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DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

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DAGOREPORT

silvio berlusconi e la tv 5

Proprio non lo videro arrivare il Berlusconi televisivo… né da destra né da sinistra, né dai democristiani né dai comunisti… Eppure, già nel 1977 l’assessore Pci alla cultura di Roma, Renato Nicolini, aveva avvertito un repentino scatto e mutamento dello Spirito dei Tempo.

 

A una città insaguinata di stragi e ammazzamenti, violentata da “compagni che sbagliano” e idiozie ideologiche del decennio ’68-’78, la “cura Nicolini” fu l’aggregazione pacifica e la riconciliazione gioiosa tra la cultura "alta" e quella popolare, ed ecco l’Estate Romana, la ‘’Cultura dell’Effimero’’, il “Meraviglioso Urbano”.

 

FILIPPO CECCARELLI - B UNA VITA TROPPO

Il modo radicalmente diverso e dirompente di leggere la “cultura di massa”, fatto di grandi proiezioni cinematografiche, festival di poesia, balere nei parchi e concerti nelle periferie, spaventò e irritò parecchi intellettuali del Pci; con lo sguardo sulla società congelato agli anni del dopoguerra, le guardie del corpo dell’ideologia seppellirono quello che fu ritenuto uno sfregio di “quel visionario’’ assessore capitolino.

 

Se silurare Renato Nicolini fu un gioco da ragazzi per gli apparati delle Botteghe Oscure, all’avvento della televisione commerciale lanciata nel 1980 da Silvio Berlusconi risposero facendo spallucce, sprezzanti. Un madornale errore di arroganza e onnipotenza che fu l’inizio della catastrofe politica per le “Due Chiese”, democristiana e comunista, che fin dal dopoguerra, forti di governare a loro piacimento il servizio pubblico Rai, avevano impresso facilmente la loro egemonia sulla cultura di massa.

 

I capoccioni dello scudo crociato e i cervelloni in modulazione falce e martello non pigliarono in nessuna considerazione la prima regola, che da sempre accompagna gli studi sui media, che recita: la società cambia non per rivoluzioni, ideologie, religioni, etc.; no, cambia ogni volta che i mezzi di comunicazione cambiano.

 

silvio berlusconi e bettino craxi

La nascita della Tv commerciale del Biscione, presto celebrata dal successo dei game-show di Mike Bongiorno, dal trionfo delle serie americane (“Uccelli di rovo”, “Dallas” e ‘’Dynasty”), dagli amatissimi “Puffi”, dall’esplosione della comicità demenziale di “Drive in”, ridefinì le aspettative e le dinamiche di vita della cultura di massa degli anni ’80.

 

Si era chiuso il ciclo della politicizzazione, del protagonismo collettivo e della ricerca della felicità sociale. Di qui, complice la ribellione alla violenza sociale e alle battaglie ideologiche, finite nell'assassinio di Aldo Moro, era decollato un nuovo ciclo, quella della felicità individuale, della affermazione personale, della fine degli steccati e dei ruoli consolidati.

 

silvio berlusconi e la tv 6

Al diavolo il concetto novecentesco di profondità, viva la superficie come massimo della profondità. Dal comunismo al consumismo: un cambio di format che l’ex palazzinaro di Milano 2, calcolatrice in mano, colse al volo, incassando a colpi di spot milioni su milioni, mandando in onda un menù a ideologia zero che preferiva l'immagine alla cosa, la copia all'originale, il divertimento incosciente alla rappresentazione della realtà.

 

Era finita in soffitta anche la vecchia disciplina di partito che produceva gli automatismi politico-culturali diretti ad indottrinare il popolo-bue in trepida attesa alle ore 20 di ricevere la “linea” via telegiornali: il servizio pubblico come unico modello culturale e informativo si era rotto.

 

renato nicolini 8

Se Pci e Dc continuarono imperterriti a demonizzare il corto circuito mediatico berlusconiano, il Psi di Bettino Craxi colse al volo la percezione dei cambiamenti degli anni ’80 per smarcarsi dalla tenaglia dei “Due Chiese”, diventando il paladino di Cologno Monzese.

 

Del resto, aleggiava nel Belpaese un clima di euforia, l’economia tirava, la Milano della moda era diventata ‘’da bere’’, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis scriveva un libro sulle discoteche, la Borsa volava e anche le massaie compravano il Sole 24 Ore; l’Italia aveva persino vinto i Mondiali.

