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“IN ‘RADIX’ EDOARDO SYLOS LABINI SEMBRA UNA BURBANZOSA CARICATURA DI LUCA BARBARESCHI” – ALDO GRASSO BOCCIA IL PERDIBILE PROGRAMMA SU EROI E PATRIOTI IN SALSA SOVRANISTA IN ONDA SU RAI3: “HO PRESO APPUNTI SULLA PUNTATA DEDICATA A TRIESTE. DALLA SCELTA DEI SUOI CICERONI, SI CAPIVA SUBITO CHE SYLOS LABINI VOLEVA EVIDENZIARE IL CARATTERE IDENTITARIO DELLA CITTÀ. LE IMPRESE DI D’ANNUNZIO DI ALMERIGO GRILZ, REPORTER DI GUERRA MORTO IN MOZAMBICO, FONDATORE DELLA AGENZIA GIORNALISTICA ‘ALBATROSS’ CON GIAN MICALESSIN E FAUSTO BILOSLAVO, CON I QUALI, IN PASSATO, AVEVA CONDIVISO LA MILITANZA NEOFASCISTA (GIULIO BASE GLI AVEVA GIÀ DEDICATO UN BIOPIC; TUTTO SI TIENE)…”
Estratto dell'articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Incuriosito dalla prosopopea con cui era stato presentato, […] ho seguito alcune puntate di «Radix», un viaggio nella provincia italiana condotto da Edoardo Sylos Labini (RaiPlay e Rai3).
In particolare, ho preso appunti sulla puntata dedicata a Trieste, «il porto mitteleuropeo culla di eroi». Dalla scelta dei suoi ciceroni, si capiva subito che Sylos Labini voleva evidenziare il carattere identitario della città […]
E poi le imprese di D’Annunzio, di una velista, di Almerigo Grilz, reporter di guerra morto in Mozambico, fondatore della agenzia giornalistica «Albatross» con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, con i quali, in passato, aveva condiviso la militanza neofascista (Giulio Base gli aveva già dedicato un biopic; tutto si tiene).
Si è parlato anche di Italo Svevo e della pittrice Leonor Fini. Bene, ma a proposito di cultura mitteleuropea, oltre a Svevo si sarebbe potuto accennare a Umberto Saba, Bobi Bazlen, Guido Voghera, Giorgio Fano, Giani Stuparich, Arturo Nathan, Vittorio Bolaffio, Gillo Dorfles, Wanda Wulz, Edoardo Weiss, allievo di Freud.
James Joyce trovò a Trieste ispirazione e rifugio, Rainer Maria Rilke osservò il tramonto di un mondo dal belvedere di Duino, come se l’indefinibile fosse il fascino segreto di questa città. Trieste è sempre stata un modello dell’eterogeneità della civiltà moderna, priva d’un fondamento centrale e d’una unità di valori.
«Trieste è il nome amato di questa patria che non c’è, di questa essenza della propria vita che non si riesce a dire», ha scritto Claudio Magris.
E invece Edoardo Sylos Labini diceva, diceva, diceva, quasi a voler sembrare una burbanzosa caricatura di Luca Barbareschi.
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