1 – DECRETO SICUREZZA, LA CARICA DEI SINDACI SALVINI: CHI NON LO APPLICA NE RISPONDERÀ
Alessandra Arachi per il “Corriere della Sera”
leoluca orlando
Il sasso lo ha lanciato il sindaco Leoluca Orlando: lui quella parte del decreto sicurezza che sospende i diritti dei migranti richiedenti asilo non la applica a Palermo. Orlando ha impartito in modo netto ai suoi uffici «la disposizione di sospendere la legge 132 del 2018».
Dietro di lui si è già formata una fronda di sindaci, pronti a sfidare il decreto sicurezza, invocando la Carta Costituzionale. Ci sono il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e quello di Firenze Dario Nardella, e mentre a Milano l' assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino esprime tutte le sue perplessità (che il sindaco Sala ha fatto sapere di condividere) verso il decreto di Salvini, a Parma il sindaco che fu del Movimento Cinque Stelle, Federico Pizzarotti, rompe gli argini e non esita a schierarsi contro quel decreto che lascia aperto «un vulnus» non certamente tollerabile.
LEOLUCA ORLANDO CON IL BOA FUCSIA DEL PALERMO PRIDE
Il problema è questo: secondo il decreto sicurezza i migranti che richiedono asilo non potranno più essere iscritti all' anagrafe del comune e, di conseguenza, non potranno godere di diritti basilari. «Non possiamo permetterci di assistere a questo scempio umanitario», dice Dario Nardella sindaco del Pd, e gli fa eco de Magistris: «Noi continueremo a concedere la residenza e non c' è bisogno di un ordine del sindaco o di una delibera perché in questa amministrazione c' è il valore condiviso di interpretare le leggi in maniera costituzionalmente orientata».
matteo salvini a bormio con la polizia alpina
La prima reazione di Matteo Salvini è stata a caldo su Facebook: «Con tutti i problemi che ci sono a Palermo il sindaco sinistro pensa a fare disobbedienza sugli immigrati». Poi il vicepremier e ministro degli Interni leghista è entrato nel merito legale della questione. Salvini è stato diretto: «I sindaci che si rifiuteranno di applicare il decreto sicurezza ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente perché è una legge dello Stato che mette ordine e mette regole».
renzi nardella
La questione rischia di allargarsi, la parte del decreto sicurezza che riguarda la sospensione dei diritti dei migranti non sembra convincere tutti i sindaci del Movimento Cinque Stelle, e dal Veneto, sempre in relazione all' immigrazione, rischia di arrivare un problema anche per il reddito di cittadinanza.
È Gianantonio Da Re, segretario regionale della Lega in Veneto, a lanciare l' avvertimento: «Noi faremo le barriere, non permetteremo che al reddito di cittadinanza possano accedere anche gli immigrati. Noi siamo per "prima gli italiani", per ogni cosa». Secondo il segretario Da Re «questo reddito di cittadinanza così come è stato approvato va contro il decreto sicurezza voluto da Salvini».
E tornando appunto al decreto sicurezza l' Anci, l' associazione dei Comuni, ha voluto sollecitare il governo per una trattativa. Ha detto Antonio Decaro, presidente dell' Anci: «È evidente, a questo punto, l' esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così come è non tutela i diritti delle persone».
Pizzarotti - autopesce d'aprile
2 – «ALLORA RINUNCINO AI FONDI» LA LINEA DEL VIMINALE CHE AVVERTE I COMUNI RIBELLI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
La sfida è lanciata e suona come un avvertimento. Perché la linea scelta da Matteo Salvini per rispondere ai sindaci che non applicheranno il decreto sicurezza riguarda i finanziamenti stanziati proprio per i Comuni. E dunque ha un obiettivo chiaro: costringere i sindaci a rinunciare ai soldi. In questo modo si allargherebbe naturalmente la distanza tra italiani e stranieri facendo passare l' idea che per agevolare i migranti alcuni amministratori pubblici danneggeranno i cittadini.
de magistris
Ma è proprio questo che Salvini dice nella diretta Facebook che il ministro dell' Interno organizza appena un' ora dopo l' annuncio del sindaco di Palermo Leoluca Orlando sull' iscrizione all' anagrafe dei richiedenti asilo anche se la nuova legge lo vieta. Parla esplicitamente delle risorse e dei fondi necessari a garantire l' assunzione dei vigili urbani. E al Viminale fanno il conto delle somme per scuole, videosorveglianza e sicurezza ai quali lo stesso Orlando, ma anche Luigi de Magistris a Napoli, dovrebbero rinunciare.
