DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE…
“UOMO? DONNA? PER FAR PARLARE DI ME HO ACCETTATO COMPROMESSI, INVENZIONI, PROVOCAZIONI” – AMANDA LEAR: “CAMILLA CEDERNA MI HA FATTO GUADAGNARE TANTI SOLDI. ERO ARRIVATA IN ITALIA DA SIGNORA NESSUNO. DICEVANO CHE NON SAPEVO CANTARE E AVEVANO RAGIONE. GIURAVANO CHE SAREI DURATA 6 MESI E IL RISCHIO C’ERA. INVECE SONO ANCORA QUI. COME POSSO NON RINGRAZIARE CHI HA ALIMENTATO IL MISTERO? I GIORNALISTI HANNO ESAGERATO? MEGLIO. MI SONO COMPRATA UNA CASA, VIVO ANCORA DI ROYALTIES. QUANDO INCONTRO UN HATER VORREI BACIARLO” – “TUTTI GLI ARTISTI SI CREANO UN PERSONAGGIO. LO HA FATTO CHAPLIN, MADONNA, DALÍ E NEL MIO PICCOLO ANCH’IO. OGNI TANTO QUESTO PERSONAGGIO TI SCAPPA VIA COME IN FRANKENSTEIN E DIVENTA UN MOSTRO. MI SONO ODIATA UN’INFINITÀ DI VOLTE. MI VEDEVO E PENSAVO: ‘MA CHI È QUESTA FIGURA RIDICOLA?’” – IL SESSO “ASTRATTO” CON DALÌ (“ERAVAMO IN UN LIBRO DI ORWELL E LUI SOMIGLIAVA A UN ‘GRANDE FRATELLO’”), LA RELAZIONE CON DAVID BOWIE E L’INCONTRO CON FELLINI: ARRIVO DAVANTI AL MAESTRO E QUELLO MI GUARDA E DICE…” – VIDEO
Estratto dell'articolo di Malcom Pagani per “D – la Repubblica”, intervista tratta dal numero speciale in edicola da sabato 31 ottobre 2026
[…] Di Amanda Lear, a iniziare dall’età, si sa tutto e niente. La voce, da sempre, confonde ascendenze e decenni. Per salutarti sceglie uno squillo, un suono prolungato, un carnevale di fonemi: “Helloooooo”. L’allegria è un manifesto, un antidoto, un esorcismo: “Bisogna ridere sempre, soprattutto di se stessi. Io rido di tutto e tutti, non posso certo offendermi se ridono di me”.
Quando ha imparato a ridere?
“Quando ho capito di avere paura. Di tutto: della malattia, di un incidente, di sbagliare quando recito. Sono piena di paure, fin da bambina. E quando hai paura, da bambina, che fai? La superi. Vai avanti. Ti metti a fischiare, a cantare, provi a ridere dei tuoi fantasmi”.
Lo ha fatto anche sul palco?
“Ho trasformato timori e complessi in desiderio di fare la voce grossa. Con quella voce ho cantato e fatto parlare di me. In mezzo, come è ovvio, ho commesso tanti errori”.
La sua vita è stata piena d’arte, incontri, sorprese.
“Ma che è un funerale? Non sono mica morta”.
Torniamo agli errori?
savador dali' e amanda lear a roma
“Il primo è stato sposarmi con un marchese. Una cazzata. Se sei un oggetto di desiderio e di seduzione, diventi subito qualcos’altro. Io diventai la marchesa, lo trova seducente? Io no”.
Sbagliare invece la affascina?
“È fondamentale. Chi non fa errori compie disastri perché pensa di esserne immune e diventa presuntuoso. Nel passato ci sono incontri sbagliati, dischi brutti, pezzi che non avrei dovuto cantare e programmi che non avrei dovuto accettare. Ma l’errore è pedagogico, ti aiuta a non commetterne altri. Non ne rinnego nessuno”.
Chi è stata?
“E chi lo sa? Tutti gli artisti si creano un personaggio. Lo ha fatto Chaplin, Madonna, Dalí e nel mio piccolo anch’io. Ogni tanto questo personaggio ti scappa via come in Frankenstein e diventa un mostro che non sei più in grado di controllare. Spesso non corrisponde per niente alla tua personalità e non di rado ti trovi a odiarlo”.
Lei si è odiata?
“Un’infinità di volte. Mi vedevo in tv e pensavo: ‘Ma chi è questa figura ridicola?’. Sa le volte che non ne potevo più di essere Amanda Lear?”.
E perché lo è stata?
“Perché bisogna vivere. Ma io non sono il personaggio che ho creato, quella tipa che spesso non riconosco: sono un’altra. Con i suoi problemi, le solitudini, le angosce, la voglia di dipingere”.
Chi è l’artista?
“Un egocentrico, pieno di sé, un mostro”.
Si sente un mostro anche lei?
“Assolutamente, siamo preoccupati dalla nostra foto, dal nostro ombelico, dalle nostre miserabili inquietudini e il mondo intanto crolla a pezzi. Cosa c’è di più mostruoso di questo?”.
