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    FALCO IN BILANCIO - LA NOMINA COME MINISTRO DELLE FINANZE TEDESCO DEL LIBERALE CHRISTIAN LINDNER, GRANDE FAUTORE DEL RIGORE, NON È UNA BUONA NOTIZIA PER L’ITALIA. ANCHE ALL’INTERNO DELLA BCE SI SONO RISVEGLIATI AUSTRIACI E TEDESCHI, CHE CHIEDONO UN FRENO AL PIANO DI ACQUISTO DEI TITOLI PUBBLICI - BERLINO VUOLE DAVVERO UN RITORNO DELL’AUSTERITY? IL NEO-CANCELLIERE SCHOLZ E I VERDI POTREBBERO NON ESSERE D’ACCORDO. E UN PO’ DI FLESSIBILITÀ FAREBBE BENE ANCHE AI TEDESCHI…


     
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    1 - LA GERMANIA METTE UN FALCO ALLE FINANZE PER L'ITALIA TIRA GIÀ UNA BRUTTA ARIA

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    Giuseppe Liturri per "la Verità"

     

    Dalla Germania non arrivano buone notizie per l'Italia. L'economia tedesca è in stagnazione, il nuovo governo svela il programma e mette al primo posto il totem del debito, e in Bce prevalgono spinte a favore del termine del programma straordinario di acquisto di titoli pubblici davanti ai crescenti timori di inflazione.

     

    Sullo sfondo, è pure arrivata la Commissione Ue a ricordarci che siamo sempre sotto i riflettori a causa di «squilibri eccessivi» e che saremo oggetto di «revisione approfondita». Tutti problemi che si intersecano tra loro, la cui soluzione sarà decisiva per il futuro del nostro Paese.

     

    christian lindner. christian lindner.

    Da lunedì a ieri, diversi esponenti della Bce si sono dati il cambio nel veicolare messaggi da cui traspare una relativa preoccupazione per l'inflazione e, soprattutto, una evidente spaccatura del consiglio direttivo in vista della decisiva riunione del prossimo 16 dicembre. Ha cominciato lunedì la tedesca Isabel Schnabel, solitamente più «colomba» che «falco», dichiarando a Bloomberg la sua preoccupazione per i rischi di un'inflazione che in Germania è attesa per lunedì pari al 6%.

     

    Isabel Schnabel Bce Isabel Schnabel Bce

    «Nel medio termine è plausibile che si torni sotto il 2%, ma le incertezze circa la rapidità del rientro sono aumentate e il rischio resta orientato verso un rialzo. Sono elementi di cui dobbiamo tenere conto», ha commentato. Di conseguenza i mercati hanno ricominciato a prezzare un modesto rialzo dei tassi alla fine del 2022.

     

    Si è mostrata pure scettica verso il proseguimento del programma di acquisti di titoli pubblici, dichiarando che il Pepp dovrebbe terminare a marzo e che comunque non nutre più grande fiducia verso questo strumento, i cui benefici cominciano a diminuire rispetto agli effetti collaterali. «Ci sarà uno spostamento verso altri strumenti», ha dichiarato.

    LUIS DE GUINDOS LUIS DE GUINDOS

     

    In rapida sequenza, i «falchi» hanno subito arato il solco. Lo spagnolo Luis de Guindos, solitamente neutrale, ha evidenziato che i fattori che hanno portato al rialzo dell'inflazione si stanno mostrando più resistenti del previsto e stanno assumendo carattere permanente. Poi sono arrivati i duri e puri: l'austriaco Robert Holzmann e l'olandese Klaas Knot.

    Robert Holzmann Robert Holzmann

     

    Parlando in due contesti diversi, hanno confermato il termine del programma di acquisti Pepp entro marzo e l'olandese ha escluso che eventuali nuove restrizioni imposte dalla ripartenza della pandemia potranno far cambiare questo piano. È toccato all'italiano Fabio Panetta cercare di arginare questa marea: ieri a Parigi ha avvertito che «bisogna essere pazienti» rispetto ai fattori che spingono al rialzo l'inflazione - da lui ritenuti temporanei - e che un prematuro termine delle misure di stimolo potrebbe danneggiare seriamente l'economia dell'eurozona.

     

    Klaas Knot Klaas Knot

    È di rilievo l'aspetto, sottolineato da tutti, che il Pepp non terminerà con l'azzeramento degli acquisti netti, perché i riacquisti dei titoli in scadenza continueranno almeno fino alla fine del 2023. Questo per l'Italia significa che i circa 660 miliardi di titoli pubblici (430 miliardi Pspp e 230 Pepp) detenuti da Bce/Bankitalia al 30 settembre saranno rinnovati molto a lungo e che gli interessi torneranno al Tesoro sotto forma di dividendi. Stiamo parlando del 29% del totale dei titoli del debito pubblico (2.270 miliardi al 30/9, a cui si aggiungono debiti in altre forme).