 

GIANNI DE MICHELIS - SILVIO BERLUSCONI

Per nascondere la cecità mediatica e la sconfitta politica, le “Due Chiese”, sono ricorse al banale paraculismo di invertire la Causa (l’esplosione della società dei consumi degli anni ‘80) con l’Effetto (Berlusconi, pifferaio magico di Arcore che ipnotizza milioni di italiani fino al rincoglionimento).

 

L’innovazione delle tre reti del Biscione e la gragnuola di televisioni privata avevano inoltre reso giustizia al telecomando, “remote control” in inglese, che una volta nelle mani dei tele-morenti, consegnò il supremo potere di farsi un mini-palinsesto azzerando i polverosi sceneggiati su Rai 1 e le ingessate tribune politiche su Rai 2 o le inchieste di Rai 3.

 

bettino craxi silvio berlusconi 23

Quando arrivò la vittoriosa discesa in campo del 1994 del Cavaliere, la narrazione più gettonata dai media si abbandonò al miracolo di un partito-azienda messo in piedi nell’arco di appena tre mesi.

 

In realtà non era così. O non solo così. Forza Italia era già stata servita e apparecchiata dal 1980 con la nascita di Canale 5. Una volta che l'audience è maggioranza, per Berlusconi il passaggio dalla politica-spettacolo alla politicizzazione dello spettacolo, dai media come oggetto ai media come soggetto del potere, diventò una discesa irresistibile…

 

“B. UNA VITA TROPPO” DI FILIPPO CECCARELLI - FELTRINELLI EDITORE

 

silvio berlusconi mike bongiorno

Pazzia e genio, in Berlusconi andavano di pari passo, anzi se vogliamo l'una era l'indispensabile propellente dell'altra e viceversa.

 

Un folle intuito dopo tutto l'aveva spinto nei primissimi anni settanta a immaginare che tutti i residenti di Milano 2 potessero usufruire nella propria abitazione di una televisione via cavo, di cui a quei tempi almeno in Italia non si aveva che la più vaga nozione, ma che lui aveva inizialmente concepito "per consentire alle mamme di seguire i loro bambini nel campo giochi"'.

 

SILVIO BERLUSCONI - MILANO 2

Con la stessa testarda ispirazione qualche tempo dopo aveva stabilito di insediarne gli studi nei sotterranei del Palazzo dei Cigni, inizialmente destinati a cinema. Non è facile scovare l'anima della televisione commerciale, forse proprio perché, chiamandosi così, la stessa definizione sembra esaurirne la funzione e l'identità.

 

Ma certo arrivò nel momento giusto, all'apice della stagione degli anni di piombo. "Troppi sono oggi i fattori ansiogeni," aveva dichiarato il Dottore ai suoi collaboratori, "la mia sarà una tv ottimista."

 

SILVIO BERLUSCONI - MILANO 2

Quando nella primavera del 2008 venne organizzata a Montecitorio una proiezione di una fiction Mediaset dedicata ai casi Moro, Fedele Confalonieri fece osservare che proprio nei giorni del sequestro nasceva TeleMilano58, l’embrione di Canale 5, "e mi piace pensare che mentre Italia era giustamente incupita noi proponevamo una programmazione leggera. Fu una svolta. E ne siamo fieri".

 

Per l'occasione, per la sede e per la nettezza del giudizio suona come la più alta rivendicazione storica del valore pubblico dell'intrattenimento, la nuova ideologia del presente assoluto. Così leggera, quella originaria tv, da affidare la sua prima réclame a delle rime che ricordavano una cantilena infantile: "Corri a casa in tutta fretta/c'è il Biscione che ti aspetta".

 

silvio berlusconi e la tv 2

Là dove il richiamo rifletteva in realtà un profondo cambiamento rispetto alle abitudini degli anni settanta, via dalle piazze, dai cortei e dalle fumose e noiose sezioni dei partiti, tutti a casa a vedere la tv a colori del nuovo miracolo italiano sotto l'emblema del Biscione;

 

il quale Biscione, oltretutto, nel simbolo visconteo di Milano scelto come emblema della Fininvest avrebbe dovuto avere in bocca un bambino, "ma siccome io sono un romantico", e la sua percezione riguardo ai gusti del popolo era prossima all'infallibilità, ecco che Silvione aveva sostituito il povero fanciullo con uno stilizzatissimo fiore.

 

silvio berlusconi mike bongiorno

Già più facile è stabilire attraverso quali passaggi, eminentemente tecnici, la televisione commerciale berlusconiana si affermò e in appena due anni raggiunse milioni di telespettatori cominciando a guadagnare un sacco di miliardi in pubblicità.

