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    IL LAVORO DEBILITA L'UOMO – PER STARE BENE ED ESSERE FELICI DOVETE LAVORARE UN SOLO GIORNO A SETTIMANA – LO STUDIO PUBBLICATO DA “SOCIAL SCIENCE & MEDICINE”: TRA CHI È PASSATO DALLA DISOCCUPAZIONE AL LAVORARE FINO A 8 ORE A SETTIMANA E CHI NE LAVORA 44-48 NON CI SONO GRANDI DIFFERENZE NEL MIGLIORAMENTO DEL BENESSERE – ALT! LA FELICITÀ DI CHI HA PIÙ TEMPO LIBERO DIPENDE COMUNQUE DAL FATTO DI AVERE UN LAVORO: CHI È DISOCCUPATO INFATTI…


     
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    Luca Angelini per www.corriere.it

     

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    Dice una ricerca pubblicata sulla rivista Social Science & Medicine che, per evitare i problemi di salute, soprattutto mentale, provocati dalla disoccupazione basterebbe lavorare otto ore alla settimana. Un giorno su sette, in pratica. Lo studio, condotto fra il 2009 e il 2018 coinvolgendo oltre 71 mila britannici fra i 16 e i 64 anni, dice, più nello specifico, che non ci sono state grandi differenze nel miglioramento del benessere fra chi è passato dalla disoccupazione al lavorare da una a 8 ore la settimana e chi ha trovato lavori fino a 44-48 ore settimanali.

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    Commentando la notizia sul londinese Times, James Marriott sottolinea che, in effetti, «non c’è nessuna ragione evoluzionistica o divina per cui gli umani debbano lavorare cinque giorni alla settimana» e che «dobbiamo ringraziare i vittoriani alla Thomas Carlyle per l’idea che il lavoro sia moralmente buono», visto che per secoli il sudore della fronte è stato considerato roba da schiavi o da classi subalterne.

     

    Peraltro, nota ancora Marriott, una retromarcia c’è già stata, visto che nel 1870 la settimana lavorativa poteva arrivare a 64 ore e oggi siamo, in media, sotto le 40. Oltretutto con un aumento, non con una diminuzione della produttività, dovuta anche (ma non solo) al fatto che lavorando meno spesso si lavora meglio.

     

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    Però, scrive Marriott, vale la pena ricordare che la felicità dei lavoratori che hanno più tempo libero dipende, in primo luogo, dal fatto di avere comunque un lavoro. Al di là dei guasti economici (disoccupazione inclusa) di una società senza lavoratori, chi immagina che, nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale potremmo convertirci «al comunismo di lusso completamente automatizzato» (titolo di un libro di Aaron Bastani) e passare il tempo a giocare a frisbee o a leggere Proust, farebbe meglio a ricordare che «una vita senza lavoro è una vita infelice. Gli esseri umani hanno bisogno di continuare a lavorare, anche se soltanto per un giorno alla settimana».

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