     

    A fine marzo, se gli acquisti proseguissero al ritmo degli ultimi mesi, i titoli pubblici italiani «congelati» presso la Bce potrebbe essere pari a 745 miliardi. L'istituto di ricerca tedesco Ifo ha pubblicato inoltre dati molto negativi sulla fiducia delle aziende tedesche. Per il quinto mese consecutivo l'indice è sceso si è attestato a 96,5, ai minimi da aprile.

     

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    I colli di bottiglia nelle catene di fornitura, l'incremento dell'inflazione, la ripresa della pandemia con i danni al settore turistico sono le principali minacce che fanno prevedere un quarto trimestre in stagnazione e un primo semestre 2022 molto difficile. L'umore degli imprenditori volge al peggio, sia con riferimento alla situazione attuale che alle prospettive.

     

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    Su questo magma bollente siederà il neo governo tedesco, guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz a capo della coalizione «semaforo» con Verdi e Liberali. Ieri pomeriggio è arrivato l'annuncio della positiva conclusione delle trattative su un accordo di programma - che ora passerà all'approvazione dei rispettivi partiti, prima di procedere col giuramento davanti al Bundestag ai primi di dicembre - che sembra un banchetto nuziale con i fichi secchi. Più investimenti, sulle solite direttrici del digitale e della transizione ecologica, ma pedale fermo sulla regola costituzionale del freno al debito.

    OLAF SCHOLZ ANGELA MERKEL OLAF SCHOLZ ANGELA MERKEL

     

    Con i liberali fermamente contrari all'aumento delle tasse, voluto invece dai Verdi, Scholz dovrà fare ricorso alla magia per tenere tutto assieme e non basterà la formula magica «economia socialecologica di mercato» per creare denaro dal nulla. Del ministero delle Finanze si prenderà cura il liberale Christian Lindner, che presto ci farà conoscere la sua negativa considerazione dei Paesi molto indebitati come il nostro. Agli Esteri la verde Annalena Baerbock. La partita vera per il nostro Paese comincia adesso.

     

     

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    2 - BERLINO, PERCHÉ NON TORNERÀ L'AUSTERITY

    Attilio Geroni per “il Sole 24 Ore”

     

    In Italia scattano sempre riflessi condizionati nei confronti dei due nostri più importanti partner economici e politici. Così se con la Francia firmiamo il Trattato del Quirinale per rinsaldare i rapporti, c'è chi pensa che dietro l'accordo si nasconda la solita volontà predatoria delle imprese d'Oltralpe nei confronti delle nostre: come se ci fosse bisogno di un quadro istituzionale particolare perché aziende più grandi siano interessate a comprare aziende più piccole.

    VOLKER WISSING, ANNALENA BAERBOCK, CHRISTIAN LINDNER, ROBERT HABECK VOLKER WISSING, ANNALENA BAERBOCK, CHRISTIAN LINDNER, ROBERT HABECK

     

    Allo stesso modo, se il ministero delle Finanze del nuovo governo a Berlino va a un liberale, c'è chi vede nuovamente materializzarsi lo spettro dell'austerità, allungarsi l'ombra dei tempi di Wolfgang Schäuble e con essa il ritorno di un Patto di Stabilità immutabile. Non è detto che sia necessariamente così.

     

    La nuova coalizione Rosso-Verde-Gialla che ieri ha presentato il programma e i ministeri più importanti, ha infatti una nuova priorità, che è anche uno dei forti elementi distintivi rispetto ai governi precedenti: promuovere massicci investimenti, pubblici ma anche privati, per modernizzare e trasformare l'economia.

     

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    La transizione verde e quella digitale, e la necessità condivisa dei grandi Paesi europei tra i quali anche Italia e Francia, di accrescere l'autonomia strategica in settori chiave come l'industria farmaceutica, i big data, i semiconduttori, richiederanno sforzi finanziari senza precedenti da parte dei Governi. Se si vuole, come è intenzione della nuova coalizione tedesca, un importante coinvolgimento dei privati, è necessario che la leva pubblica sia all'altezza della sfida.

     

    christian lindner christian lindner

    Se in Germania il freno costituzionale al nuovo indebitamento resta, come hanno convenuto Socialdemocratici, Liberali e Verdi, è probabile un po' più di flessibilità nelle regole europee di bilancio faccia comodo anche a Berlino. In questo senso, più che guardare al ministero delle Finanze e preoccuparsi eccessivamente del rigore che potrebbe rappresentare il nuovo titolare, il leader dell'Fdp Christian Lindner, bisognerà osservare con interesse il margine di manovra del nuovo super ministero dell'Economia e dell'Ambiente, affidato al co-leader dei Verdi Robert Habeck.

     

    Ci sono forze e sensibilità politiche contrapposte tra questi due dicasteri e il ruolo di arbitro spetterà al cancelliere Olaf Scholz, che presumibilmente vorrà mantenere una supervisione rafforzata sulle Finanze in modo da non frenare sia la politica industriale nei settori innovativi sia gli importanti programmi di welfare di stampo socialdemocratico. Il Patto di Stabilità, definito da Scholz già flessibile nella sua forma attuale, probabilmente non lo sarà abbastanza per le nuove priorità di Berlino

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