 

Grosso modo, le mosse vincenti furono di acquistare e proiettare a manetta i film del catalogo Titanus, ingaggiare uno storico beniamino del pubblico come Mike Bongiorno (alla Rai gli davano 26 milioni lordi, in Fininvest gliene accordarono senza discutere 600 da arrotondare con sponsor e televendite) e prendersi i diritti delle partite di calcio del "Mundialito", per giunta soffiandole alla Rai, salvo poi parzialmente restituirgliele - ciò che comunque per la prima volta fece capire ai pigri dirigenti di viale Mazzini che non erano più soli e che il comodo monopolio cominciava a scricchiolare.

 

Nel novero delle sperimentazioni riuscite si può aggiungere l'ideazione e ancor più la messa in pratica, grazie a Carlo Freccero, della controprogrammazione sincronica e il felice insediamento di programmi che andavano in onda al mattino.

 

carlo freccero

Nel mercato dell'etere si affacciarono per la prima volta milioni di ‘’Sciure Marie" che, nelle successive ricostruzioni del Cavaliere, potevano finalmente e "gra-tui-ta-mente"; avrebbe tante volte scandito, vedersi il film da lui regalato "mentre passavano lo spolverino sui mobili e preparavano il pranzo".

 

Per l'industria della pubblicità la nuova fascia oraria destinata e targettizzata su una specificata categoria di "responsabili dell'acquisto" di merci e prodotti fu uno sconvolgimento che portò un’accelerazione mai vista, l'inizio di una crescita esponenziale irripetibile - a parte il formarsi delle "Sciure Marie" quale zoccolo militante e devozionale del prossimo berlusconismo in politica.

 

silvio berlusconi e la tv 1

Ma la vera e risolutiva ideaccia, quella che in nome della più astuta e ribalda ingegneria riassume il genio e la follia del Cavaliere, fu - e se non altro per questo merita la maiuscola - il "Pizzone", che nel gergo del cinema era la scatola schiacciata e cilindrica in latta che conteneva la pellicola arrotolata, in pratica lo strumento attraverso il quale vennero aggirate le disposizioni di legge che impedivano a emittenti diverse dalla Rai di trasmettere in diretta. 

 

mike bongiorno silvio berlusconi

Nel master erano infatti preregistrati, con un giorno di anticipo, tutti i programmi, spot compresi; dopo di che il Pizzone, o meglio i pizzoni erano spediti a tutte le stazioni televisive che negli anni precedenti, "il periodo eroico", Adriano Galliani, allora detto "l'Antennista", aveva acquistato e installato in giro per l'Italia.

 

Classico espediente all'italiana, perenne e insieme provvisorio dispositivo di realtà e cronologia simulate per fare spettacolo e bella figura, il sistema funzionò così bene che nel 1982 la Fininvest fu in condizione di acquistare da Rusconi "Italia 1", con le sue diciotto stazioni televisive, e due anni dopo graziosamente si curvò a raccattare Rete 4, che la Mondadori aveva fin lì gestito facendo il classico passo più lungo della gamba e regolarmente dissanguandosi.  

 

SILVIO BERLUSCONI - GIANNI LETTA - FEDELE CONFALONIERI - MARCELLO DELL UTRI - ADRIANO GALLIANI IN TENUTA SPORTIVA

Fu quest'ultima un'acquisizione per certi versi simbolica, e non solo perché Berlusconi in qualche modo mise un piedino nella storica azienda da non molto trasferitasi a Segrate sotto le alte arcate di Niemeyer; ma perché certificò anche una clamorosa vittoria di palinsesto, e quindi culturale e di gusto, dopo aver sbaragliato la costosissima serie fiction Venti di guerra, contrapponendole una altrettanto costosa serie, Uccelli di rovo, che narrava di un fascinoso sacerdote, padre Ralph, e della sua complicata relazione con una donna fin sotto il soglio pontificio.

 

silvio berlusconi adriano galliani allo stadio

Come dovrebbe ormai risultare abbastanza ovvio, in quegli anni ruggenti Berlusconi si occupava di tutto e non era quasi mai soddisfatto di nulla. Sceglieva i film, le fiction, le star e le scenografie, interveniva sulle interruzioni pubblicitarie, vigilava sui promo, i jingles, la promozione.

 

In tale contesto si colloca la famosa sintesi di Enzo Biagi: "Avesse una puntina di tette, farebbe anche l'annunciatrice". Di continuo invocava risparmi, trovando pazzesco spendere per i costumi delle ballerine, "ma chi se ne frega di cosa indossano, mandatele in onda nude!". 