Fino all' approvazione del provvedimento, gli stranieri che arrivavano in Italia e chiedevano lo status di rifugiato potevano iscriversi all' anagrafe in attesa della risposta della commissione. In questo modo avevano la garanzia di poter essere inseriti nelle liste per l' inserimento dei bambini negli asili nido pubblici, nelle graduatorie delle case popolari e in tutti gli altri elenchi per cui è necessario dimostrare di essere residenti. È vero che numerosi sindaci - anche del Pd, soprattutto di Lombardia e Veneto - avevano più volte contestato questa procedura e chiesto di modificarla almeno in parte perché incideva in maniera troppo pesante sui bilanci cittadini.
profughi
Ma la loro istanza non era mai stata accettata proprio perché avrebbe creato un divario troppo ampio tra italiani e stranieri, penalizzando in maniera particolare i minori, che avrebbero subito una preclusione rispetto ai servizi offerti.
Salvini ha invece deciso di inserirla nel decreto e l' articolo 13 della nuova legge stabilisce che «il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l' iscrizione anagrafica» escludendo che si possano ottenere una serie di servizi.
Non a caso nella sua relazione agli uffici comunali Orlando evidenzia che «secondo la Consulta lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona» e dunque decide di intervenire per «evitare applicazioni ultronee delle nuove norme che possano pregiudicare proprio l' attuazione dei diritti».
profughi1
Di fronte a questa presa di posizione la reazione di Salvini è quasi immediata. Il ministro fissa la diretta Facebook e appena due ore dopo lancia la sfida legata ai soldi. Non ha alcun potere diretto per tagliare i fondi previsti sia dallo stesso decreto, sia dalla Manovra e destinati alle città. Ma la sfida è fin troppo chiara: se disobbedite a una legge dello Stato abbiate anche il coraggio di rinunciare ai soldi che proprio lo Stato vi concede. Cifre non ne dà, ma al Viminale il conto è presto fatto e riguarda proprio gli stanziamenti per Palermo e Napoli.
salvini isoardi
Si scopre così che il capoluogo siciliano avrà diritto a quasi tre milioni di euro: 168.750 euro per «scuole sicure» mentre il Fondo Sicurezza Urbana stanzia 122.848 euro per il 2018, 1.256.400 euro per il 2019 e 837.600 euro per il 2020 a cui bisogna aggiungere i 596.275 euro come contributo statale per la videosorveglianza. Molto più alta la somma destinata invece a Napoli.
Sono oltre 7 milioni di euro così divisi: 243.750 euro per «scuole sicure»; il Fondo Sicurezza Urbana prevede 314.453 euro per il 2018, 3.869.640 euro per il 2019 e 2.579.760 euro per il 2020. Alla videosorveglianza sono invece destinati 977.335 euro.
La partita è così aperta ma nonostante la presa di posizione del presidente dell' Anci Antonio Decaro che chiede al ministro l' apertura di un tavolo di discussione, sembra difficile che Salvini accetti il confronto. Il titolare del Viminale non sembra infatti disposto ad arretrare rispetto a quella linea dura sui migranti,argomento più utilizzato per la sua propaganda.
leoluca orlando
3 – LEOLUCA ORLANDO A RAI RADIO2: "NON ARRETRO, NON C'E' MOTIVO DI ARRETRARE. COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E' EVERSIVO, NON SIAMO UN MODELLO MA SOLO L'ESEMPIO DI COME SI DEBBA RISPETTARE LA COSTITUZIONE. IL MIO E' UN CONTRIBUTO ALLA SICUREZZA. SALVINI? SUA REAZIONE DIMOSTRA DEGRADO DELLA CULTURA POLITICA".
Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino.
LEOLUCA ORLANDO
Il primo cittadino di Palermo è tornato a parlare della sua presa di posizione contro il Decreto Sicurezza: "Non arretro, non c'è motivo di arretrare, io ho assunto una posizione che non è né di protesta, né di disubbidienza, né di obiezione di coscienza. Ho assolto alle mie funzioni istituzionali di Sindaco, l'ho fatto in modo formale il 21 dicembre, senza fare alcun comunicato.
C'è una parte di competenza comunale nella quale il decreto manifesta il suo volto disumano e criminogeno perché stiamo parlando di quella parte del provvedimento che rende concretamente illegittimi coloro che sono legittimi. Siamo in presenza di un provvedimento che rende coloro che hanno un regolare permesso di soggiorno ad essere dall'oggi al domani senza diritti.
Tutto questo è in palese violazione dei diritti costituzionali. E' dovere di un Sindaco non scaricare sui dipendenti comunali la responsabilità, per questo ho disposto per iscritto di sospendere l'attuazione di questo decreto, perché siamo in presenza di una violazione di diritti umani che non sono poi risarcibili".
LEOLUCA ORLANDO
Leoluca Orlando è un fiume in piena: "E' un attentato alla sicurezza del nostro Paese. La reazione di Salvini conferma il degrado della cultura politica del nostro Paese. Considero la posizione di Salvini e questo provvedimento un insulto agli italiani e alla Costituzione. Io ero docente di Diritto Costituzionale all'Università, so di cosa parlo e so a cosa vado incontro.
