sospira Smaila a fine spettacolo, dando un tiro di sigaro davanti a una birra gelata -. Daniela è una cara amica da quando veniva ad assistere ai miei spettacoli in Costa Smeralda col chirurgo Santanchè. Le voglio bene, ma credo che alla fine il mio voto lo darò al vecchio Silvio. Per ragioni affettive e perché in fondo è l’uomo più tradito della storia dopo Giulio Cesare».

     

    Nella notte magica del Twiga è l’ora in cui si compie il turn over musicale e generazionale. Discoteca al posto del divertentismo Anni 60/90. A nanna i boomer, in pista i millennial. «Tutti comunque ricchi, altrimenti non stavano qui ma a Chioggia, come io alla loro età», ridacchia Smaila.

     

    Per lui, che da trent’anni salta dalla Versilia alla Costa Smeralda con uno show evergreen, questo pubblico non ha segreti. «Voteranno a destra – spiega – ma ancora non ci pensano. Li vedi? Ora vogliono solo ballare e mangiare pesce. Delle elezioni frega niente, non s’informano, le considerano incomprensibili. Lo penso anch’io che pure compro i giornali e sto rileggendo tutto Calvino. Ora vado, devo rientrare a Bologna e domani ho l’aereo presto per Porto Cervo».

     

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    Nel privé, i ragazzi bevono indian tonic e aspirano acerbe sigarette elettroniche che fanno rimpiangere le profonde volute dei Cohiba. Alla cassa gli adulti saldano i pingui conti, che non sempre per la verità tornano. Chi sventola la carta utile per le cose che hanno prezzo, chi opta per metodi più artigianali. «Marina, cara, per caso hai ancora del cash?».

     

    In poche ore la saldatura sociologica della borghesia industriale e cosmopolita del Nord con i balneari corporativi e antieuropei si è compiuta nel nome di Giorgia. Dalla Versiliana al Twiga, il destino elettorale pare sublimato nell’edonismo meloniano.

     

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    Eppure. Illuminata da luci stroboscopiche come in un flashback Anni 80, la sagoma caracollante di Smaila torna sui suoi passi. Inforca gli occhialoni alla Calenda, molla la birra sul tavolo e protende il faccione. «Comunque – sussurra - Meloni o no, il problema è che a questa classe politica non serve un premier, ma un Caronte».

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