 

silvio berlusconi enzo biagi

Fece scoprire agli italiani il Super Bowl con le sue riprese ravvicinate, raccomandava al "signor regista" di inquadrare i volti dei calciatori mentre prima della partita ascoltavano l'inno e poi voleva, per le signore, "baci, baci, una serie interminabile di baci".

 

Nell'autunno del 1983 andò in onda Drive in, e fu una rivoluzione. Quando Ricci ed Ezio Greggio glielo fecero vedere in anteprima Berlusconi ogni tanto si voltava e: "Non è esattamente quello che vi ho chiesto, ma intuisco che potrebbe piacere".

 

silvio berlusconi e la tv 3

Uno studio gremito di prosperose ragazze fast-food, automobili e un pubblico giovane dalla risata preconfezionata faceva da sfondo a una satira pungente, a volte anche mordace e soprattutto ad alto contenuto d'attualità.

 

Era una trasmissione molto nordista per sua natura caotica e frammentata, slang giovanile, paninari, yuppi bocconiani, il "giumbotto" di Faletti, Beruschi che scappava dalla moglie, D'Angelo nei panni di Marina Dante delle Povere, parodie di Carlo e Diana, Pippo Baudo e "Katiuscia" Ricciarelli. Ù

 

aldo grasso 3

"L'eccesso," ha scritto Aldo Grasso, 'era il segno dominante di questa comicità che importava dall'America lo humor demenziale riproponendolo in versione nostrana. Il ritmo era scandito dagli stacchi pubblicitari di cui il programma mostrava di saper far propria la frenesia, l'immediatezza e l'efficacia nel captare l'attenzione."

 

Con il tempo, e con la stessa fantasia di Indro Montanelli che aveva il vezzo di attribuire i suoi pensieri a qualche celebre autore, il Cavaliere prese a dispensare massime, alcune anche criptiche nel loro cinismo, come citando inesistenti produttori americani.

 

pier silvio berlusconi a drive in 10

Una diceva: "La tv è come la merda, chi la fa non la guarda". Altrimenti sosteneva - e qui i tempi gli avrebbero dato ragione - che "quindici secondi erano il tempo massimo che il telespettatore sopporta di vedere e ascoltare una persona qualunque intervistata per strada. Si può arrivare a 45 secondi se sanguina, si può arrivare a sessanta secondi solo se piange e sanguina contemporaneamente".

 

Inutile dire che dietro a questo genere di proclami c'era la comprensione che la tv era una macchina che bruciava tutto in fretta, ma scandiva il tempo come una clessidra.

 

bettino craxi silvio berlusconi primi anni 80

Più in generale, e con il senno di poi, è facilissimo concludere che già agli esordi del suo ciclo Berlusconi avesse la piena consapevolezza che il mezzo televisivo, in un paese arrivato tardi all'alfabetizzazione di massa, rappresentava una formidabile agenzia di formazione delle coscienze e dei comportamenti.

 

Se la Rai aveva forgiato il carattere degli italiani, una trentina d'anni dopo la televisione commerciale berlusconiana certamente contribuì a differenziarne le inclinazioni, gli stili di vita, i desideri.

 

montanelli e berlusconi 2

Oltre ad attrarre il potenziale consumatore, Canale 5 si attribuiva il compito di lusingarlo facendogli credere che era unico, speciale, esclusivo.

 

In questo modo si può anche dire, senza troppi smarrimenti, ma al punto in cui siamo arrivati anche senza stracciarsi le vesti, che Berlusconi ha contribuito a costruire un vero e proprio senso comune introducendo un individualismo, da taluni di lì a poco designato come "edonista";

 

per cui, andando al concreto, accadde che serie televisive come Dallas e programmi come Drive In finirono per contare molto più, nella testa e nella memoria degli italiani, di qualsiasi polveroso dibattito di Rai 1 o di mezza inchiesta su Rai 2.

 

fedele confalonieri silvio berlusconi ubaldo livolsi

Alla metà degli anni ottanta le audience della tv di Stato e delle tre reti commerciali berlusconiane arrivarono più o meno a equivalersi intorno agli 11 milioni di contatti; ma il gettito pubblicitario che insieme al romantico fiore finiva nelle fauci del Biscione ammontava a più del doppio di quello della Rai. 

moana pozzi ezio greggiomontanelli berlusconimontanelli e berlusconi

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