L'anima di Palermo è un'anima accogliente, questa città vive in una condizione di sicurezza proprio perché accogliendo facciamo sentire a casa propria tutti i cittadini. Il mio è un contributo alla sicurezza, in un Paese democratico la sicurezza si garantisce attraverso la garanzia dei diritti di tutti e non soltanto degli amici, dei componenti di un clan o di un gruppo.
Ho trasmesso ai sindaci che me l'hanno chiesto una copia del provvedimento formale che abbiamo preso. Nessuno dica che siamo un modello o un esempio, noi soltanto la concreta dimostrazione che è possibile davanti a un comportamento eversivo dell'attuale Governo rispettare la Costituzione".
4 – IL RISPETTO DELLA LEGGE NON AMMETTE VECCHI SHOW
Carlo Nordio per “il Messaggero”
salvini mattarella
La decisione del sindaco Orlando di non applicare il decreto sicurezza sull' iscrizione dei migranti nel registro dei residenti, si colloca in quel filone di matrice sofoclea, già inaugurato dal sindaco di Riace, per il quale quando una legge confligge con le proprie idee è cosa buona e giusta violarne la lettera e lo spirito. Naturalmente Sofocle non c' entra nulla, perché Antigone, l' eroina che antepone le norme della sua coscienza a quelle vigenti, non solo si trova davanti un tiranno, ma accetta le conseguenze fatali della sua nobile disubbidienza.
Mentre Orlando e gli altri sindaci che lo stanno seguendo non solo hanno di fronte la legge di uno Stato democratico, approvata secondo la procedura prevista dalla Costituzione più bella dl mondo, ma invece di dimettersi intendono, come tutti hanno capito, trarre un ipotetico vantaggio politico.
MARCO MINNITI BY LUGHINO
Non crediamo affatto che questi presunti buoni sentimenti siano stati ispirati dal discorso di Capodanno del presidente Mattarella. Semmai ne offrono una interpretazione faziosa e distorta.
Perché il Capo dello Stato, com' era suo dovere, ha ricordato che - nel pieno rispetto delle leggi - esistono doveri di solidarietà, fratellanza e umanità. Il che non gli ha affatto impedito di firmare il decreto che Orlando e compagni intendono disapplicare. E questo ci induce a due riflessioni di ordine giuridico.
MINNITI CON I CAPELLI
La prima, banale, che il rispetto delle leggi non è la volatile opzione di moralisti sospetti, ma un obbligo vincolante e positivamente sanzionato. La seconda che il giudizio di anticostituzionalità, che giustificherebbe - sempre secondo Orlando - la loro disapplicazione, non solo è prerogativa dell' apposita Corte, ma costituisce una mancanza di rispetto proprio nei confronti di Mattarella che, a rigor di norme, è il primo a delibare sulla loro conformità alla Costituzione.
Arrogarsi questo compito, come pare stiano facendo questi sindaci, non è dunque solo un atto giuridicamente illegittimo, ma anche un atteggiamento politicamente offensivo verso la massima carica istituzionale.
salvini mattarella
Il fatto è che, come la politica non ha sentimenti, così la spregiudicatezza di chi ne maneggia gli strumenti non conosce confini. Perché la tirade di questi sindaci sembra proprio l' estremo sussulto di una sinistra sbandata e incerta che cerca annaspando, di riconquistare opinabili consensi e precarie simpatie.
Il decreto sicurezza infatti non solo allarga le loro competenze, ma risponde a istanze che da tempo i responsabili delle amministrazioni cittadine hanno, con buone ragioni, avanzato. Mentre la gestione dei migranti ha sollevato, e continua a sollevare, problemi immensi di natura finanziaria e gestionale che le varie Autorità stentano a risolvere per mancanza di mezzi, di coordinamento e di programmazione.
migranti
Orbene, soltanto la strumentalizzazione ideologica di una falsa solidarietà può evocare lo spettro di una discriminazione razziale, quando è sotto gli occhi di tutti che i Comuni soffocano sotto le difficoltà di una redistribuzione ragionevole di questa massa di stranieri approdati senza un criterio selettivo nel nostro Paese. E qui arriviamo al paradosso più bizzarro.
L' unico ad aver capito la gravità del problema, o comunque il primo ad aver provato se non a risolverlo, almeno a contenerlo, è stato il ministro Minniti, fino a ieri candidato a dirigere quel partito democratico che ora, nell' affannosa ricerca di raccattar proseliti, sembra intenzionato a seguire Orlando e De Magistris in questa incauta e rischiosa avventura. Non sappiamo se sia una scelta pagante in termini elettorali. Ma sappiamo che la prossima volta che questi signori sfileranno per le vie cittadine in nome della legalità subiranno l' ennesima derisione dell' irriverente Beppe Grillo e la perfida ironia dell' irruento Salvini. Ed è doloroso dire che se le saranno pienamente meritate.