[…] C’è chi sostiene che la sua vita sia piena di bugie fin dalle origini. Nel 1978 Camilla Cederna andò a cercare i suoi documenti in un albergo di Milano per dimostrare che non era chi diceva di essere. La disturbò?
“No, mi ha fatto guadagnare tanti soldi. Ero arrivata in Italia da signora nessuno. Dicevano che non sapevo cantare e avevano ragione. Giuravano che sarei durata 6 mesi e il rischio c’era. Invece sono ancora qui.
Come posso non ringraziare chi ha alimentato il mistero? Uomo? Donna? Per far parlare di me ho accettato compromessi, invenzioni, provocazioni. Cose servite a farmi conoscere e far passare i miei dischi in radio e in tv. I giornalisti hanno esagerato? Meglio. Mi sono comprata una casa, vivo ancora di royalties. Quando incontro un hater vorrei baciarlo”.
ALAIN TAP - L'UOMO CHE SAREBBE DIVENTATO AMANDA LEAR
Si è spiegata il perché di tanto successo? 45 milioni di dischi venduti sono un numero che impressiona.
“Il pubblico ha bisogno di favole: la realtà è talmente prosaica, piatta, idiota e noiosa che andare altrove è un diritto e per chi sogna un dovere. Nell’immaginario sono stata fata, strega, vampira. Se fossi stata una massaia, anche se nei confronti delle massaie nutro il massimo rispetto, non sarebbe importato niente a nessuno”.
A Salvador Dalí importava molto di lei.
“Lo incontrai a Parigi, in anni di rivolta. Facevo la modella, ma mi vergognavo di dirlo. Nel ’68 sognavamo di cambiare il mondo e io incontrai un uomo che cambiò me. La prima volta mi disse che il mio volto sembrava un teschio.
Mi offese: ‘Ma guarda questo imbecille’, pensai. Lui si accorse che ci ero rimasta male e provò a rimediare: ‘Ma guardi signorina che le ho fatto un complimento perché l’ossatura è ciò che sostiene tutto l’edificio, se lei sotto non ha questa armatura, questo scheletro meraviglioso, tutto l’edificio è destinato a crollare’”.
La convinse?
“No. Ma passare qualche anno con lui fu meraviglioso. Il sesso era qualcosa di totalmente astratto, ma era un professore, un guru. E tra tutte le modelle scelse me che ero sempre nell’angolino, depressa, a piangere. Nessuno mi aveva mai parlato come lui, di solito gli uomini mi mettevano una canna in bocca e mi portavano a letto”.
Era un rapporto dialettico?
“Eravamo in un libro di Orwell e lui somigliava a un ‘grande fratello’. Ne subivo il fascino, ma che la sua pittura fosse orrenda glielo dissi: ‘Non capisci niente, a te piace Picasso che dipinge come un bambino di tre anni’. Era lontano chilometri dai tipi che mi piacevano. Un vecchietto con l’alito pesante e un fascino pazzesco quando parlava d’arte, letteratura e cinema. Non mi sono mai annoiata. Mi prendeva le mani, mi guardava negli occhi e recitava una poesia di García Lorca. Mi innamorai perdutamente di questo signore che riempiva la mia vita fino all’invadenza”.
La manovrava?
“Faceva finta di aiutarti e non sapevi mai se lo facesse per generosità o per il suo divertimento. Un giorno mi manda da Fellini. Lo chiama e mi spedisce a Roma. Arrivo davanti al maestro e quello mi guarda e dice: ‘Sei bellissima, inutilmente bella. A me serve una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense: non vai bene’.
Poi mi osserva meglio: ‘Ragazza, sei troppo magra. Andiamo a pranzo’. Mi riempì di cibo fino a farmi stare male. Appena ripulivo il piatto lui chiamava il cameriere: ‘Un altro spaghettino che la nostra Amanda ha ancora fame’. Poi mi salutò: ‘Torna da me quando sarai brutta’. Ora potrei, ma Federico non c’è più”.
David Bowie in poche parole?
“Dovrei dirne molte perché Bowie è stato un genio. Era brutto, ma possedeva un carisma assoluto. Aveva i denti storti, un occhio su e uno giù, però affascinante. Si innamorò di una mia foto e passammo un paio d’anni insieme. Poi me ne andai: troppa droga. A me la droga non è mai piaciuta e poi lui non era innamorato di me”.
Rimpianti?
“Sono come i discorsi sulla morte. Inutili. Tanto non morirò mai”.
Come fa a dirlo?
“Perché sono curiosa, di creare, di immaginare, di incontrare gente nuova”.
Lascerà tutto ai suoi gatti?
“La burocrazia sembra impedirmelo, ma troverò un modo. Non voglio essere la più ricca del cimitero”.
Cos’è la vita?
“Un paradosso. Anni fa dovevo lavorare con Siffredi. Rocco è intelligente e spiritoso. Avremmo dovuto cantare Parole parole di Mina. Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine’. Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”. […]
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