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    LA TV IN TASCA - IL RAPPORTO ANNUALE SULLA COMUNICAZIONE DEL CENSIS CERTIFICA QUELLO CHE GIÀ AVVIENE NELLE NOSTRE VITE DA ANNI: LE PERSONE NON GUARDANO PIÙ LA TELEVISIONE. O MEGLIO, LA GUARDANO DA INTERNET E SOPRATTUTTO DA CELLULARE - IN DODICI ANNI L’UTILIZZO DELLA TV DIGITALE TERRESTRE È CALATO DEL 5,7% MENTRE LA FRUIZIONE DA CELLULARE È CRESCIUTA DEL 27,2% - LA DIFFERENZA È ANCORA PIÙ MARCATA SULLA RADIO, E PER QUANTO RIGUARDA I GIORNALI…


     
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    Matteo Marcelli per “Avvenire”

     

    MASSIMILIANO VALERII MASSIMILIANO VALERII

    Si guarda sempre meno in salotto o in camera da pranzo, piuttosto sullo smartphone o dal Pc, ma il contenuto televisivo resta ancora quello più apprezzato dagli italiani. A rilevarlo è il sedicesimo rapporto annuale sulla comunicazione del Censis, illustrato ieri a Roma dal direttore generale, Massimiliano Valerii, e arricchito in questa edizione da un' analisi sul rapporto tra media e costruzione dell' identità dei nostri concittadini. Uno studio realizzato in collaborazione con Tv2000, Rai, Agi e Mediaset, e il sostegno di Intesa San Paolo e Wind Tre.

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    In dodici anni, certifica l' istituto di ricerca, l' utilizzo della Tv digitale terrestre è calato del 5,7%, mentre quello della mobile Tv e della Tv via internet sono cresciuti rispettivamente del 27,2% e del 24,7%. In generale, dal 2007 al 2019 il consumo della televisione all' interno della 'dieta mediatica' italiana ha perso poco più di due punti percentuali (pur restando dominante), più o meno quanto guadagnato dalla radio nello stesso periodo. Anche in questo caso, però, a modificarsi è stato il dispositivo e il tempo di accesso al contenuto. I podcast, come anche i programmi televisivi on demand, possono essere scaricati e utilizzati ovunque e non vincolano l' utente ai tempi previsti dai palinsesti.

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    E così l' utenza radio via cellulare è cresciuta del 17% e quella via internet quasi del 10%. Lungi dal cancellare il prodotto radiotelevisivo, insomma, web e cellulari hanno invece rafforzato la sua posizione dominante. L''emorragia' dei quotidiani cartacei (-29,7% dal 2007) sembra essersi arrestata, con una flessione minima nell' ultimo anno (0,1%). Crescono i siti web di informazione (più 15% rispetto al 2007) e l' acquisto di eBook (5,6%).

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    Mentre pare non conoscere crisi la diffusione dello smartphone, aumentata in dodici anni del 60%.

    Particolarmente interessante risulta la classifica dei fattori che nell' era definita dal Censis 'biomediatica' influenzano la costruzione dell' identità di ognuno di noi. Nonostante i cambiamenti repentini dei sistemi di comunicazione, per gli italiani la famiglia è infatti ancora, e di gran lunga, il primo elemento di identificazione.

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    Risulta al primo posto per il 76,3% della popolazione e in misura maggiore per gli anziani (83,5%). Segue l' essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%). Il lavoro (29,2%) rimane una leva di identificazione più forte tra chi ha una età compresa tra 30 e 44 anni (39,1%), mentre la fede religiosa è al 17,2% e le convinzioni politiche all' 11,8%. Da notare infine che se in generale solo il 3,5% degli italiani considera il proprio profilo sui social network un fattore decisivo per definire la sua l' identità, la percentuale sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci.

     

    giuseppe de rita giuseppe de rita

    «La situazione resta tutto sommato equilibrata: media che sembravano in impennata si sono rimessi in carreggiata e altri che precipitavano si sono assestati - fa notare il presidente del Censis, Giuseppe De Rita -. Ciò significa che l' ecosistema della comunicazione ha tanti sottosistemi autoreferenziali. E il giornale quotidiano è l' unico mezzo che ha una componente di visione del futuro». «Il contenuto televisivo non è in crisi ma beneficia di nuovi mezzi - ha commentato Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000 -. Occorre però puntare sempre più sulla qualità dei contenuti».

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